L'Eucarestia, che famiglia

Vi ricordo che il prossimo week end di Arcetri si terrà dall'8 al 9 Aprile e avremo come relatore Padre Sandro Pantoli OCD.
Come al solito, per partecipare potete inviare una mail specificando se intendete fermarvi ai pasti o a dormire.
Un caro saluto.

Padre Nazareno



L'incontro dal titolo "L'Eucarestia, che famiglia"inizia con la messa delle ore 10.00 per chi lo desidera. Dalle 10.00 alle 11.00 siamo tutti alla messa e quindi per evitare di rimanere fuori arrivate puntuali.  

Una giornata con Elisabetta della Trinità





Il 29 marzo, la comunità ocds di Lago Patria ha incontrato il padre assistente p. Andrea l'Afflito ocd, per un incontro sulla figura di Santa Elisabetta della Trinità. Dopo brevi flash sulla vita della santa, p. Andrea ha esaminato con la comunità le sue lettere, le poesia, gli scritti che la carmelitana di Digione ci ha lasciato...Tutto aiuta a scoprire la bellezza di questa giovane claustrale che nella sua breve vita si è immersa nel mistero dello Trinità.

Imparare a vedere per vivere e credere


Dal Vangelo di Giovanni (Gv. 9, 1-41)
IV Domenica di Quaresima – Laetare – Anno A

Domenica scorsa la liturgia ci invitava a riflettere sul fatto che non si può vivere con meno dell’infinito, sul bordo di un pozzo, sempre con un secchio in mano, nella speranza di tirare su qualche goccia d’acqua, perché ognuno deve imparare a bere al proprio pozzo. La sete infinita di infinito della Sposa samaritana, ora, è colma, sazia. Ora ha incontrato la sorgente. Ora lei stessa è divenuta sorgente che zampilla per ogni persona. Lei è una peccatrice che diviene discepola e testimone. Come il cieco nato, di cui ci parla la liturgia di questa quarta tappa di avvicinamento alla Pasqua.
1.      Solo chi ama vede
Il Vangelo ci ricorda che Gesù non passa distratto in mezzo all’umanità, alle storie faticose di tante persone, come quella del cieco nato. La sua non è una vita a colori, non è nemmeno in bianco e nero, ma è abitata da tanta oscurità, forse da fantasmi. Non urla la sua condizione come il cieco Bartimeo (Mc. 10, 47), non grida per attirare l’attenzione di Gesù, ma è l’uomo di Nazaret che lo guarda con amore, perché vede il suo dolore, la sua condizione, perché è un innocente che paga i peccati dei genitori, come sostenevano i rabbini. È Dio che l’ha punito, quindi perché chiedere qualcosa a questo Dio terrificante? Non osa chiedere, forse perché in fondo anche lui crede che le cose stiano così. E invece. Una carezza di fango sugli occhi, come quella della creazione, e l’uomo torna a vedere. Gesù, intanto, si è defilato, non vuole applausi, vuole solo che gli uomini facciano esperienza di un Dio diverso da quello che a volte dipingono.
2.     Verso la luce vera che illumina ogni uomo
Non è facile dire che vedi veramente! Non solo perché tutti credono di vedere ma, soprattutto, perché tutti credono che basta avere una discreta vista per vedere. Per questo inizia un dibattito serrato: chi lo ha guarito? Perché? E poi, perché di sabato? Tutti hanno qualcosa da dire sull’accaduto, anche chi non vuole parlare per non compromettersi: la folla, i farisei, i genitori del cieco, i vicini, i discepoli…
Certo, il protagonista sembra il cieco che recupera prima la vista, poi l’onore, poi la fede, ma in realtà tutto ruota intorno a Gesù: “chi è colui che ti ha aperto gli occhi?” (vv. 17.21) e “da dove è costui?” (vv. 29-30). Dinanzi al “segno” che rivela Gesù come luce di ogni uomo, si registrano le reazioni degli uomini che Giovanni descrive con una pennellata di ironia.
Si assiste a due processi che hanno destini completamente diversi: quello dei “giudei”, che si chiudono sempre di più alla luce, e quello del cieco nato, che passa dalla luce degli occhi alla esperienza di una fede illuminata dalla presenza dell’umanità santissima di Gesù Cristo: “Tu credi nel Figlio dell’uomo? E chi è, Signore, perché io creda in lui? Gli disse Gesù: Lo hai visto è colui che parla con te. Ed egli gli disse: Credo, Signore!... E’ per un giudizio che io sono venuto in questo mondo: perché coloro che non vedono, vedano, e quelli che vedono, diventino ciechi” (v. 35b-39).
La fede di ogni uomo è una progressiva illuminazione, è una inquietudine che dura tutta la vita, che necessita della pazienza del passo dopo passo, delle cadute e delle riprese, fino a vivere la resa dell’incontro. E’ il percorso del cieco nato, è il cammino di ciascuno di noi, tra sensi di colpa e coraggio, tra paure e ironie, tra bestemmie e preghiere che rivelano una sapienza nuova: come può un peccatore guarire un cieco nato? E osa: volete farvi discepoli anche voi? Non ha il timore dei suoi genitori, ammutoliti dal giudizio degli altri. È libero, il cieco. Ci vede, ci vede benissimo, con gli occhi e col cuore
3.     La notte della vita
Quante storie di uomini e di donne sono paragonabili a questa storia, quante pupille sono spente, quanti cuori sono gelidi. Quanto buio attraversa la vita di personaggi che vivono perennemente sotto i riflettori dell’effimero, ma che sono nella tenebra più fitta, che credono di sapere solo perché devoti. Non si mettono in discussione, come il cieco che ammette di non sapere. Loro sanno, sono gli altri che stanno nell’errore. Eppure è il loro modo di procedere che rivela il loro auto-inganno: prima dicono che il cieco mente, poi che non è mai stato cieco, dichiarano che Gesù è un peccatore e, infine, davanti all’evidenza, vanno su tutte le furie. L’arroganza non ammette le ragioni degli altri, impone solo le proprie. Credono di vedere, ma i veri ciechi sono loro. Accecati dalle loro false sicurezze, non si pongono dubbi. Sanno. L’evangelista è caustico e nel suo ragionare ci invita a dire: chi sono i veri ciechi del racconto?
4.     Andare verso la luce
Non c’è uno schianto di luce, come quello vissuto da Paolo a Damasco (At. 9, 1-9), ma un lento impasto tra le tenebre e la luce, un progressivo cammino verso la luce, la fede. Un lento manifestarsi della verità che rimanda alla decisione di varcare la soglia del proprio “castello”, smettendo di vivere in una condizione bestiale per intraprendere il cammino di vita evangelica, la vocazione all’unione con Dio. Dio vede la nostra tenebra e desidera illuminare la nostra conoscenza, i nostri sensi. Non ci chiede altro se non di credere che quell’impasto di fango è l’atto del suo amore per noi, il rifacimento della bellezza attraverso una carezza, un tocco delicato.
Lasciamo che il Signore ci restituisca la luce, lasciamo che la sua Parola ci conduca alla verità tutta intera. Le domande, gli interrogativi, gli stessi dubbi ci aiutino a scoprire in lui il Signore risorto della nostra vita, a vedere oltre quello che oggi intravediamo soltanto, perché tutto quello che pretendiamo di sapere su Dio è niente rispetto a quello che Lui è, in quanto rimane sempre un di più da vedere, da contemplare con stupore.

P. Luigi Gaetani, OCD
  Provinciale di Napoli


La lotta spirituale nella Regola carmelitana

Domenica 12 marzo la Comunità OCDS di Parma si è data appuntamento presso le suore “Figlie della Croce” a Traversetolo (PR) per la giornata di Ritiro Comunitario. 
Il tema scelto è stato “LA LOTTA SPIRITUALE NELLA REGOLA CARMELITANA”; relatore l’amico Marzio Ardovini delle Fraternità Laiche Domenicane. Hanno voluto essere presenti un fratello e due sorelle della Comunità OCDS di Bologna e quattro simpatizzanti del gruppo di Spiritualità Carmelitana provenienti da Reggio Emilia.
L’Eucaristica, celebrata subito dopo Lodi e presieduta dal P. Renzo Bertoli ocd del convento di Parma, ci ha permesso di articolare meglio i vari momenti della giornata, alternando ai momenti di ascolto/meditazione, momenti di preghiera, riflessione, condivisione e l’agape fraterna (rigorosamente al sacco) del mezzogiorno.

Le suore “Figlie della Croce” hanno animato con alcuni canti la celebrazione Eucaristica mentre alle 14.00 ci siamo ritrovati in chiesa per un’ora di Adorazione Eucaristica, seguita dalla seconda conferenza, dal Vespro e dall’immancabile foto di gruppo nel cortile interno.
Una sorella della Comunità di Bologna ha così commentato la giornata: “…è stata una giornata ricca di doni spirituali e di vera fraternità, che ci sprona a continuare il cammino, anche coi nostri limiti. La famiglia ocds va oltre Bologna e questi incontri ci aiutano a capire che non siamo soli e rafforzano i nostri vincoli.  …ha scelto un relatore così coinvolgente che il tempo è volato…”.
Queste parole, per noi della Comunità di Parma, sono state una vera sorpresa e uno stimolo a continuare il cammino intrapreso con i “Ritiri in giornata”, per la crescita nostra e di tutti coloro che li vogliono fare insieme a noi.

il Consiglio di Comunità di Parma



 Qui la brochure delle nostre giornate 

OGGI ACQUA VIVA PER TE….



II Domenica di Quaresima


Oggi terza domenica di quaresima, ormai quasi a metà del nostro percorso verso la Pasqua 2017. Festeggiamo pure con affetto la solennità di s.Giuseppe, che nel Carmelo, in modo particolare, è una presenza preziosa. Abbiamo contemplato Gesù tentato dal diavolo nel deserto, trasfigurato su un monte, con il Padre che lo indica come “ Figlio amato”. Nel testo del vangelo di questa domenica abbiamo la grazia di vedere e di ascoltare un Gesù che affaticato dal lungo viaggio e assettato dal caldo palestinese di un mezzogiorno estivo, siede al margine di un antico pozzo, certo aspettando acqua fresca, ma attendendo soprattutto chi Lui sa che deve arrivare ad attingere. Una donna, una samaritana che ha bisogno di Qualcuno.

Ed ecco quello che accade 2000 anni fa ,ma vero e attuale anche oggi per tutti, per me e per te.

*” Dammi da bere…” .. Mi vuol dire che ha sete di me e del cuore di ognuno.

“Ho sete”.. dirà ancora dalla croce, chiedendo magari ancora acqua, ma Teresa di Calcutta pensa solo all’acqua dell’amore...

*”Se tu conoscessi il dono di Dio, e chi è Colui che ti domanda…” Conoscere il dono? E’ un avvenimento straordinario questo dono, è una persona, è Lui. Il tutto suscita nostalgia, desiderio di questa grazia, e un compito, un lavoro da realizzare nella nostra vita.

* “Io ti darei, ti do un’acqua viva…” Facilmente abbiamo molti tipi di sete, ma una sola è la sete principale che Lui vuole saziare. Gesù conosce bere l’acqua fresca da donarci. 

* “ Con l’acqua che io ti do, non avrai più sete in eterno..” E’ una sfida grande e impegnativa, Lui ci invita a farne l’esperienza. , 

* “..Dissetata in questo modo, tu diventi sorgente di acqua che zampilla..” Esplode la tua vita con la testimonianza e la gioia dell’incontro fatto… 

*”Chiama tuo marito…” Accolta questa acqua nuova, si affrontano i problemi, le traversie, gli sbagli, i peccati, le illusioni e le chimere dell’esistenza...

*” Tu sei un profeta…” Primo passo decisivo verso la verità, affascinata dalla parola de questo ebreo. “Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna…”,affermerà entusiasta Pietro. “Nessuno ha mai parlato come parla quest’uomo”, diranno i soldati mandati dai capi del popolo.

*..Adorare il Padre in spirito e verità…” E’ una rivelazione bellissima che apre a tutti porte e finestre alla ricerca della verità e del Dio misericordioso…

*” La gente della cittadina…’sappiamo che Lui è veramente il Salvatore del mondo’ ..” La grazia della fede nasce da testimoni credibili, da un testimone che ti fa fare esperienza della bellezza della sua vita toccata dalla persona del Messia…

*”Verrà il Messia….?”…Sono io che ti parlo. Viene la pelle d’oca a risentire queste parole rivolte a te, si’ perché al posto della samaritana ci sono pure io….



Questi dieci sottolineature non sono tutto il Vangelo di oggi, ma sono come una specie di decalogo. Dieci segnali che indicano la strada.

In questo 19 Marzo, sostenuti da s. Giuseppe, corriamo alla fonte dell’acqua viva. E come Teresa di Gesù gustiamo, amiamo, viviamo questo brano del Vangelo, descritto così bene dall’evangelista. Chiediamo che per grazia e per la nostra premurosa attenzione accada a noi quello che è accaduto alla samaritana.

p. rai. a. o c d

Convegno ocds della Provincia Veneta

Si svolgerà nei giorni 1 e 2 aprile il prossimo convegno della Provincia Veneta ocds (dalle ore 16.00 di sabato 1 aprile al pranzo di domenica 2 aprile 2017).
Leggi qui il programma

Lasciamoci avvolgere dall'amore incondizionato di Dio


Avvolti dalla Misericordia

 Si è svolto sabato 11 marzo a Maddaloni, nella casa di spiritualità del Padri Carmelitani Scalzi, il ritiro di Quaresima per l'ocds. 
  Ad una gremita sala di carmelitani scalzi secolari, provenienti dalla fraternità di Napoli (Chiaia e Ponti Rosssi), Lago Patria, Santa Maria Capua Vetere, Caserta, Maddaloni e Torre del Greco, p. Luigi Gaetani, superiore delle Provincia Napoletana dei Carmelitani Scalzi ha proposto una meditazione sulla Misericordia.
  Partendo dalla Lettera apostolica su Misericordia et misera di papa Francesco, p. Luigi ha sottolineato che l'attenzione sulla Misericordia di Dio non è una semplice parentesi, chiusa alla fine dell'anno Giubilare, ma l'essenza di Dio che anima il suo agire e, quindi, l'essenza della vita del cristiano (Mm,1).
Ha poi incentrato la meditazione su due figure che hanno incontrato la Misericordia di Dio: la donna adultera e Zaccheo.
                           

Due incontri, che aiutano a capire perché la vita del cristiano trae il senso dall'essere in relazione l'uno con l'altro. Due interventi di Gesù nella storia personale di Zaccheo e della donna che capovolgono preconcetti e un senso di giustizia che non sa guardare che ai difetti dell'altro, che non concepisce il perdono.
  La Misericordia è un dono che va accolto, che deve rigenerare la nostra vita e deve sviluppare in noi una attitudine missionaria. Non si può vivere senza uscire da sé, lasciare il proprio ego: Zaccheo voleva salire per vedere Gesù, Gesù gli fa capire che deve scendere per poterlo guardare negli occhi. Occorre fissare il proprio sguardo su Gesù, per lasciarsi trasformare, proprio come c'insegna la santa Madre.


Sabato e domenica incontro del Coordinamento Interprovinciale


Per il prossimo incontro del 18/19 Marzo p.v. il Coordinamento Interprovinciale dell'Ocds d'Italia sarà ospitato dai nostri Padri della Parrocchia di S. Teresa di Gesù in Corso d’Italia, 37 a Roma. La presidente Brigida Silvana De Grandi ha inviato ai Presidenti Provinciali, ai Padri Provinciali  e ai delegati dell'Ocds la lettera di convocazione in cui illustra l'ordine del giorno ed eventuali temi di confronto. Presente p. Alzinir Debastiani, Delegato Generale.
Qui potrai leggere la lettera in versione integrale

Una visita alla casa di s. Giuseppe

Alla scoperta di una fecondità nascosta

Sabato 11 marzo a Montecompatri l'ocds della Provincia di San Giuseppe si sono ritrovati per il ritiro di Quaresima con p. Emilio Martinez ocd. P. Emilio ha esortato i presenti così:
In questo giorno di ritiro, la mia proposta è di visitare la casa di S. Giuseppe a Nazareth. Siamo appena all’inizio della novena della sua festa e vale la pena uscire da noi stessi, dalla propria mansione, per entrare in quest’umile casa. Sarà lui stesso a farci il cicerone, a mostrarci la saggezza e la vita nascoste in queste pareti.Non è proprio un edificio materiale quello che può mostrarci Giuseppe ma piuttosto lasua intimità, la sua profondità. Lui fa così per introdurci nelle nostre stanze interiori. S. Teresa ci ha insegnato cosa siamo: un bellissimo castello, fatto di un purissimo cristallo; la porta per entrarci è la preghiera e lei stessa ci ha indicato un maestro unico per imparare a pregare: San Giuseppe. “Dovrebbero amarlo specialmente le persone che attendono all’orazione, giacché non so come si possa pensare alla Regina degli angeli nel tempo in cui tanto soffrì con Gesù Bambino, senza ringraziare san Giuseppe per essere stato loro di grande aiuto. Chi non dovesse trovare un maestro che gli insegni l’orazione, prenda questo glorioso santo per guida e non sbaglierà nel cammino” (V 6,8).
Il silenzio, il lavoro, la fiducia di Giuseppe, il modo nel quale si occupa delle cose piccole e le cose grandi, contribuiranno a svegliarci, a capire meglio la verità, ad ascoltare
Sabato 18 marzo nella Chiesa di Santa Teresa a Chiaia, a Napoli, la fraternità ocds avrà la gioia di celebrare alle 18,30 la promessa temporanea di Ciro Esposito, Francesca Napolitano e Nicoletta Aveta, nonché l'ammissione di Vincenzo D'Emilio, Laura Mainolfi, Isabel Nuri Mendo Varriale ed anna Maria Esposito.

Siamo chiamati a trasfigurarci...

Lo splendore dentro di noi!
Siamo chiamati alla trasfigurazione
II Domenica di Quaresima
La chiesa della Trasfigurazione sul Tabor
            Io sono molto grato della liturgia di questa seconda domenica di quaresima! Perché, mostrandomi la meta, è una liturgia che mi dà veramente coraggio di andare avanti in questo itinerario quaresimale. Poi, mi lascio aiutare, in questa mia riflessione, anche dalla catechesi di Papa Francesco per l’inizio di questa quaresima (tutte le successive citazioni del Papa sono prese dall’Udienza generale del mercoledì 1 marzo 2017). In questa catechesi, il Santo Padre afferma che “la Quaresima è stata istituita nella Chiesa come tempo di preparazione alla Pasqua, e dunque tutto il senso di questo periodo di quaranta giorni prende luce dal mistero pasquale verso il quale è orientato”. Quindi è un cammino che ci porta verso una bellezza straordinaria: la vittoria sulle tenebre e sulla morte!
            Già nella prima lettura (Gen 12, 1-4) viene indicato, in modo implicito, l’obiettivo di questo tempo liturgico. Ascoltiamo ciò che il Signore dice ad Abramo: “Farò di te una grande nazione … e possa tu essere una benedizione”. Ed è così per ognuno di noi; Dio farà in noi qualcosa di grande e noi saremo benedizioni. Quindi, mi sembra di capire che la quaresima sia proprio il tempo per riscoprire a tante grandezze! È tempo di staccarci dalle tante cose che ci allontano dal Signore e di lasciare che sia Lui a darci la vita vera. Ma, tutto ciò è anzitutto un’opera di Dio (“farò di te”); ciò che Egli ha fatto in Abramo, farà anche in te e in me!
            Ci sorprende questa liturgia, un tempo che consideriamo triste e penitenziale, con un vangelo di luce, a farci comprendere che la vita di fede consiste nella gioiosa fatica di liberare la luce e la bellezza sepolte in noi, e nell'aiutare gli altri a fare lo stesso. Ognuno di noi ha dentro di sé un tesoro di luce, un sole interiore (voi siete luce del mondo), una bellezza che condividiamo con Dio. La nostra Santa Madre, Teresa di Gesù, ha lasciato per noi un regalo memorabile per aiutarci in questo cammino. È la sua opera monumentale, Il Castello interiore. E, ci piace ricordare, tra le cose scritte da lei in quell’opera, l’esempio di quel piccolissimo baco da seta che poi, diventa prima un verme grosso e peloso e poi una splendida bianca farfalla (5M 2, 2). Anche noi, quando siamo immersi in Dio e nel suo amore, viene fuori quel qualcosa di straordinario, viene fuori il meglio di noi! In effetti, Contemplando il Signore, veniamo trasformati in quella stessa immagine (2Cor 3,17-18). Perfino anche le nostre vesti diventano candide, cioè i nostri ruoli diventano luci per noi e per gli altri attorno a noi. Saremo davvero benedizioni perché, vedendo le nostre opere buone, (benediranno) diranno bene di Dio.
     
il Tabor
       Così, in vista di tutte queste bellezze, le nostre mortificazioni e i nostri digiuni acquistano grande significato ed importanza. Sono i nostri contributi, sono le nostre aperture, sono le nostre disponibilità ad accogliere l’opera di Dio in noi. Infatti, Papa Francesco precisa bene che
la nostra salvezza è certamente dono suo, ma, poiché è una storia d’amore, richiede il nostro “sì” e la nostra partecipazione al suo amore, …. Perciò, tutto è “finalizzato a farci risorgere con Cristo, a rinnovare la nostra identità battesimale, cioè a rinascere nuovamente “dall’alto”, dall’amore di Dio (cfr Gv 3,3)”. Come Abramo che ha lasciato la sua terra e la casa di suo padre, come i discepoli che hanno lasciato la pianura e il mondo per salire sul monte e mettersi in disparte con Gesù, così anche noi. Perciò, afferma ancora il Santo Padre, ogni passo, ogni fatica, ogni prova, ogni caduta e ogni ripresa, tutto ha senso solo all’interno del disegno di salvezza di Dio, che vuole per il suo popolo la vita e non la morte, la gioia e non il dolore. Anche perché è l’incontro con l’amore del Padre che ci fa davvero sfoderare la nostra bellezza. Perciò, mi pare di capire sempre di più che Dio ci ama non perché siamo belli, buoni e bravi. Ma, proprio sentendoci amati da Lui che possiamo diventare sempre più belli, più buoni e più bravi.
            Insomma, staniamo, snidiamo in ognuno di noi lo splendore della luce, invece di fustigare le ombre! Anche perché, come afferma ancora Papa Francesco, il Signore Risorto “ci chiama ad uscire dalle nostre tenebre, e noi ci mettiamo in cammino verso di Lui, che è la Luce… Un cammino certo impegnativo, come è giusto che sia, perché l’amore è impegnativo, ma un cammino pieno di speranza. Coraggio! Anche tu ed io, siamo chiamati a questa Luce e a questa trasfigurazione! Buon cammino!

p. Hermann  ocd