Il contributo di Maria Teresa Cristofori

Nell'ambito della presentazione delle Province, Maria Teresa Cristofori ha presentato due sue composizioni. Ve le riproponiamo:

LO GRANNE E LO CIUCO  (L’ANZIANO E IL RAGAZZO)
                   (Poesia in dialetto caprolatto)
Caro fiarello de Caprarola,
nun tralassà de j sempre a scola,
perché proprio lì tu ha da ‘mparà
a conoscia lo monno e a nun sbaijà!
Nun te fa confonna da chi nun sa gnente,
cresci su sano tra brava gente,
da ‘scorto a nonniti, a tu’ pà’ e a tu’ mà’
e sempre bè’ tu te trovarà!
Studia e lavora e nun te stufà,
chi legge e scrive ‘mpara a ragionà
e a far der male nun se fa trascinà.
Le cose bone e belle cerca sempre de ‘pprezzà,
all’aria aperta vattene a ruzzà,
ama l’amici e la conversaziò,
e nun fatte lavà lo cervello,
da chi te vò’ fa da patrò.



 NULLA E TUTTO
Ero annientata
dalla mia piccolezza.
Non sapevo che farne,
era duro doverla trascinare
nel vortice del tempo.
Ad un tratto, però,
ho scoperto un segreto:
mi sono aperta a Te,
a Te, mio Dio, ho donato
il mio umile, povero nulla
e, totalmente ,mi son sentita
trasformata
in novella creatura.
Il mio misero niente si è elevato
ad una dolce visione sconfinata,
dove non son più tenebre oscure,
ma luce, luce abbagliante,
che la notte
fa chiara più del giorno.
Signor, quanto sei grande,
Signor, quanto sei buono!
Il “nulla” io ti ho dato,
e,  Tu,
m’hai regalato
l’infinito .



         Maria Teresa Cristofori   - (CAPRAROLA)



Tutti i contributi on line


Tutti gli interventi del nostro convegno nazionale saranno presenti nel nostro blog, nello spazio qui a destra. E' possibile sia scaricare i file doc o pdf sia ascoltare le registrazioni delle conferenze più importanti.

Sarebbe interessante - e dimostrerebbe anche on line l'interesse di quanti non hanno potuto partecipare a Sassone - che inviaste un commento, una riflessione in merito ai temi trattati.



Nella foto accanto a p. Generale Saverio Cannistrà (al centro), p. Alzinir Debastiani Delegato Generale e Brigida Silvana De Garndi, presidente del Cooordinamento dell'Ocds d' Italia.

In attesa di pubblicare tutti i contributi

Stiamo preparando un dettagliato resoconto del Convegno che si è svolto a Sassone dal 7 al 10 luglio.
Sono state giornate di condivisione, di testimonianze, di lavoro di gruppo. Numerosi i momenti di ricreazione che hanno dato modo alle comunità di fraternizzare fra loro.



ORE 12. ANGELUS DEL PAPA E SALUTO AI SECOLARI


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Oggi la liturgia ci propone la parabola detta del “buon samaritano”, tratta dal Vangelo di Luca (10,25-37). Essa, nel suo racconto semplice e stimolante, indica uno stile di vita, il cui baricentro non siamo noi stessi, ma gli altri, con le loro difficoltà, che incontriamo sul nostro cammino e che ci interpellano. Gli altri ci interpellano. E quando gli altri non ci interpellano, qualcosa lì non funziona; qualcosa in quel cuore non è cristiano. Gesù usa questa parabola nel dialogo con un dottore della legge, a proposito del duplice comandamento che permette di entrare nella vita eterna: amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come sé stessi (vv. 25-28). “Sì – replica quel dottore della legge – ma, dimmi, chi è il mio prossimo?” (v. 29). Anche noi possiamo porci questa domanda: chi è il mio prossimo? Chi devo amare come me stesso? I miei parenti? I miei amici? I miei connazionali? Quelli della mia stessa religione?... Chi è il mio prossimo?
E Gesù risponde con questa parabola. Un uomo, lungo la strada da Gerusalemme a Gerico, è stato assalito dai briganti, malmenato e abbandonato. Per quella strada passano prima un sacerdote e poi un levita, i quali, pur vedendo l’uomo ferito, non si fermano e tirano dritto (vv. 31-32). Passa poi un samaritano, cioè un abitante della Samaria, e come tale disprezzato dai giudei perché non osservante della vera religione; e invece lui, proprio lui, quando vide quel povero sventurato, «ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite […], lo portò in un albergo e si prese cura di lui» (vv. 33-34); e il giorno dopo lo affidò alle cure dell’albergatore, pagò per lui e disse che avrebbe pagato anche tutto il resto (cfr v. 35).
A questo punto Gesù si rivolge al dottore della legge e gli chiede: «Chi di questi tre – il sacerdote, il levita, il samaritano – ti sembra sia stato il prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». E quello naturalmente - perché era intelligente - risponde: «Chi ha avuto compassione di lui» (vv. 36-37). In questo modo Gesù ha ribaltato completamente la prospettiva iniziale del dottore della legge – e anche la nostra! –: non devo catalogare gli altri per decidere chi è il mio prossimo e chi non lo è. Dipende da me essere o non essere prossimo - la decisione è mia -, dipende da me essere o non essere prossimo della persona che incontro e che ha bisogno di aiuto, anche se estranea o magari ostile. E Gesù conclude: «Va’ e anche tu fa’ così» (v. 37). Bella lezione! E lo ripete a ciascuno di noi: «Va’ e anche tu fa’ così», fatti prossimo del fratello e della sorella che vedi in difficoltà. “Va’ e anche tu fa’ così”. Fare opere buone, non solo dire parole che vanno al vento. Mi viene in mente quella canzone: “Parole, parole, parole”. No. Fare, fare. E mediante le opere buone che compiamo con amore e con gioia verso il prossimo, la nostra fede germoglia e porta frutto. Domandiamoci – ognuno di noi risponda nel proprio cuore – domandiamoci: la nostra fede è feconda? La nostra fede produce opere buone? Oppure è piuttosto sterile, e quindi più morta che viva? Mi faccio prossimo o semplicemente passo accanto? Sono di quelli che selezionano la gente secondo il proprio piacere? Queste domande è bene farcele e farcele spesso, perché alla fine saremo giudicati sulle opere di misericordia. Il Signore potrà dirci: Ma tu, ti ricordi quella volta sulla strada da Gerusalemme a Gerico? Quell’uomo mezzo morto ero io. Ti ricordi? Quel bambino affamato ero io. Ti ricordi? Quel migrante che tanti vogliono cacciare via ero io. Quei nonni soli, abbandonati nelle case di riposo, ero io. Quell’ammalato solo in ospedale, che nessuno va a trovare, ero io.
Ci aiuti la Vergine Maria a camminare sulla via dell’amore, amore generoso verso gli altri, la via del buon samaritano. Ci aiuti a vivere il comandamento principale che Cristo ci ha lasciato. E’ questa la strada per entrare nella vita eterna.

Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
oggi ricorre la “Domenica del Mare”, a sostegno della cura pastorale della gente di mare. Incoraggio i marittimi e i pescatori nel loro lavoro, spesso duro e rischioso, come pure i cappellani e i volontari nel loro prezioso servizio. Maria, Stella del Mare, vegli su di voi!
E saluto tutti voi, fedeli di Roma e di tante parti d’Italia e del mondo.
Rivolgo un saluto speciale ai pellegrini di Puerto Rico; a quelli polacchi che hanno compiuto una staffetta da Cracovia a Roma - bravi! -; e lo estendo ai partecipanti al grande pellegrinaggio della Famiglia di Radio Maria al Santuario di Częstochowa, giunto alla 25ª edizione. Ma io lì ho sentito anche alcuni dei miei connazionali che non stanno zitti. Agli argentini che sono qui, e che fanno chiasso – que hacen lío –, un saluto speciale!
Saluto le famiglie della diocesi di Adria-Rovigo, le Suore Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue, l’Ordine Secolare Teresiano, i fedeli di Limbiate e la Comunità Missionaria Giovanni Paolo II.
Auguro a tutti una buona domenica, e una calda domenica! Non dimenticatevi di pregare, per favore, per me. Buon pranzo e arrivederci!
Papa Francesco
10.07.2016

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Il senso della carità: imparare a capire l'altro

MEDITIAMO CON P. GIORGIO ROSSI  OCD

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10, 25-37).

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». 
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».


La domanda che viene rivolta a Gesù circa la vita eterna è la domanda che ogni uomo si pone quando è posto dinanzi al senso del proprio esistere nel mondo: cosa bisogna fare per raggiungere la pienezza della vita, appunto la vita eterna? Gesù rimanda alla conoscenza della volontà di Dio che si manifesta nel suo comandamento dell’amore. Perciò risulta essere la carità il senso e la méta di ogni giorno: Fa’ questo e vivrai! Ma dell’amare di cui parla Gesù spesso non si conosce la direzione: “E chi è il mio prossimo?”. Qui allora Gesù narra se stesso come parabola perché se il comandamento di Dio può apparire come una legge esterna, la storia di Gesù lo precisa in una figura personale. Il finale sarà sorprendente.
Si racconta la vicenda di ogni uomo e donna che camminano in questo mondo. Essi sono portatori di un bisogno. L’immagine dell’uomo che scende da Gerusalemme a Gerico, che giace pieno di ferite, a cui viene portato via tutto, è l’emblema di chi è solo nel proprio dolore, col peso insostenibile del male. Se ne trovano in tutte le condizioni di persone così, e in ogni situazione: l’orizzonte che va da Gerusalemme a Gerico disegna proprio questo.  
Il sacerdote e il levita, come spesso anche noi, “passano oltre”. Evitando così la sfida della carità che chiede di istruirci sul mistero di Dio e sul nostro rapporto con gli altri.
Invece un Samaritano … Ecco: l’agire cristiano si fonda nella carità di Dio, che vuole che ogni uomo viva una vita piena. Per questo occorre che l’uomo sia strappato al suo bisogno e sia posto nella condizione di scegliere liberamente per il bene. La carità cristiana si inoltra a fare del bisognoso un uomo che risponde consapevolmente e liberamente a quel mistero di cui non siamo padroni ma solo testimoni.
Gesù, che è il samaritano della parabola, pensa anche al dopo. C’è una caparra e c’è una promessa. Si apre lo spazio e il tempo della nostra libertà in attesa del suo ritorno. E’ questo il tempo della nostra carità, della possibilità che ci è data di sovrapporci alla Sua figura, quella del buon samaritano.
Così viene capovolta la domanda iniziale: la questione vera non è chi è il prossimo, ma chi si è fatto prossimo. E tutte le forme, piccole o grandi, in cui si esprime la dedizione, sia il gesto volontario, sia lo svolgere il proprio lavoro quotidiano, sono frammenti preziosi che alludono all’insuperabile ricchezza della carità di Cristo.
Trovare il prossimo significa farsi prossimo, leggere e scegliere i tempi, i momenti, le persone della carità. Con quell’ “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno” Gesù fa notare che la carità non è solo un fare ma è un capire, è scegliere: ci vuole una intelligenza della carità. La carità chiede testa e cuore, chiede di comprendere le cause senza fermarsi solo a tamponare gli effetti. Ci vuole quindi una carità che comprende, che non dà tutto oggi, perché anche il domani ha bisogno di te.

Al finale Gesù conferma la risposta dello scriba invitandolo a fare altrettanto. La carità è missione, è invio, è diretta presa in carico. Chiede tempo, vuole disponibilità totale, spinge a lavorare ad un progetto comune, ad entrare in una storia, in un stabilità di vita.
La carità invoca continuità: diversamente è difficile allontanare il sospetto che i nostri impegni sono esclusivamente legati alla gratificazione. La gratificazione in sé non è una brutta cosa ma esige di crescere, di fondersi con il progetto di altri, di costruire una storia comune.
I tempi della carità conoscono anche la noia, il fallimento, il conflitto, la perdita di tempo e persino l’insuccesso. I tempi della carità hanno la stessa qualità dei tempi della vita, anzi dei tempi di una vocazione e di una vocazione comune. Se uno non ha mai almeno sognato il proprio impegno dentro una vocazione, difficilmente può essere garantito circa l’autenticità della sua carità.
La carità quindi ha bisogno di figure, di modelli, di rapporti stabili, di comunità fraterne. La carità dei primi cristiani è il paradigma della carità che può e deve cambiare il mondo, stimolandoci di continuo a non cullarci nei risultati raggiunti ma ad ascoltare la voce dei tempi procurando «sempre d’incominciare e d’andare innanzi di bene in meglio» (F 29, 32).
P. GIORGIO ROSSI OCD

Due mesi di riposo. Meditiamo come Maria, nel nostro cuore la Paola di Dio

Si conclude per la pausa estiva,
 con l'omelia di questa domenica,
 il periodo in cui i nostri padri carmelitani scalzi 
ci hanno tenuto compagnia 
sin dall'inizio dell'Avvento 
insegnandoci a meditare 
la Parola di Dio.
Li ritroveremo, probabilmente, il prossimo settembre.
Intanto impieghiamo questo tempo 
per imparare a conservare 
la Parola di Dio nel nostro cuore, 
come c'insegna Maria.

Giornata conclusiva del Convegno nazionale ocds













07,00 S. Messa con la recita delle Lodi

08,30 Colazione

09,30 Assemblea finale – P. Alzinir Debastiani riassumerà le problematiche emerse nei gruppi dei Secolari e dei PP. Assistenti.

11,30 Termine del Convegno

12,30 Pranzo e ritorno a casa

Gli interventi della terza giornata

Dopo le Lodi e la colazione ci si è ritrovati stamattina tutti nella sala convegno per l'atteso incontro con monsignor Pietro Maria Fragnelli, Vescovo  di Trapani, Presidente della Commissione Episcopale 
Famiglia,Giovani e Vita. Il tema affrontato dal vescovo è stato: " Farsi piccoli come bambini (Mt 18,3-4). Risvegliare la fiducia nella grazia (AL,36)."










Alle 16. 30 è cominciata la conferenza di p. Alzinir Debastiani (il cui testo inviato dallo stesso Delegato Generale abbiamo già pubblicato): "Sulla testimonianza di Santi Carmelitani e di Laici: trovare nella preghiera  l’approfondimento della tua identità".

Convegno Nazionale OCDS. Le Province si presentano


La Provincia Lombarda si presenta



Dalle pagine dei Promessi sposi, a poesie e canti d'ispirazione religiosa, a un rifacimento di O sole mio su parole di un padre gesuita.... con l'entusiasmo (e qualche timidezza) di condividere quello che di bello e gioioso ciascuna provincia racchiude. Non folclore, ma cultura, radici messe in comune non per sottolineare le differenze ma per condividere le caratteristiche. 
In questa carrellata di foto, che abbiamo inviato anche via Twitter, un piccolo saggio della serata dell'8 luglio a Sassone.



La Provincia del Centro d'Italia si presenta

 


La Provincia Napoletana si presenta

 

La Provincia Veneta si presenta

La Provincia Ligure si presenta
  

Il Commissariato di Sicilia si presenta



Convegno Ocds Due storie di famiglie all'ombra del Carmelo

Matrimonio, famiglia e Carmelo. Non sono cose discordanti. L'una aiuta l'altra. E in quest'ottica che si è svolto l'incontro pomeridiano della seconda giornata del nostro Convegno in cui alcuni secolari hanno dato testimonianza della propria esperienza di crescita di coppia nella fede, di crescita e di trasmissione della fede.
Come testimoniare la speranza in famiglia nel lavoro e in famiglia? Ne hanno Mariella Ruggero e il marito Gerardo Vuocolo dellla Provincia Ligure,  (per la cui vocazione fu determinante la figura di Santa Teresina di Gesù Bambino, la sua spiritualità dell'amore, un viaggio nelle favelas in Brasile, al seguito di Giovanni Paolo II nel 1996) e di Cristina Maria Bonazzi dell’OCDS Provincia Lombarda, testimone di una fede che passa attraverso il dolore e da esso rafforzata, dopo le prime, umanissime ribellioni.
Due testimonianze semplici, ma vibranti, toccanti che hanno stimolato anche interventi degli ascoltatori presenti.























               





LA PREGHIERA COME ESPERIENZA E APPROFONDIMENTO DELL’IDENTITÀ NELL’OCDS

Ecco il testo dell'intervento di questo pomeriggio:
LA PREGHIERA COME ESPERIENZA E APPROFONDIMENTO DELL’IDENTITÀ NELL’OCDS

di Padre Alzinir Debastiani 
L’identità del cristiano ha le sue radici nel sacramento del Battesimo, per mezzo del quale la persona umana è inserita nel mistero di comunione della SS. Trinità. Nel caso specifico un membro dell’Ordine secolare riceve la chiamata a vivere secondo la spiritualità del carisma carmelitano-teresiano. Qui è chiamato a interiorizzare o incarnare nella propria vita la spiritualità dell’Ordine, nel quale trova la sua “patria spirituale”, che lo aiuterà a sviluppare la sua identità e, conseguentemente a vivere la sua missione personale nel mondo. 

I. ELEMENTI CARATTERISTICI DELL’IDENTITÀ DELL’OCDS  (art. 1.3 e 9 delle Costituzioni dell’OCDS).
Da questi articoli risulta chiaro che la vita di preghiera, intesa come amicizia con il Signore, - la quale presuppone le virtù del distacco, dell’amore fraterno e dell’umiltà -, occupa un posto fondamentale nella mèta dell’OCDS e sostiene la sequela di Gesù Cristo in Comunità a servizio del Regno (missione) nelle circostanze ordinarie della vita (indole secolare) secondo il carisma del Carmelo Teresiano.  L’identità carmelitana matura mediante lo studio della Scrittura e nella “lectio divina”, nella liturgia della Chiesa, nella spiritualità del Carmelo, alla sua storia, alle opere dei Santi dell’Ordine e alla formazione nella preghiera e nella meditazione (cf. Cost. OCDS 35). La preghiera che porta alla maturazione dell’identità del singolo membro dell’OCDS è quella che produce i frutti concreti nella vita, secondo lo stato di vita di ciascuno.
La preghiera come percorso di maturazione dell’identità
Sappiamo che la preghiera cristiana è relazionale, ha in Cristo la sua fonte, in quanto è lui il modello e il Maestro per eccellenza di preghiera. Allo stesso tempo Lui porta alla scoperta dell’identità profonda di se stessi (cf. GS 22), in quanto immagine e somiglianza di Dio (cf. Gen 1,26-27) e abitazione della Ss. Trinità (cf. Gv 14,23; 1 Cor 6,19; 2 Cor 6,16). La meta è che l’orante abbia in sé i stessi sentimenti di Cristo (Fil 2,5) e cresca nella misura della sua statura (Ef 4, 15-16), partecipando alla sua filiazione divina e impegnandosi in comunione di vita con gli altri credenti e collaborare nella missione della Chiesa a servizio del Regno.
L’esempio della santa Madre Teresa e la sua progressiva trasformazione descritta nel Castello interiore, grazie al suo rapporto vitale con Gesù, vissuto in chiave di amicizia (Cf Vita 8,5; cf. Cost. OCDS 9 c; 18; 23). La base per la vita di preghiera normalmente, ma non esclusivamente, sta nell’esercizio della fede in famiglia. “L’amore sociale, riflesso della Trinità, è in realtà ciò che unifica il senso spirituale della famiglia e la sua missione all’esterno di sé stessa, perché rende presente il kerygma con tutte le sue esigenze comunitarie. La famiglia vive la sua spiritualità peculiare essendo, nello stesso tempo, una Chiesa domestica e una cellula vitale per trasformare il mondo” (Amoris laetitia = AL 324).
II. ALCUNE TESTIMONIANZE
1. I santi coniugi Luigi e Zelia Martin


Riconoscendo il primato di Dio nella propria vita, Luigi e Zelia comunicano ai figli, fin dalla più tenera età, lo spirito di preghiera. Atto educativo per eccellenza: imparare ad ascoltare il Mistero vivente che è Dio, parlarGli con semplicità di cuore, essere ricettivi alla sua Parola, alla sua grazia, alla sua chiamata. Educate molto presto dai genitori, le ragazze Martin si rivolgono spontaneamente a Dio e si aprono liberamente a Lui. Iniziazione alla preghiera, ma anche partecipazione alla celebrazione dei sacramenti, lettura della vita dei santi, apertura allo spirito di carità e di umiltà attraverso l'attenzione ai più poveri, educazione al dono di sé coltivando una relazione viva, personale e volontaria con Gesù. Ciò che Teresa tradurrà con una formula tutta salesiana "Fare piacere a Gesù". Luigi e Zelia non trascurano nulla per favorire la crescita umana e spirituale dei loro figli. Li introducono intenzionalmente sulla via della santità. Ciò che hanno seminato senza risparmiare tempo e fatica, porterà il frutto che conosciamo. Spontaneamente si pensa a Teresa, ma guardiamo anche a Leonia e, con modalità e risultati differenti, anche a ciascuna delle figlie Martin.
2. Il Generale Louis Gaston de Sonis : Miles Christi (1825-1887)
Cerchiamo ora di guardare più a fondo la preghiera dei Martin. In essa scopriamo che una delle preghiere che la famiglia amava recitare insieme ha la sua origine in un membro dell’OCDS, Terz’Ordine in quei tempi. Nel 1862, Sonis, prima di ripartire per l’Algeria entra nel Terz’Ordine, presso il convento dei frati di Bordeaux; vi emetterà la sua promessa nel 27 agosto 1869. Tra i suoi molti affari e impegni trovava tempo per le adorazioni notturne, fondandole in parecchie città dove abitava. Diceva: “Il Buon Dio moltiplica il tempo per quelli che lo servono”. In Francia, si distinse tanto per la sua pietà quanto per il suo coraggio militare e autenticità morale. Divenne celebre durante un'impresa militare a Loigny, il 2 dicembre 1870. Alla testa degli Zuavi pontifici ordinò una carica eroica contro i prussiani, salvando così da una disfatta completa le sue truppe e quelle di Chanzy.
Gli ultimi 4 anni della sua vita sono dedicati a vivere in profondità la spiritualità del Carmelo teresiano e a scrivere i suoi ricordi e consigli per i figli. Muore il 15 agosto 1887 a Parigi, festa dell’Assunta.  Nella sua tomba nella cripta della Chiesa di Loigny dove viene sepolto il 22 settembre dello stesso anno, ha voluto scritte le parole: “Miles Christi”, soldato di Cristo. Il suo processo di beatificazione è stato aperto il 26 settembre 1929. Ogni anno, il 2 dicembre viene fatto un pellegrinaggio a Loygni in ricordo di lui, con la partecipazione di tantissimi giovani.

Sappiamo che la famiglia Martin viveva in un profondo clima spirituale e religioso. È importante sapere che una preghiera che la famiglia Martin amava recitare insieme e fu composta da Sonis nel 1871. È una preghiera che manifesta il loro desiderio di appartenenza a totale a Dio in ogni momento e in tutti gli avvenimenti e che ispirò Teresina, in modo particolare, per l'immagine del “granello di sabbia”.
3. Valeria Carta (14 ottobre 1941 – 13 ottobre 1984) “dalla ribellione all’olocausto

Nasce a Torreglia, Padova il 4 ottobre 1941. Ragazza forte e allegra, di una bellezza rara, leale, comprensiva e tollerante che non parlava male di nessuno. Ai 12 anni comincia a prestare servizio come domestica presso le famiglie del posto. Ai 18 anni, il 12 giugno 1960, viene colpita da una grave malattia al midollo spinale (mielite trasversa). Incomincia così la sua Via Crucis di sofferenze percorrendo gli tantissimi ospedali: viene ricoverata all’Ospedale Civile di Padova, poi in quello di Monselice (1961-63), quindi presso il Policlinico di Albano Terme (1963-65) e infine dal 1965 - 1982 presso l’Istituto ‘C. Steeb’ degli Alberoni di Venezia. Una vita trascorsa negli ospedali, con brevi soste con la famiglia, soprattutto nelle feste del Natale e della Pasqua. Nel 1983 viene trasferita definitivamente alla casa del Fratello Orlando a Torreglia, recandosi 3 volte alla settimana a Padova per le dialisi.
Davanti al male, il suo carattere dolce e gioviale si trasforma ed emerge in lei una forte aggressività e ribellione. Pian piano, con l’aiuto del cappellano dell’ospedale e degli amici ritrova nella fede il senso per la sua malattia. La sua vita passa dalla non accettazione del male alla rassegnazione e infine all’offerta totale dei suoi patimenti e di tutta se stessa per il bene dell’umanità. Il 10 aprile 1969 entra a far parte della Comunità OCDS di Venezia e il 10 novembre 1970 fa la sua promessa nell’Ordine Secolare, essendo ricoverata nello Istituto Alberoni di Venezia; Legge gli scritti dei Santi Carmelitani e sarà S. Teresina ad ispirarle profondamente: “In questo mese del dolce autunno, c’è il giorno dedicato all’amata sorellina S. Teresina del Bambino Gesù. Mi commuove tanto pensare con quella sua profonda, squisita delicatezza spirituale” (Diario, 1.10.1972).
Scrisse di lei uno dei suoi biografi: “Attraverso la fede è riuscita ad accettare se stessa, in quelle precarie e gravi condizioni fisiche e morali, ad accettare anche i sacrifici che gli altri compivano per lei, a essere loro sempre riconoscente, a rendersi utile per il prossimo, sofferente e non sofferente, con la preghiera, con la parola di conforto, con lo scritto, con l’offerta del suo quotidiano sacrificio come olocausto per la salvezza delle anime”. Valeria parte per la casa del Padre la mattina del 13 ottobre 1984. Nella lapide della sua tomba a Torreglia c’è una frase sua che riassume la sua missione in terra: “Vi scriverò dal cielo”.
4. Gino Bartali (1914-2000): "Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all'anima, non alla giacca" (parole a Andrea).

Ciclista vincitore di 3 Giri d’Italia (1936, 1937, 1948) e del tour de France (1938). Membro della Comunità OCDS san Paolino di Firenze (ammesso il 14 febbraio 1937 e fece la promessa definitiva il 4 dicembre 1938), riconosciuto dalla fondazione Yad Vashen a Gerusalemme nel 2013 “giusto tra le nazioni” per aiutare a salvare circa di 800 ebrei trasportando nei tubi della sua bici documenti e aiutando il card. Dalla Costa nel salvataggio di ebrei dal nazismo, addirittura percorrendo 380 km in un giorno per andare e tornare da Firenze ad Assisi nel 1943-44... Non ha mai raccontato questo, neppure a sua moglie. “Opere vuole il Signore” ci ha scritto la Santa Madre (7 Mansioni, 4, 7). 
Ma come era la sua vita di fede e di preghiera? Era chiamato “postino della pace”, oppure “Gino, il pio”.  Gino aveva a casa sua una cappellina dedicata a S. Teresina dove ogni tanto preti e frati hanno celebrato più di 300 messe, secondo il suo quaderno dei registri. Primo di una competizione importante chiamava il sacerdote per dire la messa e si raccoglieva in preghiera. In un foglio sciolto trovato nel suo libro di preghiere, scritto nel 3 agosto 1994, riferisce di una sua visita sua a Lanciano e tra altre cose scrisse questa semplice preghiera, la quale rivela un po’ il suo rapporto con Gesù: “… Dio ha voluto ancora una volta farmi conoscere cosa è la fede e cosa è la vita. Grazie Signore Gesù. Se vorrai tornerò una altra volta con più calma. A presto.”
PER PROSEGUIRE IL CAMMINO…
Con questo percorso ho voluto sottolineare l’importanza della preghiera autentica come sostegno nelle vicende pratiche della vita e approfondimento della vocazione-missione personale e, conseguentemente, dell’identità e missione specifica di ciascuno di loro (cf. art. 20 delle Costituzioni dell’OCDS).
……………………………………………

®  Domanda per la condivisione nei gruppi:


Come la tua vita di preghiera ti aiuta a trovare l'approfondimento della tua identità OCDS?

Terza giornata del Convegno Nazionale ocds: il programma di oggi

La terza giornata del nostro Convegno nazionale vedrà oggi due momenti forti di confronto e meditazione con il vescovo di Trapani, mons. Pietro Maria Fragnelli e con il nostro delegato Generale p. Alzinir Francisco Debastiani.




07,30 Lodi e Orazione

08,30 Colazione

09,30 Farsi piccoli come bambini (Mt 18,3-4). -  Risvegliare la fiducia nella grazia (AL,36).

(Mons. Pietro Maria Fragnelli, Vescovo di Trapani, Pres. Comm. Episcopale Famiglia,Giovani e Vita)

11,30 Pausa

12,00 S. Messa

13,00 Pranzo

16,00 La Presidente del Coordinamento Naz.le OCDS riepiloga le domande elaborate nelle Comunità.

16,30 Sulla testimonianza di Santi Carmelitani e di Laici: trovare nella preghiera l’approfondimento della tua identità  OCDS. (P. Alzinir Francisco Debastiani)

17,00 Lavori di gruppo

19,00 Pausa

19,30 Vespri

20,00 Cena

21,00 Ricreazione Comunitaria con il gioco  della “Tombola” - Compieta