Un viaggio nell'Alta Castiglia

Con il contributo di Angela Parisi, presidente del Territorio Romano della Provincia di San Giuseppe, possiamo fare questo viaggio nell'alta Castiglia fino all'ultimo monastero fondato dalla santa Madre Teresa di Gesù, Burgos. Qui il resoconto della trasferta che ci trasformerà in suoi compagni di viaggio

Ricominciano i corsi di formazione

Mentre si è concluso il secondo step della Scuola Carmelitana della Provincia Napoletana organizzata nella casa di Spiritualità di Maddaloni, sono aperte le iscrizioni per il corso di Formazione OCDS della Provincia dell'Italia Centrale che si terrà dal 7 al 9 ottobre. Si può scaricare qui la brochure

Con Suor Maria Cristiana nella Terra del Carmelo



nL'annuale appuntamento con gli Esercizi Spirituali OCDS della Provincia Veneta quest’anno si è svolto con una novità rispetto ai precedenti: a guidare le meditazioni è stata una monaca carmelitana, Suor Cristiana Maria Dobner del Monastero di Santa Maria del Monte Carmelo di Concenedo di Barzio in provincia di Lecco. 
Teologa, scrittrice conferenziera e monaca di clausura Suor Cristiana ha presentato un itnerario i sette testimonianze sul tema Un cuore ascoltante nella Terra del Carmelo” è il titolo degli esercizi spirituali che dal 24 al 28 agosto.
  Leggi qui  

Il contributo di Maria Teresa Cristofori

Nell'ambito della presentazione delle Province, Maria Teresa Cristofori ha presentato due sue composizioni. Ve le riproponiamo:

LO GRANNE E LO CIUCO  (L’ANZIANO E IL RAGAZZO)
                   (Poesia in dialetto caprolatto)
Caro fiarello de Caprarola,
nun tralassà de j sempre a scola,
perché proprio lì tu ha da ‘mparà
a conoscia lo monno e a nun sbaijà!
Nun te fa confonna da chi nun sa gnente,
cresci su sano tra brava gente,
da ‘scorto a nonniti, a tu’ pà’ e a tu’ mà’
e sempre bè’ tu te trovarà!
Studia e lavora e nun te stufà,
chi legge e scrive ‘mpara a ragionà
e a far der male nun se fa trascinà.
Le cose bone e belle cerca sempre de ‘pprezzà,
all’aria aperta vattene a ruzzà,
ama l’amici e la conversaziò,
e nun fatte lavà lo cervello,
da chi te vò’ fa da patrò.



 NULLA E TUTTO
Ero annientata
dalla mia piccolezza.
Non sapevo che farne,
era duro doverla trascinare
nel vortice del tempo.
Ad un tratto, però,
ho scoperto un segreto:
mi sono aperta a Te,
a Te, mio Dio, ho donato
il mio umile, povero nulla
e, totalmente ,mi son sentita
trasformata
in novella creatura.
Il mio misero niente si è elevato
ad una dolce visione sconfinata,
dove non son più tenebre oscure,
ma luce, luce abbagliante,
che la notte
fa chiara più del giorno.
Signor, quanto sei grande,
Signor, quanto sei buono!
Il “nulla” io ti ho dato,
e,  Tu,
m’hai regalato
l’infinito .



         Maria Teresa Cristofori   - (CAPRAROLA)



Tutti i contributi on line


Tutti gli interventi del nostro convegno nazionale saranno presenti nel nostro blog, nello spazio qui a destra. E' possibile sia scaricare i file doc o pdf sia ascoltare le registrazioni delle conferenze più importanti.

Sarebbe interessante - e dimostrerebbe anche on line l'interesse di quanti non hanno potuto partecipare a Sassone - che inviaste un commento, una riflessione in merito ai temi trattati.



Nella foto accanto a p. Generale Saverio Cannistrà (al centro), p. Alzinir Debastiani Delegato Generale e Brigida Silvana De Garndi, presidente del Cooordinamento dell'Ocds d' Italia.

In attesa di pubblicare tutti i contributi

Stiamo preparando un dettagliato resoconto del Convegno che si è svolto a Sassone dal 7 al 10 luglio.
Sono state giornate di condivisione, di testimonianze, di lavoro di gruppo. Numerosi i momenti di ricreazione che hanno dato modo alle comunità di fraternizzare fra loro.



ORE 12. ANGELUS DEL PAPA E SALUTO AI SECOLARI


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Oggi la liturgia ci propone la parabola detta del “buon samaritano”, tratta dal Vangelo di Luca (10,25-37). Essa, nel suo racconto semplice e stimolante, indica uno stile di vita, il cui baricentro non siamo noi stessi, ma gli altri, con le loro difficoltà, che incontriamo sul nostro cammino e che ci interpellano. Gli altri ci interpellano. E quando gli altri non ci interpellano, qualcosa lì non funziona; qualcosa in quel cuore non è cristiano. Gesù usa questa parabola nel dialogo con un dottore della legge, a proposito del duplice comandamento che permette di entrare nella vita eterna: amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come sé stessi (vv. 25-28). “Sì – replica quel dottore della legge – ma, dimmi, chi è il mio prossimo?” (v. 29). Anche noi possiamo porci questa domanda: chi è il mio prossimo? Chi devo amare come me stesso? I miei parenti? I miei amici? I miei connazionali? Quelli della mia stessa religione?... Chi è il mio prossimo?
E Gesù risponde con questa parabola. Un uomo, lungo la strada da Gerusalemme a Gerico, è stato assalito dai briganti, malmenato e abbandonato. Per quella strada passano prima un sacerdote e poi un levita, i quali, pur vedendo l’uomo ferito, non si fermano e tirano dritto (vv. 31-32). Passa poi un samaritano, cioè un abitante della Samaria, e come tale disprezzato dai giudei perché non osservante della vera religione; e invece lui, proprio lui, quando vide quel povero sventurato, «ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite […], lo portò in un albergo e si prese cura di lui» (vv. 33-34); e il giorno dopo lo affidò alle cure dell’albergatore, pagò per lui e disse che avrebbe pagato anche tutto il resto (cfr v. 35).
A questo punto Gesù si rivolge al dottore della legge e gli chiede: «Chi di questi tre – il sacerdote, il levita, il samaritano – ti sembra sia stato il prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». E quello naturalmente - perché era intelligente - risponde: «Chi ha avuto compassione di lui» (vv. 36-37). In questo modo Gesù ha ribaltato completamente la prospettiva iniziale del dottore della legge – e anche la nostra! –: non devo catalogare gli altri per decidere chi è il mio prossimo e chi non lo è. Dipende da me essere o non essere prossimo - la decisione è mia -, dipende da me essere o non essere prossimo della persona che incontro e che ha bisogno di aiuto, anche se estranea o magari ostile. E Gesù conclude: «Va’ e anche tu fa’ così» (v. 37). Bella lezione! E lo ripete a ciascuno di noi: «Va’ e anche tu fa’ così», fatti prossimo del fratello e della sorella che vedi in difficoltà. “Va’ e anche tu fa’ così”. Fare opere buone, non solo dire parole che vanno al vento. Mi viene in mente quella canzone: “Parole, parole, parole”. No. Fare, fare. E mediante le opere buone che compiamo con amore e con gioia verso il prossimo, la nostra fede germoglia e porta frutto. Domandiamoci – ognuno di noi risponda nel proprio cuore – domandiamoci: la nostra fede è feconda? La nostra fede produce opere buone? Oppure è piuttosto sterile, e quindi più morta che viva? Mi faccio prossimo o semplicemente passo accanto? Sono di quelli che selezionano la gente secondo il proprio piacere? Queste domande è bene farcele e farcele spesso, perché alla fine saremo giudicati sulle opere di misericordia. Il Signore potrà dirci: Ma tu, ti ricordi quella volta sulla strada da Gerusalemme a Gerico? Quell’uomo mezzo morto ero io. Ti ricordi? Quel bambino affamato ero io. Ti ricordi? Quel migrante che tanti vogliono cacciare via ero io. Quei nonni soli, abbandonati nelle case di riposo, ero io. Quell’ammalato solo in ospedale, che nessuno va a trovare, ero io.
Ci aiuti la Vergine Maria a camminare sulla via dell’amore, amore generoso verso gli altri, la via del buon samaritano. Ci aiuti a vivere il comandamento principale che Cristo ci ha lasciato. E’ questa la strada per entrare nella vita eterna.

Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
oggi ricorre la “Domenica del Mare”, a sostegno della cura pastorale della gente di mare. Incoraggio i marittimi e i pescatori nel loro lavoro, spesso duro e rischioso, come pure i cappellani e i volontari nel loro prezioso servizio. Maria, Stella del Mare, vegli su di voi!
E saluto tutti voi, fedeli di Roma e di tante parti d’Italia e del mondo.
Rivolgo un saluto speciale ai pellegrini di Puerto Rico; a quelli polacchi che hanno compiuto una staffetta da Cracovia a Roma - bravi! -; e lo estendo ai partecipanti al grande pellegrinaggio della Famiglia di Radio Maria al Santuario di Częstochowa, giunto alla 25ª edizione. Ma io lì ho sentito anche alcuni dei miei connazionali che non stanno zitti. Agli argentini che sono qui, e che fanno chiasso – que hacen lío –, un saluto speciale!
Saluto le famiglie della diocesi di Adria-Rovigo, le Suore Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue, l’Ordine Secolare Teresiano, i fedeli di Limbiate e la Comunità Missionaria Giovanni Paolo II.
Auguro a tutti una buona domenica, e una calda domenica! Non dimenticatevi di pregare, per favore, per me. Buon pranzo e arrivederci!
Papa Francesco
10.07.2016

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Il senso della carità: imparare a capire l'altro

MEDITIAMO CON P. GIORGIO ROSSI  OCD

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10, 25-37).

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». 
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».


La domanda che viene rivolta a Gesù circa la vita eterna è la domanda che ogni uomo si pone quando è posto dinanzi al senso del proprio esistere nel mondo: cosa bisogna fare per raggiungere la pienezza della vita, appunto la vita eterna? Gesù rimanda alla conoscenza della volontà di Dio che si manifesta nel suo comandamento dell’amore. Perciò risulta essere la carità il senso e la méta di ogni giorno: Fa’ questo e vivrai! Ma dell’amare di cui parla Gesù spesso non si conosce la direzione: “E chi è il mio prossimo?”. Qui allora Gesù narra se stesso come parabola perché se il comandamento di Dio può apparire come una legge esterna, la storia di Gesù lo precisa in una figura personale. Il finale sarà sorprendente.
Si racconta la vicenda di ogni uomo e donna che camminano in questo mondo. Essi sono portatori di un bisogno. L’immagine dell’uomo che scende da Gerusalemme a Gerico, che giace pieno di ferite, a cui viene portato via tutto, è l’emblema di chi è solo nel proprio dolore, col peso insostenibile del male. Se ne trovano in tutte le condizioni di persone così, e in ogni situazione: l’orizzonte che va da Gerusalemme a Gerico disegna proprio questo.  
Il sacerdote e il levita, come spesso anche noi, “passano oltre”. Evitando così la sfida della carità che chiede di istruirci sul mistero di Dio e sul nostro rapporto con gli altri.
Invece un Samaritano … Ecco: l’agire cristiano si fonda nella carità di Dio, che vuole che ogni uomo viva una vita piena. Per questo occorre che l’uomo sia strappato al suo bisogno e sia posto nella condizione di scegliere liberamente per il bene. La carità cristiana si inoltra a fare del bisognoso un uomo che risponde consapevolmente e liberamente a quel mistero di cui non siamo padroni ma solo testimoni.
Gesù, che è il samaritano della parabola, pensa anche al dopo. C’è una caparra e c’è una promessa. Si apre lo spazio e il tempo della nostra libertà in attesa del suo ritorno. E’ questo il tempo della nostra carità, della possibilità che ci è data di sovrapporci alla Sua figura, quella del buon samaritano.
Così viene capovolta la domanda iniziale: la questione vera non è chi è il prossimo, ma chi si è fatto prossimo. E tutte le forme, piccole o grandi, in cui si esprime la dedizione, sia il gesto volontario, sia lo svolgere il proprio lavoro quotidiano, sono frammenti preziosi che alludono all’insuperabile ricchezza della carità di Cristo.
Trovare il prossimo significa farsi prossimo, leggere e scegliere i tempi, i momenti, le persone della carità. Con quell’ “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno” Gesù fa notare che la carità non è solo un fare ma è un capire, è scegliere: ci vuole una intelligenza della carità. La carità chiede testa e cuore, chiede di comprendere le cause senza fermarsi solo a tamponare gli effetti. Ci vuole quindi una carità che comprende, che non dà tutto oggi, perché anche il domani ha bisogno di te.

Al finale Gesù conferma la risposta dello scriba invitandolo a fare altrettanto. La carità è missione, è invio, è diretta presa in carico. Chiede tempo, vuole disponibilità totale, spinge a lavorare ad un progetto comune, ad entrare in una storia, in un stabilità di vita.
La carità invoca continuità: diversamente è difficile allontanare il sospetto che i nostri impegni sono esclusivamente legati alla gratificazione. La gratificazione in sé non è una brutta cosa ma esige di crescere, di fondersi con il progetto di altri, di costruire una storia comune.
I tempi della carità conoscono anche la noia, il fallimento, il conflitto, la perdita di tempo e persino l’insuccesso. I tempi della carità hanno la stessa qualità dei tempi della vita, anzi dei tempi di una vocazione e di una vocazione comune. Se uno non ha mai almeno sognato il proprio impegno dentro una vocazione, difficilmente può essere garantito circa l’autenticità della sua carità.
La carità quindi ha bisogno di figure, di modelli, di rapporti stabili, di comunità fraterne. La carità dei primi cristiani è il paradigma della carità che può e deve cambiare il mondo, stimolandoci di continuo a non cullarci nei risultati raggiunti ma ad ascoltare la voce dei tempi procurando «sempre d’incominciare e d’andare innanzi di bene in meglio» (F 29, 32).
P. GIORGIO ROSSI OCD

Due mesi di riposo. Meditiamo come Maria, nel nostro cuore la Paola di Dio

Si conclude per la pausa estiva,
 con l'omelia di questa domenica,
 il periodo in cui i nostri padri carmelitani scalzi 
ci hanno tenuto compagnia 
sin dall'inizio dell'Avvento 
insegnandoci a meditare 
la Parola di Dio.
Li ritroveremo, probabilmente, il prossimo settembre.
Intanto impieghiamo questo tempo 
per imparare a conservare 
la Parola di Dio nel nostro cuore, 
come c'insegna Maria.

Giornata conclusiva del Convegno nazionale ocds













07,00 S. Messa con la recita delle Lodi

08,30 Colazione

09,30 Assemblea finale – P. Alzinir Debastiani riassumerà le problematiche emerse nei gruppi dei Secolari e dei PP. Assistenti.

11,30 Termine del Convegno

12,30 Pranzo e ritorno a casa

Gli interventi della terza giornata

Dopo le Lodi e la colazione ci si è ritrovati stamattina tutti nella sala convegno per l'atteso incontro con monsignor Pietro Maria Fragnelli, Vescovo  di Trapani, Presidente della Commissione Episcopale 
Famiglia,Giovani e Vita. Il tema affrontato dal vescovo è stato: " Farsi piccoli come bambini (Mt 18,3-4). Risvegliare la fiducia nella grazia (AL,36)."










Alle 16. 30 è cominciata la conferenza di p. Alzinir Debastiani (il cui testo inviato dallo stesso Delegato Generale abbiamo già pubblicato): "Sulla testimonianza di Santi Carmelitani e di Laici: trovare nella preghiera  l’approfondimento della tua identità".

Convegno Nazionale OCDS. Le Province si presentano


La Provincia Lombarda si presenta



Dalle pagine dei Promessi sposi, a poesie e canti d'ispirazione religiosa, a un rifacimento di O sole mio su parole di un padre gesuita.... con l'entusiasmo (e qualche timidezza) di condividere quello che di bello e gioioso ciascuna provincia racchiude. Non folclore, ma cultura, radici messe in comune non per sottolineare le differenze ma per condividere le caratteristiche. 
In questa carrellata di foto, che abbiamo inviato anche via Twitter, un piccolo saggio della serata dell'8 luglio a Sassone.



La Provincia del Centro d'Italia si presenta

 


La Provincia Napoletana si presenta

 

La Provincia Veneta si presenta

La Provincia Ligure si presenta
  

Il Commissariato di Sicilia si presenta