La nostra avventura formativa

Domenica 27 novembre a Milano presso  la chiesa dei Carmelitani Scalzi del Corpus Domini si è tenuto un incontro rivolto in modo particolare ai formatori e ai formandi delle comunità OCDS della Provincia Lombarda, con il proposito di condividere le reciproche esperienze in merito all’applicazione dell’iter formativo nella formazione iniziale.
Titolo dell’incontro:  Avventura formativa: successi, difficoltà e delusioni
Relatore: Angelo Berna - presidente della comunità OCDS di Monza.
La giornata ha avuto una notevole adesione di partecipanti soprattutto  provenienti dalle comunità di Milano , Monza, Concesa, Lodi, Piacenza e Lugano.

Congresso su Sant'Elisabetta della Trinità



Sono qui consultabili le conferenze del congresso del Teresianum su Elisabetta della Trinità che ci aiuteranno ad approfondire questa figura carmelitana all'interno delle nostre comunità.

Un giorno con Elisabetta della Trinità

Con la guida di p. Antonio Sangalli, si svolgerà il convegno  ocds della Provincia Lombarda, aperto a quanti desiderino conoscere e approfondire la figura di Elisabetta della Trinità.
Sarà un giorno di preghiera e di approfondimento

Nei nostri deserti ascoltiamo la voce del Battista

II Domenica di Avvento
4 dicembre 2016
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3, 1-12)


In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».


Il cammino di questo Avvento incrocia questa domenica parole durissime, rivolte non solo a Farisei e Sadducei. Chiedono a noi una revisione coraggiosa di ciò che siamo e di ciò che facciamo.  Cerchiamo di cogliere queste parole del Precursore come un grido che vuole svegliare la nostra capacità di volgere lo sguardo in alto.
Il Battista, che oggi e la prossima domenica ci è di guida in questo Avvento, invita proprio a dirigere lo sguardo verso l’essenziale: il Signore.
E’ necessario cambiare mente (“metanoèite” – “convertitevi” – in greco, alla lettera, significa proprio cambiare mente) cioè non pensare più a se stessi e a ciò che rassicura perché assolve facilmente le nostre mediocrità ed immobilità; cambiare mente non è mutare i nostri pensieri con pensieri migliori, è invece mutare i nostri pensieri, le nostre idee con i pensieri e le idee di Dio … proseguendo sulla via a cui già domenica scorsa si accennava, è cambiare i nostri poveri “sogni” con i “sogni” di Dio! Perché questo avvenga lo sguardo va fissato su di Lui.
E Giovanni il Battista ci aiuta; lui, infatti, è tutto un “indice” che indirizza al Signore; non a caso gran parte dell’iconografia cristiana ha ben compreso tutto questo e rappresenta sempre il Battista con un indice puntato; non è un indice accusatore ma è un indice che indirizza verso una direzione, che mostra Qualcuno: il Signore! Il Battista è voce non è parola; la voce è il luogo, lo spazio, la via della parola; Giovanni vuole essere solo questo: lui è la via preparata al Signore.
L’attenzione, nell’oracolo del Libro di Isaia che Matteo cita, non va posta sulla via ma sul Signore che deve percorrere quella via per giungere a noi! L’opera del Battista, l’opera dell’uomo dell’Avvento che vogliamo e dobbiamo essere, è proprio questa: preparare la via a Lui, al suo venire.

La voce che è Giovanni risuona nel deserto. L’uomo è nel deserto, nella solitudine; è così: a volte noi abitiamo dei popolosi deserti, dei deserti chiassosi ed insensati ed oggi la voce del Battista, la voce dell’Avvento vuole raggiungerci proprio lì, in questi deserti nei quali tante volte viviamo in mancanza di Lui. Il deserto è però anche luogo di un esodo salutare da compiere … bisogna uscire da sé, dalle proprie sicurezze “religiose”, dalle “patrie” che sono le immagini di Dio che ci si è costruiti ed andare verso un luogo in cui non c’è nulla se non quella voce che grida e mostra il Veniente. In questo deserto è possibile volgere le spalle a tutti gli “Egitti” di schiavitù, a tutte le “Gerusalemme” rassicuranti, a tutte le “osservanze” che fanno “sentire buoni” e intanto ci soffocano perché lontanissime dalla vera “obbedienza” a quel Qualcuno che ci libera!

Qualcuno”! Ecco il punto nodale. La nostra fede è adesione ad un Qualcuno che viene e ci immerge nel fuoco. Come il deserto, anche il fuoco ha qui un valore duplice: distrugge purificando ed è fuoco d’amore vivificante. Si deve essere disposti ad essere toccati da questo fuoco. Non si può rimanere neutrali dinanzi al Signore che viene. Avere lo sguardo fisso su di Lui è condizione necessaria affinché l’oggi sia vissuto in pienezza accogliendo il grido dei profeti nei deserti mondani ed uscendo dalle sicurezze e dalle stolte presunzioni legate ad appartenenze rassicuranti per cui si dice: Siamo figli di Abramo … oppure E’ Tempio del Signore …(cfr Ger 7,4ss) oppure, come potrebbe capitare a noi, Siamo battezzati, apparteniamo alla Chiesa … E’ proprio vero quello che dicevano i Padri per definire i cristiani: Chi sono i cristiani? Coloro che amano la venuta del Signore!
E’ così perché se non si è amanti della sua venuta non si resta neanche cristiani; se non si ama la sua venuta ci si installa comodi nell’oggi, si smarriscono i “sogni” e si comincia a dar credito a quel buon senso intriso di mediocrità che il mondo ama, persegue ed insegna; e purtroppo abbiamo visto tanti cadere in questa trappola …
Chi ama la venuta del Signore è disposto ad avere lo sguardo puntato verso l’ “oltre” senza esonerarsi dal peso della storia ma portando in essa, a qualunque costo, sentimenti reciproci di benevolenza ad immagine di Cristo che, come scrive Paolo nel passo della Lettera ai cristiani di Roma che oggi si legge, non ha disdegnato di farsi nostro servitore per aprirci alla gioia vera.
Si può preparare la strada nei nostri deserti, si deve … poi Lui verrà e ci colmerà di pace e di vera armonia … come non lo immaginiamo neanche ma sarà oltre ogni nostra attesa!
P. Giorgio Rossi ocd

















I Domenica di Avvento: Dio viene, l'ha promesso

PRIMA DOMENICA DI AVVENTO
Anno A
Is 2, 1-5; Rm 13,11-14; Mt 24, 37- 44
27 novembre 2016
1.      Dio viene.

Iniziamo il Tempo liturgico dell’Avvento accogliendo l'impellente ammonimento ivi contenuto: Dio è in cammino verso di noi. Questo era il crescente presentimento dell’intero Antico Testamento, il quale aspettava con l'arrivo del suo Messia anche il tempo finale.
Era stato l'immediato presentimento anche di Giovanni il Battista, il quale secondo tutti e tre i sinottici non voleva far altro che preparare nel deserto una via al Signore e annunciare un giudizio che divide: «Già la scure è posta alla radice dell' albero» (Le 3,9). Ciò che viene dopo di lui è l'ultima decisione di Dio per la storia.
Tutti e tre i testi della S. Scrittura che abbiamo ascoltato sono ordinati a questo venire di Dio, vogliono svegliarci dal sonno e dall’indifferenza, esortarci ad attendere il Signore cinti i fianchi e con fiaccole ardenti o con olio nelle lampade.
S. Paolo nella seconda lettura vi insiste in modo particolare: si può leggere l'avvicinarsi di Dio nel tempo della propria vita. Anzi: Dio si è già avvicinato dal momento della nostra conversione…
Il Vangelo insiste in pieno su una simile vigilanza. Non pensa si possa osservare in rapporti terreni il venire di Dio: Dio penetra nella storia per così dire verticalmente dall’alto, viene per tutti in un’ora che non ci si aspetta. Proprio per questo bisogna sempre aspettarlo. Non vengono sorpresi quelli che lo stanno attendendo come “veniente” in ogni istante…
I Santi ci sono maestri nell’arte di questa attesa del “Veniente”. In particolare S. Teresa di Gesù ha insegnato  che il «metodo» della vigilanza consiste nel “familiarizzare” già fin da quaggiù con il Signore attraverso l’Orazione intesa come un intimo e quotidiano incontro di amicizia “con Colui dal quale sappiamo di essere amati” [Vita 8,5]; oppure S. Elisabetta della Trinità che, anche tra le attività più concrete,  pregava: « Signore, che io non ti lasci mai solo, che io sia là tutta, interamente desta nella mia fede, tutta in adorazione, pienamente abbandonata alla tua Azione creatrice» [Elevazione alla S. Trinità].

2.      L'attesa.

Ancora: dalle Letture che abbiamo ascoltato, la Parola di Dio ci ricorda che la richiesta vigilanza chiede anzitutto un distinguerci dal corso del «mondo che vive senza attesa». Il «mondo» nel suo vivere ha in ogni caso di mira mete intramondane che non mutano nulla di essenziale alle sue quotidiane abitudini.
Per il mondo che vive nella distrazione il «mangiare, il bere e lo sposarsi» è vissuto senza presagire che con il “venire di Dio” può irrompere su di essi qualcosa di simile al diluvio. San Paolo chiama questo agitarsi puramente umano «le opere delle tenebre», perché non sono fatte in ordine alla luce che verrà.
Invece, per chi vive attendendo “Colui che deve venire”, quanto è terreno mostra il suo vero valore a partire da questa «Luce che viene»:
-          Il mangiare e bere restano, ma senza «banchetti smisurati»,
-          lo sposarsi rimane, ma senza «impudicizia e dissipazione»,
-          il lavoro nei campi e al mulino restano, ma «senza contesa e gelosia».
Quanto è terreno viene in questo modo regolato e dominato mediante l'attesa di Dio, e così limitato al necessario… e comunque vissuto alla luce dell’unico vero scopo di tutta la vita: come preparazione all’incontro con “Colui che viene”…
Se l’agitarsi del mondo è sonno, con l’Avvento è giunto il momento migliore per svegliarsi. E già questo svegliarsi è un principio di Luce, un armarsi come con le «armi della luce», per lottare contro un riaddomentarsi nella storia del mondo abbandonata da Dio…

3.      Nella luce del Signore.

La grande visione iniziale di Isaia – di cui ci parla la prima Lettura – descrive coloro che attendono Dio come un “monte spirituale”, alla cui Luce tutti i popoli possono orientarsi, perché:
-          unicamente di lì viene «la giustizia nella contesa delle nazioni»,
-          unicamente lì l’incessante guerra intramondana viene placata in una vera pace donata di Dio,
-          unicamente di lì il mondo, per sé oscuro, può andare per «la sua strada nella luce del Signore». 
Ciò evidentemente non avverrà senza divisione e giudizio: uno viene preso, l'altro lasciato ci ricorda il Vangelo…
La promessa del “Dio che viene” deve avere in sé, per il mondo sordo, anche una minaccia. Una minaccia propriamente solo nel senso di un'ammonizione ad essere vigili e pronti. Per i vigilanti, infatti, l'avvento di Dio non è affatto motivo di paura o di sorpresa: quando Dio arriva, «alzate il vostro capo – esclama il vangelo di S. Luca – perché la vostra liberazione si avvicina» (Lc 21, 28).
È vero: quando la vigilanza è divenuta “familiarità” con l’Atteso, allora la Venuta del Signore non solo ha superato ogni paura, ma – come ci dicono i mistici – diviene una relazione lungamente aspettata nella certezza di un vero Amore coltivato.
Ecco, per esempio, come S. Giovanni della Croce ci descrive «l’incontro» con Colui che, lungo la vita, è stato cercato come Amico e Confidente fino a imparare ad avvertirne la Presenza nelle attività del vivere di ogni giorno, o come soleva ripetere S. Teresa di Gesù alle sue monache: “fra le pentole” [Fondazioni 5, 8].
«In quest’intima unione Dio si comunica all’anima con tale intensità d’amore che non c’è affetto di madre che accarezzi con tanta tenerezza il figlio, né amore di fratello o amicizia di amico che possano reggere al confronto. La tenerezza e la sincerità dell’amore con cui l’immenso Padre accarezza e rende grande quest’anima umile e piena d’amore – cosa meravigliosa e degna d’ogni sgomento e stupore! – arriva al punto che egli le si sottomette realmente per elevarla, come se fosse lei la signora e lui il servo. Ed è tanto sollecito nel colmarla di carezze, quasi che egli fosse il suo schiavo ed essa il suo Dio! Tanto profonda è l’umiltà e la dolcezza di Dio! In questa comunicazione d’amore egli esercita, in qualche modo, quel servizio che, come ha promesso nel vangelo, presterà ai suoi eletti in cielo, secondo cui si cingerà le vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli (Lc 12,37). In questo stato egli si adopera per colmare di delizie e accarezzare l’anima come la madre che coccola il figlio, nutrendolo al suo seno. Così l’anima può constatare la veridicità delle parole di Isaia: I figli di Dio saranno portati al suo petto, sulle sue ginocchia saranno accarezzati (Is 66,12).» [Cantico Spirituale B, 27,1]
La Vergine Immacolata ci accompagni con la sua intercessione affinché – in questo tempo di Avvento – ne seguiamo con docilità le orme “dovunque ci condurrà” e possiamo così arrivare anche quest’anno alla grotta di Betlemme per rivivere il «miracolo di quell’incontro» che «unico» può rendere “viva” nuovamente la nostra vita…

P. Aldo Formentin ocd






TORNA L'ATTESO APPUNTAMENTO CON I NOSTRI PADRI

 Con la prima Domenica di Avvento 2016, DOMENICA PROSSIMA, si inizierà a mettere nel Blog OCDS d’Italia la riflessione sulla Parola di Dio domenicale.  Il calendario si concluderà con la Solennità della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo il 16 Luglio 2017, data tanto cara a tutto il Carmelo. 


L'incontro di p. Borrell con l'Ocds del Veneto e la rappresentante dell'Ocds italiano


Sabato 19 novembre presso il Convento dei Padri Carmelitani a S. Teresa degli Scalzi in Verona le Comunità OCDS della Provincia Veneta si sono riunite per incontrare il Vicario Generale dei Carmelitani Scalzi, P. Agustí Borrell, a conclusione della sua visita pastorale, iniziata il 26 settembre, durante la quale ha visitato Monasteri e Conventi della Provincia Veneta. 

Il Consiglio Provinciale OCDS, appena avuta comunicazione del calendario della visita generalizia, ha chiesto attraverso il Padre Provinciale, Padre Aldino Cazzago, un incontro di tutte le Comunità con Padre Borrell. 
 
 Il programma della giornata prevedeva: il saluto iniziale del Padre Provinciale, la presentazione dell’OCDS Nazionale da parte di Brigida Silvana, Presidente del Coordinamento Interprovinciale d’Italia (clicca qui), la presentazione dell’OCDS della Provincia Veneta da parte della scrivente, in qualità di Presidente Provinciale, e l’intervento di Padre Borrell. A conclusione dell’incontro la concelebrazione eucaristica nella bella Chiesa di S. Teresa degli Scalzi.

Il Dio della Misericordia. Ritiro dell'ocds di Parma

Domenica 9 ottobre la Comunità OCDS Flos Carmeli di Parma si è ritrovata per la giornata di Ritiro presso le “Figlie della Croce” a Traversetolo.
Abbiamo iniziato alle ore 9:30 con la celebrazione delle Lodi per proseguire, sotto la sapiente parola di Marzio Ardovini, Laico Domenicano (Fraternità Laica Domenicana di Modena) al primo incontro.
Alle 11.30 abbiamo partecipato all’Eucaristia celebrata nella Parrocchiale di Traversetolo, quindi il pranzo al sacco per proseguire nel pomeriggio con l’Orazione nella Chiesa delle suore, il secondo incontro e concludendo con il Vespro.
Marzio ci ha accompagnati in un percorso di conoscenza della Misericordia mediante un discorso organico suddiviso in due parti: la prima prendeva in considerazione il Sacramento della Misericordia legato alla prassi penitenziale, sviluppato nei testi della Bibbia; la seconda le opere di misericordia, spirituali e corporali con stretto riferimento all’esempio di alcuni grandi mistici.

Allegati: 
sintesi della giornata
testo guida



I secolari della Provincia Veneta incontrano il Vicario Generale

 Il prossimo  19 novembre tutte le Comunità OCDS della Provincia Veneta incontreranno il Vicario Generale OCD in visita pastorale nella nostra Provincia (vedi il programma). Ci sarà una presentazione dell'OCDS Nazionale da parte di Silvana De Grandi e poi quella di Linda Levi  per la Provincia Veneta. Nel pomeriggio invece ci sarà il 3° incontro di Formazione con il prof. Michel Visentin, esperto in percorsi formativi, già relatore dei primi due incontri che avevano come temi:
  1. Accompagnare gli adulti in uno stile di relazione
  2. Rappresentazioni religiose nella vita adulta - Come influiscono nel cammino di fede".

Vita come preghiera, vocazione come dono

Nel cammino del Carmelo impariamo a capire e a vivere l’intera esistenza come dono e l’intera vita come preghiera fino a sentire dentro di noi risuonare le parole di Elisabetta dell Trinità, che scrive:  “Credi all’Amore, qualunque cosa accada.” Una traccia della vita di preghiera nel Carmelo laicale è stata data nel corso degli esercizi spirituali tenuti da  Padre Gianni Bracchi ocd domenica 23 ottobre a San Fidenzio (VR). 
Ha sviluppato il terzo punto della Spiritualità della comunione della Novo Millennio Ineunte n. 43:   “Spiritualità della comunione è pure capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c'è nell'altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un «dono per me», oltre che per il fratello che lo ha direttamente ricevuto”.


Essere per Dio, essere con Dio

«Lasciarsi amare da Dio e far tracimare questa grazia in una risposta di lode a Lui e di relazioni interpersonali improntate alla solidarietà, all’ accoglienza, al servizio. Questa è la preghiera. Una preghiera che si fa vita e una vita che si fa preghiera. In questo si trova la sua essenza e la sua perfezione.»
(Imparare a pregare per imparare a vivere, Padre Arnaldo Pigna)
Com'è la nostra vita di carmelitani? a che cosa deve tendere? Con l'aiuto di p. Arnaldo Pigna (nella foto) dal 7 al 9 ottobre la Provincia di San Giuseppe, Territorio romano, ha cercato di comprendere e approfondire il tema centrale della vocazione carmelitana: il cammino di perfezione con un ritiro a Montecompatri.  (VEDI QUI).

"La nostra opzione fondamentale per Dio e la decisione di seguire Cristo e di tendere alla santità per noi carmelitani si realizza in modo particolare attraverso il  cammino della preghiera: "cammino di perfezione". Questo vuol dire vivere alla presenza di Dio pensando di più a Lui e facendo le scelte della giornata alla luce della fede.

Sabato si apre il convegno della Provincia Veneta

Ricordiamo che sabato e domenica prossimi la Provincia Veneta si riunirà a Verona per il convegno provinciale "E chi è il mio prossimo"?
“Anche noi possiamo porci questa domanda: chi è il  mio  prossimo?  Chi  devo  amare  come  me
stesso?  I  miei  parenti?  I  miei  amici?  I  miei connazionali? Quelli della mia stessa religione?...
Chi è il mio prossimo?”   
(dall’Angelus di Papa Francesco del 10 luglio 2016)

Luogo: Casa di Spiritualità di “S. FIDENZIO” Via Pradelle,62 Novaglie –VERONA
 Dalle ore 16.00 di sabato 22 ottobre al pranzo di domenica 23 ottobre 2016.