L'Agnello che mostra la via della santità

II Domenica del Tempo ordinario / A 
Terminato il tempo natalizio, durante il quale siamo stati invitati a meditare sul mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio, questa domenica estende, per così dire, il mistero dell’epifania, ossia della manifestazione di Gesù: riconosciuto dai magi, rivelatosi come il Figlio prediletto del Padre al momento del battesimo nel fiume Giordano, oggi Giovanni Battista lo riconosce ed annuncia come l’Agnello di Dio. Quella del Battista è una vera e propria professione di fede in Cristo che si articola in tre affermazioni: «Ecco l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo» (1,29); «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba e fermarsi su di Lui» (1,32); è «Il Figlio di Dio» (1,34). L'affermazione che sembra essere più importante è la prima: «Ecco l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo». C'è chi vede, sullo sfondo di questa immagine, l'agnello pasquale di cui si parla nel libro dell'Esodo (12,1-28). C'è chi vede un riferimento all'offerta quotidiana di un agnello al tempio (Es 29,38-46). C'è chi, infine, vede nell'Agnello di Dio il Servo del Signore di cui parla Is 53,7. 
Quest'ultimo riferimento mi sembra il più significativo. L'Agnello è l'immagine di un'obbedienza e di un amore che vanno fino alla morte di croce. L'Agnello è l'immagine del Servo di Dio che prende su di sé – togliendolo – il peccato del popolo. Il verbo che Giovanni usa significa «portare», «prendere sulle proprie spalle» e insieme «togliere via». Tutti e due i significati sono presenti. I motivi particolarmente sottolineati da Is 53 sono: l'innocenza del Servo e la sua solidarietà con i peccatori. I due motivi sono presenti nel gesto stesso di Gesù che viene a farsi battezzare: Egli non prende le distanze dal popolo peccatore, ma unisce a esso, pur nella consapevolezza della propria innocenza e della propria origine divina. Così l'incarnazione prende tutto il suo rilievo: intesa non solo come un farsi uomo, ma come piena solidarietà con gli uomini e la loro storia. La proclamazione del Battista: «Ecco l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo» ha sullo sfondo il quarto canto del Servo del Signore. La prima lettura scelta dalla liturgia è però un altro testo, e cioè il secondo canto del Servo del Signore (49,3-6). Anche qui troviamo alcuni tratti che precisano ulteriormente la fisionomia di Gesù e della sua missione. Il Servo prende la parola per illustrare la propria elezione, la sua funzione di predicatore e le difficoltà che incontra nella sua attività. Il suo compito è di radunare Israele e di essere mediatore di salvezza per tutti gli uomini. Ritornano temi noti: la gratuita elezione da parte di Dio (amato sin dal seno materno), una missione di annuncio e liberazione, con dimensione universale. Il Servo è umiliato con il suo popolo (schiavo dei tiranni, in esilio), ma sarà pure glorificato in mezzo al suo popolo di fronte a tutte le nazioni.
In breve, la missione di Gesù Cristo consiste non solo nel porsi come il Servo di Jahvé, nell’essere portavoce della Parola e della volontà di Dio Padre per l’umanità, ma «di portare la salvezza fino all’estremità della terra», come si legge nel brano di Isaia (I Lettura), salvezza per tutti che, come ricorda Paolo (II Lettura), equivale per i cristiani alla chiamata universale alla santità. Ai  cristiani spetta il compito di essere testimoni, come Giovanni Battista, dello Spirito, che è con il Padre e il Figlio il protagonista assoluto dell'evento salvezza, perché ogni uomo possa trovare, nonostante le difficoltà della vita, un porto di speranza e di felicità eterna.

 P. Luigi Borriello ocd

Cento candeline per Teresa Ronchi OCDS della Comunità di Concesa

La Comunità di Concesa domenica 18 gennaio ha visitato la carissima sorella Teresa che il 2 gennaio ha compiuto cento anni. E’ stata festeggiata da tutto il paese di Vaprio d’Adda con la visita del Sindaco e attorniata dai nipoti e pronipoti.
Teresa è nata a Vaprio d’Adda il 02 gennaio 1917 dove risiede tuttora con la famiglia del pronipote,che ha organizzato la festa in suo onore. All’età di 32 anni è entrata a far parte dell’Ordine Secolare Carmelitano, nel 1949 ha pronunciato la Promessa Definitiva e successivamente i voti. Ha ricoperto nell’Ordine ruoli di responsabilità fino al 1995. In seguito per motivi di anzianità e di salute ha frequentato sporadicamente la Comunità. Nel 2007 ha rinnovato solennemente la Promessa e i voti nelle mani di P. Teresio Raiteri. Ad oggi sono 69 gli anni di appartenenza al Carmelo Secolare. Una grande grazia.
Per una sopraggiunta infermità Teresa è da due anni costretta a letto, e dice di non subire questa nuova situazione, la sofferenza che comporta, ma di accettare e offrire, di non riuscire più a pregare come una volta, ma ogni giorno dire a Gesù : “ Ti offro questa giornata, dammi la forza di viverla in offerta con te”. E ancora : “ sono servita, accudita, sto in un “ comodo “ letto, chi è più fortunato di me “?
Pensa tutti i giorni alla morte e : “ non è che non abbia paura, però dice a Gesù tu conosci tutta la mia debolezza e la mia miseria accoglimi nella tua misericordia”. Attende serenamente di andare alla casa del Padre quando Dio lo vorrà.
Per noi tutti è di grande esempio per fedeltà, abbandono alla volontà di Dio. Siamo grati al Signore per tutti i fratelli e le sorelle anziani o ammalati che ci sostengono nel cammino dell’Ordine con la loro sofferenza offerta per amore .
 A Teresa auguriamo ogni bene nel Signore.

L'esempio di Gesù: rinascere come uomini nuovi

Battesimo del Signore
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3, 13-17)

Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento

Anche oggi celebriamo un’epifania! Tre sono le epifanie che la Chiesa celebra: quella ai Magi, quella al Giordano nel Battesimo, e quella a Cana di Galilea ove Gesù “manifestò la sua gloria ed i suoi discepoli credettero in lui” (cfr. Gv 2, 1-12). In questa domenica celebriamo il Battesimo di Gesù al Giordano.
Cosa fu per Gesù quell’ora?
Mentre tanti andavano dal Battista a farsi immergere nel Giordano, per proclamare una ferma volontà di conversione e chiederne la grazia, Gesù va al Giordano per farsi imergere anche Lui. Perchè?
Nell’Evangelo di Matteo c’è un dialogo tra Gesù e Giovanni Battista – che è solo di questo evangelista – che certamente ha carattere apologetico (vuole, cioè, difendere il primato di Gesù su Giovanni, e vuole affermare che Gesù non aveva bisogno di conversione!); ma questo dialogo ci dà anche luce sul perchè di questo scendere di Gesù nel Giordano, per mano di Giovanni.
Alla perplessità del Battista, Gesù risponde: “Lascia fare, per ora, perchè conviene che s’adempia ogni giustizia”. Risposta questa che ha messo al lavoro generazioni e generazioni di Padri e di esegeti… che adempimento è questo di cui parla Gesù? Non può essere un adempimento puntuale di una Scrittura che Matteo, d’altro canto, non cita esplicitamente. Si tratta del fatto che Gesù e Giovanni devono adempiere essi stessi quello che è giustizia di Dio, cioè la sua volontà. Ma perchè Dio può volere che il Messia venga battezzato? La risposta sta nella solidarietà con i peccatori che Gesù è venuto a compiere: nell’Evangelo dell’infanzia si era detto che il bambino, concepito per opera dello Spirito Santo, avrebbe dovuto ricevere il nome di Gesù perchè “salverà il suo popolo dai suoi peccati” (cfr. Mt 1, 21)… e come lo farà? Sottoponendosi ad un battesimo di annientamento, lasciandosi sommergere, “affogare” nella morte (cfr. Mc 10, 38). Qui l’Emmanuele si consacra alla sua vocazione, e lo fa unendosi alla folla dei peccatori che accorrono al Giordano. Davvero è con-noi, davvero è l’Emmanuele.
Gesù al Giordano compie il primo passo verso il Golgotha: questa è la giustizia di Dio, questa è la volontà del Padre…che vada a cercare i peccatori, stando tra loro, e stando con loro!
L’epifania del Battesimo è un’epifania: una manifestazione a Gesù e – in Gesù – è manifestazione fatta a noi uomini; l’epifania che qui Gesù riceve è dunque la sua verità, di Figlio e Messia. Qui al Giordano avviene come una nuova nascita per Lui, una ri-nascita, in cui si rivela d’improvviso, al suo cuore ed alle sue orecchie, l’infinita ricchezza della sua identità: è il Figlio amato dal Padre, è oggetto di compiacimento e di gioia per quel Padre di cui sta adempiendo la volontà in quella fila di peccatori. La manifestazione che avviene per Gesù diviene allora anche per noi manifestazione di Dio, di come Dio si è messo in cammino con noi nella storia, di quali vie ha scelto, e di come ci chiede di seguirlo, di quale sequela ha bisogno l’Evangelo del Regno.
Isaia, parlando del Servo del Signore, ha detto che su di Lui scenderà lo Spirito; ed ecco che Matteo, mettendosi in parallelo con quella pagina che oggi costituisce la prima lettura, ci mostra lo Spirito che scende su Gesù come una colomba, un’immagine forse suggerita da Gen 1,2, in cui “lo Spirito di Dio aleggia sulle acque” primordiali; al Giordano lo Spirito aleggia sulle acque di un altro “archè”, di  un altro “principio”, sulle acque in cui si immerge il Figlio solidale con i peccatori per dare inizio ad una nuova creazione.

Questo gesto di Gesù di andare al Giordano è un gesto che porta a compimento, e in modo definitivamente compromettente, l’Incarnazione. Da parte di Dio, questa è davvero la scelta della compagnia con gli uomini, … sino all’inferno in cui l’Adam è voluto scendere per inseguire se  stesso. Il Figlio amato non sta con l’uomo in modo asettico ed esteriore; Egli è venuto a cercare chi è perduto (cfr. Lc 19, 10), e per questo è disposto a perdere se stesso.
Lo Spirito sarà la forza del suo donarsi, del suo offrirsi; sarà la forza per combattere il male e mostrare la vicinanza del Regno (“se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è giunto a voi il Regno di Dio” – cfr. Mt 12, 28).
La voce dal cielo, che Marco attestava essere rivolta a Gesù (“Tu sei il mio Figlio, l’amato” – cfr. Mc 1, 11), Matteo la fa diventare un invito rivolto a noi uomini: è necessario riconoscere in quell’Uomo innocente ma solidale con i peccatori, il Figlio amato (scrive Matteo: “Questi è il mio Figlio amato”), via per ritrovare il “cielo”, Dio … E su quel Figlio sceso nelle acque del Giordano si aprono i cieli, quegli stessi cieli che il peccato, la disobbedienza dell’Adam avevano chiuso (cfr. Gen 3, 24). In Gesù sarà possibile dunque ritrovare Dio come Padre, sarà possibile essere figli nel Figlio, e sarà possibile divenire luogo della dimora dello Spirito di Dio, per essere capaci di misericordia, di condivisione, di amore e di speranza.
Se il Figlio si è immerso tutto nelle acque, rese impure dal nostro peccato, le acque che furono strumento di morte nel diluvio (cfr. Gen 6, 17) saranno, per i credenti in Cristo, luogo di nascita dell’uomo nuovo fatto ad immagine del Figlio; le acque, come quelle del Mar Rosso, saranno per i credenti passaggio dalla schiavitù alla libertà …
Ma nelle acque bisogna lasciare l’uomo vecchio, immagine del vecchio Adamo, ancora figlio che si percepisce schiavo. L’infinitamente preziosa vita nuova ci sarà donata da figli nel Figlio: figli chiamati a camminare su quella stessa strada che Lui, dal Giordano, percorse in tutta la sua vita, insegnandoci ad essere uomini; una via di misericordia e di perdono, una via condivisione e di fraternità, una via che rigetta ogni mediocrità, scegliendo sempre l’Evangelo che ci fa contraddizione di ogni mondanità.
Gesù fece così, per questo venne nella nostra carne… E al termine di questo Tempo di Natale ci chiede se vogliamo davvero seguirlo, e seguirlo da discepoli del Messia incamminato su una via di amore costoso.
P. Giorgio Rossi ocd


La Regola. Il dono della cella (scheda 2)


LE «STRUTTURE MATERIALI», DISPOSITIVE

La seconda tappa del cammino di riflessione sulla Regola di Sant'Alberto donata ai primi carmelitani eremiti analizza gli articoli dal 5 al 9 e si sofferma sugli spazi, le strutture messe a disposizione dell'eremita per vivere il proprio rapporto con Dio.
strutture destinate a preparare lo “spazio vitale” in cui gli eremiti possano attuare il loro proposito e il loro impegno di vivere con più decisione in ossequio di Gesù Cristo.
Le tre disposizioni riguardano lo spazio esteriore dell’eremo. Qui sotto si può scaricare anche questa seconda scheda di approfondimento.

Qui potete scaricare la prima scheda di riflessione dell'OCDS d'Italia
Qui potete scaricare la seconda scheda di riflessione dell'OCDS d'Italia

Con Maria, la nostra preghiera per la pace

SOLENNITà DI MARIA SS. MA MADRE DI DIO

“Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”
In questa ottava di Natale la Chiesa ci invita a proseguire la sosta davanti al 'presepe' per guardare, con gli occhi di Maria, il mistero inesauribile dell'Incarnazione. Quelli di Maria, infatti, sono occhi speciali, perché come Madre naturale e spirituale del Signore è legata visceralmente al suo Figlio, custodendo e meditando quanto accade o gravita attorno alla piccola Betlemme.
San Paolo, nella seconda lettura, ci annuncia in modo scarno ma solenne, la presenza di Maria come parte fondamentale e incisiva di quella “pienezza dei tempi in cui Dio mandò il suo figlio”; al tempo stesso ci dice che noi abbiamo ricevuto l'adozione a figli: “lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre!”. Paolo ricorda, dunque, che tutto è partito da quella pienezza dei tempi e, implicitamente, che quella “donna”, Maria, con il suo “sì” allo Spirito Santo, è divenuta anche nostra Madre e continua ad esserlo per divina disposizione. Contemplare quindi il mistero del dogma di Maria Madre di Dio, non è semplicemente adocchiare o anche estasiarci di fronte ad una bella pagina di teologia, ma vivere un mistero che ci appartiene e ci coinvolge interamente.
Tra i primi eventi che Maria, come mamma, si trova a contemplare e meditare, ci viene ricordato oggi dal Vangelo di Luca quello della Circoncisione: nell'ottavo giorno (giorno messianico) suo Figlio viene portato di fronte ad un sacerdote per ricevere il Nome, scelto da Dio stesso, e per entrare a far parte a pieno titolo del popolo di Israele, versando il suo primo sangue: un'offerta che anticipa la grande sofferenza redentrice della Croce, con cui sarà lui stesso, nel suo Nome, a darci una nuova appartenenza nel suo popolo, la Chiesa.
Il Nome divino è segno della sua presenza e della sua benedizione, infatti nella prima lettura Dio dice a Mosè, “porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò”: non si tratta semplicemente di suono o di lettere attribuiti ad una persona, ma qualcosa che indica la sua essenza e la sua missione. Infatti, la splendida e antica benedizione che ci viene consegnata nel libro dei Numeri, parla di contemplazione e di presenza: “il Signore ti benedica e ti custodisca... faccia risplendere per te il suo volto... rivolga a te il suo volto”. Questo cammino di ricerca e, al tempo stesso, di contemplazione del volto del Signore è la costante del cammino cristiano e, specificamente, del nostro cammino carmelitano! Maria ci è Madre e Maestra in questo: il suo accostarsi al Bimbo nella greppia non è un semplice – per quanto grande – gesto materno, ma un atto di adorazione autentico, per vedere oltre quel viso carnale, i tratti misteriosi del Dio vivente.
Davvero quindi possiamo esclamare con il salmista “Dio abbia pietà di noi e ci benedica” e lo esclamiamo con lo spirito mariano del Magnificat, riconoscendo l'umiltà del nostro servizio e la grandezza di Dio che si accosta a noi, specialmente nel mistero del suo Natale, così che “si conosca sulla terra la sua via, la sua salvezza fra tutte le genti”.
Così vogliamo iniziare il nuovo anno civile e pregare per la Pace nel mondo, in questa 50a giornata mondiale. La pace è dono del cielo, perché sgorga dal volto del Signore ed è segno che la sua benedizione dimora in noi. La pace vera nasce dal cuore e dai nostri ambienti di vita (prima che da facili slogan per conflitti lontani), 'circoncidendo' il nostro orgoglio ed egoismo, e versando anche qualche 'goccia di sangue', così che possa germogliare e crescere nella concretezza. La pace autentica si solidifica grazie allo Spirito riversato nei nostri cuori, che crea quella pienezza di tempo che ci fa guastare l'eternità. Sia, dunque, la nostra Madre del Carmelo ad accompagnarci sulla via della pace, inaugurata e mostrata a noi dal Bimbo di Betlemme.

“Il Signore rivolga a voi il suo volto e vi conceda la pace”!
p. Mario Chiesa ocd

Auguri dal convento di Arcetri

"La festa del Natale è la venuta di Dio tra gli uomini, perchè noi possiamo accedere a Dio".

(Gregorio di Nazianzo)
Cogliamo l'occasione per inviare a tutti voi i nostri più sinceri auguri di buone feste.

I Padri di Arcetri 

NATALE, FONTE DI SPERANZA

NATALE, FONTE DI SPERANZA

di Maria Teresa Cristofori ocd

Tra nefande brutture e ineffabil bellezze,
torna ancora il Natale su questo mondo
indifferente e tanto strano e inquieto.
Sintesi positiva tra bene e male,
segno evidente di contraddizione,
è il tenero BIMBO di Betlemme,
che porta pace, gioia e riconciliazione.
E’ proprio la sua Stella, che parla all’uomo
e, nel silenzio, rischiara il buio e, a lui,
così sussurra e dice: - Guarda in alto,
segui il sentiero che all’essenzial conduce
e il Vero e il Bello scoprirai alla sua luce.
Accogli il suo messaggio, spalancagli
il tuo cuore, in Lui riconosci e ritrova
la dignità divina della tua umana natura.
In Gesù, nel Dio con noi, ogni tristezza e
dubbio vincerai: in Lui tu troverai,
l’inesauribil fonte di speranza, che scaccia
ogni timore e che alimenta, la viva
fiamma dell’ eterno Amore.

Caprarola, 24 / 12 / 2016

Con Gesù ogni uomo potrà nascere da Dio


 S. Natale

“ Il Verbo si fece carne, e venne ad abitare in mezzo a noi”

Giunto è il tempo fortunato

in cui nascer Egli deve,
il Signore, come uno sposo,
dal suo talamo se n’esce

S. Giovanni della Croce, Romanza 9



L’evangelista Giovanni dichiara in maniera perentoria: “Dio nessuno lo ha mai visto” (Gv 1,18),  invitando il credente a fissarsi solo su Gesù,”l’unico figlio, che è Dio ed è in seno al Padre , è lui che lo ha rivelato”
(Gv. 1,18).
Quando Filippo chiederà a Gesù di mostrarli il Padre , Gesù gli risponderà “chi ha visto me, ha visto il Padre” (Gv.14,9).
Siamo invitati quindi dall’ Evangelista Giovanni a sbarazzarci di ogni immagine o concezione di Dio che non trovi riscontri nella figura di Gesù, nella sua vita e nel suo insegnamento.
Ogni immagine di Dio, nata da una tradizione religiosa dalla spiritualità, che non coincide con  con Gesù va eliminata, in quanto incompleta, limitata o falsa.
In Gesù, Uomo – Dio, si manifesta la pienezza dell’amore del Padre , un Dio – Amore che non è un rivale dell’uomo, ma suo alleato con il quale si fonde per comunicargli la pienezza della vita divina (Gv.17,22).

Questa offerta non verrà accolta e il Cristo tanto atteso sarà rifiutato, contestato, calunniato e in fine assassinato: “ venne fra i suoi, ma i suoi no lo hanno accolto” (Gv. 1,11).
L’iniziativa viene da parte di Dio che per disegno di misericordia, rivela all’uomo il suo piano e lo sollecita interiormente ad una risposta responsabile . Compito dell’uomo è di accogliere l’invito e di trattenere rapporti di fedeltà e di intima corrispondenza con il suo Creatore .
Scrive S. Giovanni della croce :”in primo luogo l’anima abbia un  costante desiderio di imitare Cristo...e mediti sulla sua vita per comportarsi in ogni sua azione come Cristo si comporterebbe” (1S.13,3).
Questo è fondamentale, se infatti nell'anima mancasse l’amore per Gesù e il desiderio di essere come Lui,1,14). tutto sarebbe impossibile; ma se nell'uomo arde la fiamma dell’amore per Lui, allora anche il sacrificio più pesante diventerà leggero e la rinuncia più dolorosa per la natura, diventerà soave.(T.11,30).  S. Giovanni della Croce esige che il desiderio di imitare Gesù sia costante e presente in ogni azione  che l’uomo compie. La volontà di Dio e che ogni uomo diventi suo figlio( Gv.1,12).
La persona di  Gesù, per l’Evangelista,sostituisce i pilastri dell’antica alleanza : “la legge fu data per mezzo di Mosè ma la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo (Gv.1,17). Quando si conosce la Parola tutte le altre parole perdono la forza e vengono sostituite da una nuova relazione con il Padre basata sull'accoglienza del suo amore. quest’unica parola, che conteneva e formulava il progetto che Dio aveva sull’umanità prima ancora della creazione, sorpassava ogni possibilità d'immaginazione da parte dell’uomo.
“ Il Padre pronunciò una parola, che fu suo Figlio e sempre la ripete in un eterno silenzio; perciò in silenzio deve essere ascoltata dall’anima”( Par 2,21).  Pieno compimento del progetto di Dio sull’umanità sarà Gesù: “la Parola si fece carne”(Gv. 1,14). 
La condizione divina del Cristo non sarà un suo  esclusivo privilegio, ma accogliendo Gesù come modello della propria esistenza , ogni uomo potrà nascere da Dio per il dono dello Spirito e diventare anch’egli suo figlio: “A quanti l’anno accolto, ha dato la capacità di diventare figli di Dio” (Gv.1,12). Con questa importante affermazione , posta da Giovanni al centro del Prologo dichiara che Dio non è disgustato dell’umanità ma innamorato: “ Dio infatti ha tanto amato il mondo , che ha dato il Figlio suo unigenito affinché chiunque crede in lui non perisca ma abbia la vita eterna” (Gv.3,16) 
Il Prologo è l’inno dell’amore di Dio per l’uomo, il canto dell’ottimismo con il quale il Creatore guarda la sua creatura e la chiama a collaborare alla sua creazione attraverso opere che infondano vita e misura sempre crescente. In questo incontro con Dio l’uomo non si sente schiacciato dalla sua pochezza , ma innalzato alla sublimità dell’amore che il Padre gli dimostra.

Gesù, Figlio di Dio, ha stabilito la sua Presenza in mezzo a noi . Ha voluto che la sua vita fosse la “luce che rischiarasse le nostre tenebre”, ha voluto, “assumendo la condizione di servo”, di trasmetterci quanto sia necessario assumere il suo atteggiamento, perché accogliendolo potessimo diventare figli di Dio”. Apriamo il nostro cuore al dono della salvezza! “Lui è alla porta e bussa , se noi gli apriamo entrerà e resterà con noi”.  
Questo è il Natale che noi tutti vogliamo vivere! Accogliere la Vita, la vita vera che da senso e significato alla nostra esistenza . Vita che è perdono, pace, gioia, serenità, fratellanza e forza soprattutto nelle avversità di ogni giorno. La Vergine tutta Santa e tutta Bella presentandoci Gesù Bambino nella Mangiatoia, ci dice: “fate tutto quello che Lui vi dirà”. Facciamo nostro quest’invito e aderiamo con coraggio e determinazione al progetto di amore di Dio che ci vuole “figli nel Figlio”, testimoni di un Dio che ci abita e ci ha conquistati.
p. Vincenzo Caiffa ocd

L'annunciazione di Giuseppe



          



 Domenica IV avvento


            L’annunciazione di Giuseppe


La Parola di Dio di questa quarta domenica di avvento ci presenta innanzitutto il testo di Isaia  sulla vergine che concepirà e partorirà un figlio (Is 7,14); si tratta certamente del testo più famoso che la tradizione cristiana ha sempre interpretato in proiezione messianica con riferimento alla concezione e parto verginale della vergine Maria. Nel Vangelo della Messa, l’angelo rivela a Giuseppe come questa profezia si sta verificando in Maria, la sua sposa.
            L’annunciazione che l’angelo aveva fatta a Maria viene ora ripetuta al suo sposo Giuseppe il quale, potremmo dire,  aveva tutti i diritti di avere una qualche spiegazione.
             Non sappiamo come Giuseppe abbia vissuto il periodo della sua vita che va dal momento in cui ha preso atto della maternità di Maria fino a quando l’angelo lo rassicura annunciandogli l’intervento di Dio. Il tormento di questo uomo traspare chiaramente dal racconto evangelico e altrettanto chiaramente la prontezza della sua obbedienza; non sappiamo, però, il cammino interiore che ha dovuto compiere per arrivare ad accettare una situazione non solo inspiegabile ma umanamente inconcepibile che contraddiceva tutto ciò che egli sapeva della trasmissione della vita e lo coinvolgeva a tal punto da sconvolgergli totalmente l’intera l’esistenza. Possiamo con certezza affermare che egli con ci abbia capito niente, ma ha creduto, e ha accolto con pronta obbedienza l’annuncio sorprendente e sconvolgente dell’angelo: ecco la sua grandezza. Possiamo forse aggiungere che ha accolto con sollievo la comunicazione dell’angelo perché lo liberava da ciò che certamente lo tormentava di più: il dubbio sulla innocenza di Maria, un dubbio che egli voleva con tutte le forze eliminare perché tutto di sé gridava l’innocenza della sposa, eppure non riusciva a trovare una ragione che potesse confermare quello che il cuore gli diceva, e che la realtà chiaramente smentiva.   
           
            Il brano evangelico ci pone davanti i due principali protagonisti della storia salvifica che raggiunge il suo culmine, e lo divengono attraverso questo atto supremo di fede. Di fronte all’intervento dell’angelo il sì di Maria e il sì di Giuseppe costituiscono il momento supremo in cui la fede e l’abbandono in Dio raggiungono la pienezza della fecondità e determinano la salvezza del mondo. E’ anche il momento nel quale si mostra all’evidenza che è Dio che fa tutto, basta fidarsi di Lui, basta lasciarlo fare.
            Come Maria, anche Giuseppe è definito dalla sua piena disponibilità. Ascolta, accetta, mette in pratica.  
            Iddio gli affida i suoi più grandi tesori: il Figlio e sua Madre. Un dono immenso quello che riceve, che comporta, allo stesso tempo, un compito immane che lo assorbe tutto e gli sequestra ormai ogni attimo della vita.  S. Giuseppe assolve questo incarico nel totale nascondimento e nel silenzio più assoluto. Il vangelo non ci riferisce nessuna sua parola, nemmeno per chiedere spiegazioni; ci dice solo che obbedì. Quanto al resto del nuovo testamento esso lo ignora totalmente.
            Eppure il compito affidato a Giuseppe è stato il più impegnativo e arduo che si possa immaginare. Certamente, dopo quella di Maria, nessuna vocazione fu più carica di responsabilità e più assorbente della sua. E nessuno ha compiuto la missione con più piena dedizione e assoluta fedeltà al piano di Dio.      
            Una lezione incomparabile per noi che siamo abituati a giudicare da quello che si dice, si vede e si sente. E valutiamo l’importanza delle cose a partire dal riconoscimento degli altri e dai risultati constatabili.
p. Arnando Pigna

Impariamo a gioire nel Signore

III DOMENICA DI AVVENTO


 Is. 35,1-6a.10; Sl 145; Gc. 5,7-10; Mt.11,2-11

  La liturgia domenicale ci propone la persona di san Giovanni il Battista: con veemenza domenica scorsa annunciava la venuta del Messia, oggi sembra però perdere di lucidità e fermezza: egli infatti appare smarrito e pieno di dubbi. E’ questo suo atteggiamento che ci immette nel clima dell’Avvento e ci aiuta a viverlo come tempo forte di attesa.
   Nella prima lettura il profeta Isaia parla a gente sfiduciata. Anche se l’esilio è finito e il popolo è finalmente libero non tutti gioiscono. La via del ritorno è lunga e difficoltosa, sembrano venir meno la forza e il coraggio. Allora Isaia annuncia una decisiva inversione di rotta: il deserto e la steppa si trasformano e fioriscono fino a raggiungere “ la gloria del Libano e lo splendore del Carmelo e di Saron ”. Addirittura egli annuncia che la strada impervia diventa “via santa”. Ed ecco che un sentimento prevale su tutti: la gioia; alla “ tristezza e pianto ” succedono “ giubilo ” e “ felicità ”.
    Anche san Giacomo, nella seconda lettura, formula l’invito ad attendere il Signore con viva speranza. E propone ad ognuno dei credenti come modello di pazienza e di impegno personale la figura del contadino, il quale semina e attende pazientemente i frutti, evitando di lamentarsi e cercando di migliorare i rapporti umani.
   Nel Vangelo, l’evangelista Matteo, narra della situazione critica nella quale viene a trovarsi il Precursore, quando Gesù aveva iniziato il suo ministero pubblico. Infatti Giovanni si trova in carcere; a ciò si aggiunge il fatto che Gesù appaia ben diverso da quello che lui aveva annunziato.
 Giovanni è un uomo rigido, pensa ad un Messia Giudice, profetizza con un linguaggio quasi violento, non fa sconti a nessuno, ed ora viene a sapere che Gesù mostra una preferenza per i peccatori, accoglie esattori delle tasse e prostitute.  Per questo manda una delegazione da Gesù per avere una parola che lo conforti e lo illumini, manifestando così non solo di essere un uomo forte, sicuro di sé, ma anche un uomo in ricerca, pronto a rimettersi in gioco, desideroso ancora di approfondire la conoscenza di Gesù. Il nuovo Rabbì, richiamando il proprio operato a favore delle varie categorie di malati gli fa capire che in Lui si stanno realizzando le antiche profezie. E termina elogiando la persona del Battista, fino a definirlo “il più grande tra i nati da donna”, e conclude affermando che, con l’avvento del Regno, anche “i più piccoli” che decideranno di accogliere il Messia “saranno più grandi di lui”.
  E’ bello notare come Gesù non cerca di farsi accettare a tutti i costi e fa che ognuno possa liberamente compiere un cammino personale di accoglienza della sua identità.
  Egli è anche il Giudice della storia, ma offre a tutti comprensione ed amore nella speranza di salvare tutti.
   E Giovanni resterà fedele a Gesù sino alla fine. La sua morte sarà infatti l’atto supremo di questa fedeltà. I dubbi iniziali hanno favorito una nuova scoperta dell’identità di Gesù, hanno permesso di rimettersi in discussione e di annodare vincoli più stretti di amore con Lui.
   Il Natale si avvicina e allora accogliamo l’invito di Paolo: “Gioite nel Signore sempre ” (Fil.4,4). Tale invito è motivato dalla certezza di un nuovo intervento di Dio nella nostra storia personale e collettiva per liberarla e rinnovarla. Ma Dio non fa nulla senza la nostra collaborazione. E la vera gioia si ha quando si fa anche la propria parte. Allora, per entrare in questa gioia accogliamo l’invito dell’Avvento a rinnovarci, sull’esempio del Battista, il quale, pur avendo idee ben radicate per le quali è disposto a morire, riconsidera quanto fatto alla luce delle parole di Gesù.
  Gesù stesso riconosce la coerenza con cui Giovanni esercita la missione che gli è stata affidata e l’autenticità del suo stile di vita, affermando che egli non è una “canna sbattuta dal vento”, cioè facile a piegarsi al vento delle opinioni comuni; ha il coraggio di rimanere se stesso, anche quando il vento cambia direzione. Giovanni sta in prigione perché è un uomo libero capace di entrare nei palazzi dei re per difendere la verità e denunciare soprusi.
  Giovanni è ammirevole soprattutto perché mostra una straordinaria capacità di non esser certo delle proprie certezze, di uscire coraggiosamente da un sistema consolidato di aspettative, di scelte di vita e di convertirsi da maestro ad allievo.
  Giovanni è grande perché coglie questa “crisi” come un’occasione per poter  progredire nel suo processo di maturazione umana e spirituale, ed accetta di essere uno “smarrito di cuore” bisognoso di essere consigliato.
   Gesù di Nazaret ci accordi questa grazia misteriosa che fa crescere e che diventa motivo di gioia e di stimolo ad approfondire.
   Nessuno si ritenga al riparo dal dubbio. “Colui che sta in piedi, stia attento a non cadere” (s. Paolo); il dubbio, infatti, non comprende necessariamente una negatività: è manifestazione di un vuoto da riempire; può esprimere capacità critica, e diventare gradino per progredire nella comprensione della verità, della propria identità e del senso da dare alla vita.

11 dicembre : memoria facoltativa di santa Maria Maravillas di Gesù, carmelitana

Che cosa debbo fare in terra 
se non vivere una vita d’amore con il Re del Cielo?    


P. Andrea Grigolo ocd

La nostra avventura formativa

Domenica 27 novembre a Milano presso  la chiesa dei Carmelitani Scalzi del Corpus Domini si è tenuto un incontro rivolto in modo particolare ai formatori e ai formandi delle comunità OCDS della Provincia Lombarda, con il proposito di condividere le reciproche esperienze in merito all’applicazione dell’iter formativo nella formazione iniziale.
Titolo dell’incontro:  Avventura formativa: successi, difficoltà e delusioni
Relatore: Angelo Berna - presidente della comunità OCDS di Monza.
La giornata ha avuto una notevole adesione di partecipanti soprattutto  provenienti dalle comunità di Milano , Monza, Concesa, Lodi, Piacenza e Lugano.