Tendere alla piena maturità di Cristo

La formazione è il tempo e lo spazio del cammino verso la maturità umana e morale. Non nasciamo maturi; ma siamo obbligati a diventarlo. E nella misura in cui ne percepiamo la necessità, accettiamo anche l’impegno e la fatica.Questo è l'argomento della sesta scheda. Per scaricarla clicca qui

Le beatitudini e l'ocds

   Si è svolto nell’accogliente Casa Diocesana di Spiritualità di San Fidenzio (Verona) il nostro Convegno Provinciale OCDS nei giorni 14/15 aprile scorsi anche con la presenza di 10 membri dell’OCDS della Provincia Lombarda con il loro Presidente Provinciale, a testimonianza dello spirito di comunione che si è instaurato fra le Province in questi ultimi anni e che lascia sperare in un futuro moltiplicarsi di esperienze comunitarie interprovinciali.
   Ogni Comunità ha condiviso le proprie riflessioni ed ogni intervento è stato seguito da un approfondimento del Padre, rendendo così particolarmente coinvolgente ed arricchente questo momento comunitario che vogliamo sia, come scrive Papa Francesco nell’ultima esortazione apostolica “Gaudete et exsultate”, un incoraggiamento ad un «reale cambiamento di vita». (66)  «Le Beatitudini in nessun modo sono qualcosa di leggero o di superficiale; al contrario, possiamo viverle solamente se lo Spirito Santo ci pervade con tutta la sua potenza e ci libera dalla debolezza dell’egoismo, della pigrizia, dell’orgoglio».

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Gesù in persona...


Meditiamo con   P. Davide Capano, OCD
Gesù muore “pubblicamente” di fronte alla folla testimone della sua “vera” morte. Questa morte è il luogo del suo “innalzamento” (sia perché essere messi in croce significa essere innalzati fisicamente da terra sia perché si tratta di un essere collocati su un trono regale, di Amore infinito e nel contempo pienamente comunicato all'uomo nella sua ostensione davanti a tutti). In questo innalzamento Gesù diede lo Spirito. Il suo Spirito torna al Padre; contemporaneamente si verifica sui presenti e sul mondo una prima effusione dello Spirito Santo. Gesù dopo tre giorni risorge; veramente, risorge. Con una corporeità trasfigurata, ma una vera corporeità. Risorge ad ogni modo “di nascosto”... I Vangeli ci parlano delle apparizioni del Risorto ora in un luogo ora in un altro, ora a quella persona ora a quell'altra secondo una criteriologia difficilmente prevedibile dall'uomo stupito e incredulo di fronte all'Evento - l’Unico Evento su cui diventa necessario discernere per sé: “ma io, credo?” -. I Vangeli ci mostrano Gesù che è Risorto, ma non ci raccontano nulla dell’evento in sé della resurrezione. Il Risorto, che agisce, che appare, che parla e compie dei gesti, che non è una proiezione mentale del discepolo, Lui, nella sua persona divina, è più che mai al centro delle narrazioni evangeliche - e quindi dopo che il sepolcro resta definitivamente vuoto, resteranno solo le bende e il sudario… -. Le apparizioni del Risorto, mostrano a noi il regime nuovo di libertà e di vita che Egli stesso testimonia nel suo arrivare, nel suo ancora e sempre prendersi cura della sua Chiesa, che Egli ha amato da sempre. Nel brano evangelico che commentiamo in questa terza domenica di Pasqua si tratta appunto di questo: i discepoli di Emmaus, totalmente disillusi abbandonano Gerusalemme e con essa le loro speranze infrante. Senza saperlo, nel loro fuggire hanno camminato con Gesù fino ad Emmaus, hanno ascoltato la sua parola; Parola che infiammava i loro cuori delusi e stanchi; resta con noi, perché si fa sera… e lo riconobbero allo spezzare del pane. Lo riconobbero ma proprio in quel momento sparì alla loro vista ed ecco, capiscono che qualcosa è avvenuto, che le parole delle donne non erano un vaneggiamento! E violano il sabato tornando indietro; tornano in fretta sui loro passi per condividere con gli altri, coloro i quali avevano abbandonato a Gerusalemme, la gioia indicibile e inattesa: è vivo, è il vivente! E proprio in quel momento «Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”». Si tratta di una narrazione che non ha il sapore del mito ma della testimonianza del discepolo in merito alla oggettività dell’Evento del vedere e del sentire Gesù Risorto, proprio Lui e non un “altro”. Proprio in questo senso Gesù stesso insiste sulla Verità della sua Persona divina, sul suo non essere un fantasma o una illusione… Gesù in quanto è il Risorto si prende cura dei discepoli sconvolti e pieni di paura: continua a prendersi cura dei suoi, rivelando per loro una Verità sconvolgente: «un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». 
La presenza fisica del Risorto in mezzo a loro esige, in base alle parole stesse di Gesù, il superamento impensabile dei turbamenti e dei dubbi dentro i quali l’uomo può perdersi oppure compiacersi. Gesù dice di essere proprio Lui, invitando i discepoli a vederLo e a toccarLo; è lo stesso eppure al contempo è diverso, è il Vivente entrato dentro un regime diverso di esistenza. Ma poiché non credevano ancora chiede addirittura da mangiare, ed Egli davanti a loro mangia il pesce arrostito! Si tratta di dettagli importantissimi nella narrazione: Gesù era veramente morto ma risorge veramente senza alcun tipo di aspettativa o di previsione dei discepoli e soprattutto in una vera corporeità, in un regime di vita che ha una concretezza sconvolgente e realissima. La Resurrezione è tanto più imprevedibile quanto più si rifletta sul realismo della morte. L’Evento del Risorto che arriva a porte chiuse e sta in mezzo ai suoi discepoli, che manifesta una Verità sconcertante e che vive di una vita differente e in un regime nuovo di libertà dopo aver vinto la morte, in tal modo - anche nella sua inafferrabilità, nella incapacità del discepolo di essere padrone del suo comparire e del suo assentarsi - decide Lui stesso di essere incontrabile, sperimentabile; e in tal modo sarà sempre – in rapporto alla libertà del Risorto – incontrabile dal discepolo attraverso i tempi. Gesù allo stesso modo non si accontenta della sua manifestazione “fisica”; ciò che sorprende è il fatto che non soltanto Gesù si manifesta nella sua persona, nel suo puro stare con i discepoli, ma anche offre proprio in questo momento una spiegazione che riguarda quello che sta succedendo; pronuncia ancora delle Parole e dà un insegnamento. Si tratta di quello che è avvenuto sempre, anche in precedenza: “prima”! Gesù compie sempre dei gesti, dei segni, di per sé esplicativi di una Verità nuova, ma il discernimento dell’uomo chiamato alla sequela si svolge sempre in base alla Parola, successiva, che riguarda quei gesti e quei segni e che li spiega. Il Risorto infatti dirà che c’è una continuità tra Antico e Nuovo Testamento, tra le profezie antiche e quello che i discepoli hanno vissuto: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Ma non avviene soltanto questo, quasi come se il discepolo debba essere un puro e semplice riportatore di un fatto che resta esterno alla sua esperienza personale. Il discepolo deve essere coinvolto in questo evento e in queste Parole per sperimentarne la bellezza e la Verità, per comprenderlo appieno questo Evento, ma in questo ha bisogno ancora dell’intervento di una forza a lui esterna e che viene da Dio: «Allora aprì loro la mente - Lui agisce! - per comprendere le Scritture». Dopo aver aperto la mente dei discepoli Gesù Risorto dice parole ulteriori di spiegazione e di chiarificazione: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni». In tal modo Gesù si proclama come centro della storia umana, tra un prima e un dopo definitivo; il centro è appunto la sua Passione, morte e Resurrezione. In questo tempo in cui noi viviamo, che è dopo la Resurrezione, tempo della Chiesa, Gesù in persona è presente nella sua Chiesa ed assisterà ancora i suoi discepoli, cui affida il compito di essere annunciatori. Saranno questi testimoni – voi di questo siete testimoni, e noi fondiamo la nostra fede sulla loro testimonianza! – che diventeranno nei secoli strumento della diffusione per il mondo intero della Buona Notizia che ha al centro il mistero della Persona di Gesù. Ciò, non altro, esigerà la conversione e il perdono dei peccati. Di questa verità sarà annunciatore Pietro a Pentecoste: il peccato commesso non è la realtà definitiva che riguarda l’uomo, è possibile proprio in nome del Risorto anche la nostra resurrezione e la liberazione da peccato. Chi ha ucciso Gesù per ignoranza si trova messo nelle condizioni di un ricominciamento inaspettato, non è definitivamente condannato ma è chiamato alla conversione, per la cancellazione del peccato che lo minaccia e deturpa la sua identità di uomo, grazie all’Opera che Dio stesso ha compiuto: quella della nostra redenzione, passando attraverso la Passione e la morte. Anche in base alla testimonianza di S. Giovanni apostolo nella sua prima lettera, di fronte alla gravità del nostro peccato, che ci umilia, diventa possibile alla Grazia agire in una conversione che interpella la nostra libertà nel volerci convertire; che permette di ri-conoscere Gesù sempre di nuovo e di osservare in modo rinnovato - in base alla testimonianza del Risorto e della vita che Lui in prima persona vive in comunione con il Padre, nell’unità dello Spirito Santo - i suoi comandamenti. Obbedendo al comandamento nel nuovo regime di vita regolata dalla Resurrezione già adesso è sperimentabile la comunione col Risorto.                

E' nell'assemblea domenicale che la Parola si offre a noi

Meditiamo con p.Luigi Navone ocd

DOMENICA  DELLA  DIVINA  MISERICORDIA

“Beati quelli che pur non avendo visto crederanno”.
Siamo ancora avvolti dallo stupore e dalla gioia grande, come gli Apostoli all’incontro con   Gesù Risorto che liturgicamente celebriamo per otto giorni come un unico grande giorno fatto dal Signore per contemplare la sua bontà e misericordia.
Il tema centrale, di questa domenica “in albis”o della Divina Misericordia, è la Fede in Gesù Risorto testimoniata dai discepoli che lo hanno incontrato, lo hanno toccato, hanno mangiato con lui.

Gesù si rivela ai suoi la sera di quello stesso giorno mentre sono tutti riuniti, il giorno dopo il sabato, il primo giorno della settimana, cioè la domenica in un contesto liturgico e poi otto giorni dopo. La fede di pochi che hanno visto Gesù Risorto, attraverso la loro testimonianza, è diventata salvezza di molti, che senza aver visto e toccato hanno creduto e così i credenti in Gesù Messia e Salvatore sono diventati una moltitudine. La loro convinzione,  l’osservanza dei Comandamenti,  la vita pia, l’amore vicendevole, la solidarietà verso i bisognosi sono stati una forza di attrazione potente che nel giro di qualche decennio hanno diffuso la fede in Gesù in tutto il bacino mediterraneo.
Anche noi oggi siamo tra quella moltitudine di beati che senza aver visto e toccato abbiamo  creduto. Come i primi cristiani, anche noi oggi, beneficiari di questa ricchezza inestimabile della Fede ricevuta nel Battesimo, dobbiamo alimentarla, purificarla, celebrarla e trasmetterla con la stessa fedeltà, convinzione e coerenza. Essa si alimenta con la preghiera personale e comunitaria.
Il luogo e il momento privilegiato dell’incontro con il Risorto è la domenica, “il Giorno del Signore”,  la Pasqua settimanale. Incontro che dobbiamo vivere come “il Signore dei giorni”, al punto da non poter vivere senza la domenica. Lì dove si raduna la comunità dei salvati, “la Santa Assemblea”,  il Signore ci viene incontro con la Sua Parola, ci si rivela come Colui che è il compimento delle Antiche Profezie, la Parola definitiva del Padre. Egli fa ardere il nostro cuore e ci fa rivivere nel presente l’Offerta di Se stesso e la Sua glorificazione. Inondati e come sommersi dalla grazia di questo giorno santo siamo invitati a contemplare le meraviglie del Suo amore e a “rendergli  grazie perché eterna è la Sua Misericordia”.

Questo incontro con Gesù Risorto nel Convito Eucaristico ci trasforma in creature nuove e ci sprona a vivere con la stessa coerenza dei primi cristiani sia con la testimonianza del Risorto sia con la sollecitudine verso tutti i bisognosi. Se insieme condividiamo i beni celesti: “l’Eucarestia” come non condividere i beni della terra, liberando il nostro cuore dall’egoismo per renderlo aperto alle necessità del prossimo? Anche oggi questa Fede disarmata, ma convinta vince il mondo e noi, già da adesso celebrando la Misericordia di Dio, pregustiamo la beatitudine di chi ha creduto senza aver visto. 

“Dicono che è risorto”…


Meditiamo con P. Ennio Laudazi, ocd. 
“…è in quell’istante che nasce la fede, che nasce il Cristianesimo” (V. Messori, p. 120).

“Cristo Risorto e glorioso è la sorgente profonda della nostra speranza, e non ci mancherà il suo aiuto per compiere la missione che Egli ci affida” (Papa Francesco EG, 275)
Per offrire un “pensiero” sul Vangelo in particolare e la Parola di Dio in generale nella Pasqua del Signore, sento che valga soprattutto cogliere l’annuncio: dicono che è risorto! Cristo è risorto, proclama la parola di Dio. Con la conferma dell’apostolo Giovanni, testimone oculare del fatto con Pietro: “Vide e credette” (Gv 20, 8). 


Di fronte al mistero assumiamo un comportamento realista, quindi; oppure, come ci suggeriva il Papa nell’omelia della Domenica di Pasqua 2017, “ognuno di noi pensi ai problemi quotidiani, alle malattie vissute o che viviamo; pensiamo alle guerre, alle tragedie umane e, semplicemente, con voce umile, senza fiori, soli davanti a Dio, davanti a noi stessi diciamo: «Non so come va questo, non sono sicuro che Cristo è risorto ed io ho scommesso». Fratelli e sorelle, questo è quello che ho voluto dirvi. Tornate a casa oggi, ripetendo nel vostro cuore: «Cristo è risorto». 

Per il resto, la Parola di Dio nella Pasqua del Signore, oltre a presentare una forte e interiore verifica delle profezie adombrate nell’Antico Testamento e compiute nel Nuovo, offre uno spettacolo sublime: accensioni e deflagrazioni, disegni a colori in cielo, sotto le stelle:

“Sono risorto e sono sempre con te” (Ingresso).
“Hai vinto la morte o Padre” (Colletta).
“Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo!” (Salmo responsoriale).
“Il Signore della vita era morto ma ora vive, trionfa. Tu, re vittorioso, abbi pietà di noi” (Sequenza).
“Facciamo festa nel Signore!” (Dopo la Comunione).
“Cercate le cose di lassù, dove è Cristo!” (Seconda lettura).

Il tutto per stringere nel cuore il mistero celebrato nella Pasqua: “Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette” e “Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino e vide che la porta era stata ribaltata” (Gv 20,1).

Il mistero contemplato e vissuto nella fede va annunziato e testimoniato:

“Ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che Egli è il giudice dei vivi e dei morti” (Iª Lettura).
“Cercate le cose di lassù, dove è Cristo” (2ª Lettura).
“Esultanti per la gioia pasquale (Sulle offerte), andate e portate a tutti La gioia del Signore risorto. Alleluia, alleluia! Rendiamo grazie a Dio. Alleluia, alleluia!
E la prospettiva teologica della speranza cristiana per la Chiesa, con la Chiesa e nella Chiesa: “Proteggi sempre la tua Chiesa, Dio onnipotente, con l’inesauribile forza del tuo amore, perché, rinnovata dai sacramenti Pasquali (s.m.), giunga alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore (Dopo la comunione).



Gli auguri di p. Alzinir De Bastiani

Cari confratelli nell'Ordine, 

nell'augurarvi i doni della Pasqua di Gesù, la sua Pace e la sua Gioia, condivido questo profondo pensiero del Card. Martini. 
"A Pasqua risplende la bellezza che salva, la carità divina che si effonde nel mondo. Nel Risorto, colmato dal Padre dello Spirito di vita, non solo si compie la vittoria sul silenzio della morte ed è offerta la forma dell'uomo nuovo, che è tale in pienezza secondo il progetto di Dio; ma si compie anche il supremo "esodo" da Dio verso l'uomo e dal uomo verso Dio, si attua quell'apertura all'oltre da sé, cui aspira il cuore umano. Se facciamo nostro nella fede l'evento di Pasqua, siamo noi pure trascinati in questo vortice che ci invita a uscire da noi stessi, a dimenticarci, a gustare la bellezza del dono gratuito di sé." ( Carlo Maria Martini).

Fr. Alzinir F. Debastiani OCD

Anzio, Pasqua 2018

Auguri del Coordinamento


Fissiamo lo sguardo sulla Passione di Gesù, un cammino di spogliazione


Meditiamo il Vangelo della Domenica delle Palme con p. Andrea L'Afflitto ocd

La liturgia di questa domenica dà inizio alla Settimana Santa della passione, morte e risurrezione del Signore, che nella tradizione orientale è denominata la Grande Settimana.
Potremmo definire la giornata odierna, giorno di grandi contrasti: da un’esultanza per l’ingresso in Gerusalemme del “Figlio di Davide”, si passa all’acclamazione per mettere a morte Gesù, attenzione e premura delle donne al tradimento e fuga degli apostoli.
S’inizia con la commemorazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, tra la folla esultante che inneggia a Colui che viene nel nome del Signore, ma subito dopo dal clima festoso si passa alla contemplazione del mistero della passione e morte del Signore nel suo significato salvifico: la pasqua di Cristo inaugura la nuova alleanza, la vita nuova della Risurrezione che passa sempre attraverso la sofferenza e la morte. La Pasqua è il paradigma della vita cristiana. Nelle letture ascoltiamo il terzo canto del Servo sofferente del Signore, in Isaia 50, mentre il Salmo responsoriale ci fa pregare il grido di Gesù sulla croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi ha abbandonato?”. La seconda lettura riporta l’Inno cristologico su Cristo umiliato nella morte e glorificato nella risurrezione, che Paolo inserisce nella sua lettera ai Filippesi. Da questi testi si è così introdotti alla lettura della Passione del Signore, che quest’anno è quella secondo Marco.
Al centro della narrazione di ogni sezione c’è Gesù che continua risoluto nella missione che il Padre gli ha affidato, mentre l’evangelista ci tiene a sottolineare l’identità divino-umana di Gesù. E’ il Figlio, fatto uomo che si consegna alla morte e la sua divinità si manifesta nella debolezza estrema della croce. Qui la teologia di Marco è molto simile all’insegnamento di Paolo, per cui la croce è la manifestazione della potenza e della sapienza di Dio (1Cor 1, 21-25).
Nel racconto possiamo trovare anche un ritratto della Chiesa, infatti, l’evangelista dedica particolare attenzione ai discepoli: sottolinea le loro qualità positive ma anche la loro incapacità a comprendere il mistero ed anche i loro peccati. Di fronte alla croce i discepoli fuggono, uno lo tradisce, un altro lo rinnega. Essere discepoli autentici è un percorso che inizia con la chiamata divina, ma che ha bisogno di un cammino di conversione e di purificazione nei tempi lunghi.
Ci sono poi dei personaggi esterni alla cerchia dei discepoli che compiono gesti coraggiosi e positivi: la donna di Betania che comprende il senso della morte di Gesù e lo avvolge di profumo; Simone di Cirene, che, anche se non di sua iniziativa, si sottopone alla croce di Gesù; Giuseppe d’Arimatea che mette a disposizione il suo sepolcro per la sepoltura; infine, quasi come il personaggio chiave, il centurione romano, un pagano, che al momento della morte di Gesù, esprime l’atto di fede più maturo e più solenne.
Questo contrasto tra gli intimi di Gesù e gli estranei serve a Marco per ricordare alla Chiesa, cioè a noi, di rimanere vigilanti, di non chiudersi nei privilegi o nel sentirsi migliore degli altri, ma di avere coscienza dei propri limiti ed essere accoglienti e aperti verso tutti, perché i pubblicani e i peccatori ci precederanno nel Regno di Dio.
Nel Vangelo di Marco c’è anche una sottolineatura a riguardo del tempio di Gerusalemme. Al tempo di Gesù, la città s’identificava con il tempio, salire a Gerusalemme significava salire al Tempio per il culto, per le feste annuali. E, nei capitoli precedenti il racconto della passione, Marco sottolinea il ruolo del tempio durante la permanenza di Gesù a Gerusalemme. Dopo l’ingresso solenne nella città santa, Gesù è quasi sempre nel tempio. La prima volta si guarda tutto intorno con uno sguardo circolare, il giorno dopo caccia i venditori, poi maledice il fico e infine dà un insegnamento sulla preghiera. Un intreccio di temi che esprimono la tristezza di Gesù per la sterilità del tempio: il fico, come immagine del tempio, produce solo foglie, solo mercato ma non autentica preghiera. Inoltre in tutto il racconto della passione il silenzio di Gesù è impressionante!
Tutto il racconto della Passione potremmo leggerlo come un processo di spogliazione:
  • ·         spogliazione dalla solidarietà con gli uomini (Mc 15,25-32)
  • ·         spogliazione dalla solidarietà ci la creazione (Mc 15,33)
  • ·         spogliazione dalla solidarietà con il Padre (Mc 15,34-37)

 La spogliazione progressiva del Cristo dalla sua umanità è simbolizzata, in un’azione implicita in Marco, nel gesto di dividere le vesti; nel contesto della condanna a morte, attraverso la spogliazione delle vesti si voleva espropriare il condannato di tutto ciò che garantiva un legame con la comunità.
Ci si ritrova dinanzi ad un Gesù nudo, abbandonato a se stesso, in una profonda solitudine e silenzio. 
Ma proprio quella spogliazione, quell’abbandono, contrariamente alle aspettative umane, manifesterà la vera identità di Gesù e soltanto coloro che continueranno a fissare il volto del Crocifisso potranno vedere e credere.
Accogliamo l’invito della S. Madre Teresa per vivere con attenzione interiore questi giorni santi:
Non vi chiedo di fissare il vostro pensiero su di Lui, né di fare molti ragionamenti o alte e sapienti considerazioni. Ciò che vi domando, è portare lo sguardo della vostra anima su di Lui. Chi può impedirvi di elevarvi, anche solo per un istante verso il Signore?”(Cammino di Perfezione 28).
Anche noi dinanzi al mistero di Cristo siamo chiamati a prendere posizione, l’evangelista Marco attraverso la sua narrazione ci porta proprio a questo: manifestare la nostra fede riconoscendo nel Cristo crocifisso il Figlio di Dio.

Incontro sul sacramento della Riconciliazione a Napoli

Il percorso formativo delle  comunità secolari napoletane era cominciato il 3 marzo (convento di S. Teresa a Chiaia) con il ritiro su




Sabato 24 marzo il consueto incontro mensile di formazione della comunità ocds dei SS. Teresa e
Giuseppe  ha approfondito con il sacramento della riconciliazione (monastero dei SS. Teresa e Giuseppe ai Ponti Rossi).

Il Coordinamento lavora per la formazione

Nei giorni 16,17 e 18 marzo scorsi si è riunito a Sassone (Roma) il Coordinamento Interprovinciale d’Italia con il Delegato Generale P. Alzinir Francisco Debastiani, il P. Assistente Nazionale, P. Aldo Formentin, i Responsabili della Formazione delle Provincie d’Italia e due Consiglieri Provinciali del Centro Italia. All’ordine del giorno c’era soprattutto l’elaborazione di una bozza di iter formativo comune per tutto l’Ocds italiano, partendo dall’esperienza maturata dalle singole Province in questi ultimi anni. Sulla base infatti dei diversi iter formativi si è riusciti a strutturare uno schema generale diviso per anno di formazione partendo dall’anno di accostamento fino alla promessa definitiva. Si è anche ipotizzato un percorso di formazione permanente. È stato un lavoro impegnativo, ma condotto in un clima di collaborazione e condivisione fraterna in cui ciascuno ha potuto offrire il suo personale contributo con uno spirito di servizio per il bene dell’Ordine e della Chiesa. Ai Responsabili della Formazione è stato affidato ora il compito, con l’aiuto dei Formatori delle Province, di elaborare dei quaderni contenenti i riferimenti alla Sacra Scrittura, ai Documenti del Magistero della Chiesa, agli scritti dei nostri Santi e ogni altro materiale che possa essere un utile sussidio per coloro a cui è affidato il delicato quanto prezioso compito formativo. Questo strumento unitario per tutto l’OCDS italiano contribuirà a farci sentire sempre di più un’unica grande famiglia

Vogliamo vedere Gesù


Meditiamo con p. Santo Sessa ocd


OMELIA SULLA V DOMENICA DI QUARESIMA 

PREMESSA: Siamo giunti all’ultima settimana di Quaresima e, quindi, la Parola di Dio e il Vangelo in modo paricolare, sono orientati verso il Mistero Pasquale, verso quella Passione e Morte di Colui che è venuto a salvarci, di Colui ha offerto la sua vita, in piena obbedienza al Padre, perché dalla Sua Morte noi tutti ricevessimo la vita. Per questo Gesù dice con fermezza, “Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me”. Elevato sulla Croce, elevato alla Gloria del Padre: Morte e Risurrezione, Croce e Gloria, in Giovanni divengono un unico Mistero che siamo chiamati a contemplare.

Nella Prima LETTURA il profeta Geremia annuncia una ‘nuova alleanza’, un’alleanza non più scritta su pietra, ma dentro di noi, nel nostro cuore. Inoltre «conosceremo il Signore» perché perdonati e riconciliati: è ciò che si realizzerà in Cristo, attraverso la sua Morte e Risurrezione.

La Seconda LETTURA, ci fa contemplare l’Umanità di Gesù, posta dinanzi al “Silenzio del Padre” e nella sua estrema debolezza mentre «offre preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte». Inoltre, Lui che «insegna», in tutta la sua vita terrena e come Uomo, ha dovuto «imparare» l’obbedienza, un’obbedienza «fino alla morte di croce». Cioè, tutta la sua vita è stata un’obbedienza, un ascoltare (ob-audire = ascoltare, stare di fronte) la volontà del Padre.
Il Suo «Sangue versato per tutti» diviene la risposta a questa volontà e l’Amore infinito verso tutti noi.

E giungiamo al VANGELO DI GIOVANNI (Gv 12, 20-33), sempre ricco di contenuti ‘simbolici’ e ‘teologici’.

«VOGLIAMO VEDERE GESÙ»: Gesù aveva 'risuscitato' Lazzaro e Maria, sua sorella, le aveva unto i piedi con l'olio, 'segni' che preparano alla Morte e Risurrezione di Gesù, ormai vicina.
Decide di “andare a Gerusalemme” per partecipare alla festa ebraica, sapendo che non sarebbe giunto a Pasqua, infatti anticiperà la 'sua Pasqua con i Discepoli' qualche giorno prima nell'Ultima Cena.
Improvvisamente alcuni Greci, cioè pagani non appartenenti al popolo eletto, domandano con fermezza: «VOGLIAMO VEDERE GESÙ...». “Vedere” nel Vangelo di Giovanni significa “Conoscere-credere”, “fare esperienza personale-intima” di Lui. Probabilmente, avevano sentito parlare o visto  agire Gesù, rimanendone affascinati, perché il suo Insegnamento e la Sua Persona sono molto differenti da tutti gli altri...Lui 'entra' pienamente nel cuore dell'uomo! Si rivolgono a Filippo “ed egli andò a dirlo ad Andrea ed insieme andarono a dirlo a Gesù”: è il percorso della fede. Si incontra, si domanda, si fa fare esperienza: è la fede per 'trasmissione', è la fede 'per contagio', la Fede è infatti, non una serie di precetti da imparare ma un'esperienza viva della Persona di Gesù!

«É GIUNTA L'ORA»: Non è casuale che Giovanni sottolinei questa presenza di Greci e che
stranamente Gesù non si presenti, non risponda direttamente alla loro richiesta, ma affermi parole 'misteriose'....«É GIUNTA L'ORA...», cioè il Tempo Stabilito, quel Tempo in cui si compie la Sua Volontà-Obbedienza al Padre, è l'Ora della Morte per darci la Vita, è l'Ora della Risurrezione per darci la Vita Eterna, non solo ad alcuni ma a tutti (ciò significa la presenza di questi Greci): Gesù è venuto per tutti e morirà per tutti perché “è questa la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell'ultimo giorno.
Siamo di fronte ad un “fatto” culminante: Dio muore per dare la Vita agli uomini, ma COME PUÒ MORIRE DIO, Lui che è TUTTO!? Eppure Dio ha scelto per sè anche questa 'modalità' per mostrarci la pienezza d'Amore. La Morte è il Prezzo dell’Amore, dell’Infinito Amore, perché solo il vero Amore sa dare la vita. Se dovessimo domandarci “quanto” ci ama Dio, la Croce ci dice “infinitamente”.
La Croce non giunge improvvisamente, ma nel Vangelo di Giovanni, Gesù totalmente unito alla Volontà del Padre, è pienamente consapevole e libero di scegliere: "Io ho il potere di dare la mia vita e ho il potere di riprenderla di nuovo". Comunque, «L'ORA», dice un «COMPIMENTO»: il Disegno di Salvezza sta realizzandosi e Gesù lo confermerà con i gesti e con le parole, «TUTTO É COMPIUTO!»

«QUANDO SARÒ INNALZATO DA TERRA, ATTIRERÒ TUTTI A ME»: Gesù, per un attimo sente l'angoscia della Morte, di quella Morte così crudele, che esprimerà nel Getsemani dapprima come ‘rifiuto’  "Padre allontana da me questo calice", poi accettando ‘bevendolo’ fino in fondo “Padre, non la mia ma la tua volontà”. Anche qui, Gesù qui vive quest'angoscia mortale: «Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome...». E dal cielo ancora una volta, una voce viene a confermare la Figliolanza Divina di Gesù: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». Cioè questa Morte apparentemente ‘fallimentare’, è la vittoria, è la “glorificazione di Gesù” da parte del Padre. Croce per la Gloria, Croce e Gloria uniti in un unico Mistero indissolubile!  
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: "Un angelo gli ha parlato". Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi"». Perché viene confermato il fatto che Gesù vincerà la Morte e Risorgerà, viene confermato che la grande Novità della Fede sarà credere alla Sua Risurrezione, poiché anche noi moriremo e risorgeremo in Cristo, come già è avvenuto per Maria, la prima redenta! Ecco perché Gesù invita tutti, essendo venuto per salvare TUTTI: «IO QUANDO SARÒ INNALZATO DA TERRA, ATTIRERÒ TUTTI A ME…»
È la Croce, è Lui Crocifisso quel «chicco di grano caduto in terra che muore e produce molto frutto», il frutto della vita eterna!

●● COSA DICE ALLA NOSTRA VITA CONCRETAMENTE: Gesù non è Morto e Risorto per sé, ma per tutti gli uomini, perché la Morte è solo un 'passaggio' verso quella Vita Eterna che Lui ci ha conquistato. Parliamo troppo poco della Vita Eterna, ‘cuore’ del Mistero Pasquale di Morte e Risurrezione, e ‘attesa’ del cristiano di contemplare definitivamente il Volto di Dio. La Vita Eterna, infatti, non è “un luogo” ma la “piena comunione con Dio” il “vedere Dio faccia a faccia”, lo “stare per sempre alla Sua Presenza”. É ciò che Gesù ci ha conquistato, infatti è Lui stesso il “luogo” e il “mezzo” per accedere alla Vita Eterna: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo.”. La Fede in Gesù Cristo, Morto e Risorto per noi, è “già ora” un “anticipo di eternità”, come affermava S. Elisabetta della Trinità:
                             “Abbiamo il Cielo in noi, quel cielo di cui talvolta provo pungente nostalgia…
                              Nell’attesa vivo nell’amore, mi ci getto dentro, mi perdo. É l’infinito...
                              Per trovarlo dentro di me, basta che io mi raccolga.
                              Egli mi ha messo nel cuore una tale sete d'Infinito che Lui solo può saziare...
                              É qui, nel Cielo della mia anima, nel mio intimo dove Egli dimora,
                              che mi piace trovarLo, Dio in me e io in Lui, ecco la mia vita.”
  
PENSIERO SPIRITUALE: scriveva GIOVANNI PAOLO II («Novo Millennio Inuente»)
«Vogliamo vedere Gesù» (Gv 12,21). Come quei pellegrini di duemila anni fa, gli uomini del nostro tempo, magari non sempre consapevolmente, chiedono ai credenti di oggi non solo di «parlare» di Cristo, ma in certo senso di farlo loro «vedere». E non è forse compito della Chiesa riflettere la luce di Cristo in ogni epoca della storia, farne risplendere il volto anche davanti alle generazioni del nuovo millennio? La nostra testimonianza sarebbe, tuttavia, insopportabilmente povera, se noi per primi non fossimo contemplatori del suo volto. […] In questo periodo specialissimo, il nostro sguardo deve restare più che mai fisso sul volto del Signore.

P. SANTO di Gesù e Maria