La Domenica di Pentecoste e il fuoco d'Amore


Meditiamo con P. Paolo Calabrese ocd


“Vieni Santo Spirito”. Con l'invocazione allo Spirito Santo si conclude la celebrazione del tempo di Pasqua per avviarci a vivere in modo speciale, contrassegnati dal sigillo dello Spirito Santo, il tempo dell'annuncio del vangelo, della Chiesa, della nuova umanità . Il Dono di “Gesù in mezzo a noi” si compie oggi sotto forma dell'azione dello Spirito Santo che agisce nella Chiesa e nel cuore dei credenti che veramente l'accolgono con docilità. Una umanità “nuova”, “redenta”, quella che viene annunciata dalla predicazione dei discepoli che mostrano con la loro vita e le opere la misericordia di Dio su di essi. I discepoli sono strumenti attivi e consapevoli dello Spirito, “parlano in lingue”, “operano guarigioni”, soprattutto annunciano la buona notizia del dono della misericordia di Dio a tutti gli uomini. Nasce in Cristo un “popolo nuovo” dal “cuore nuovo”. 
La Parola di Dio descrive l'azione dello Spirito prima singolarmente ponendosi su ciascun uomo poi mettendo in comunicazione tutti gli uomini che l'ascoltano. Ad ognuno dà un dono e tutti raduna in unità. La dispersione degli uomini nella babele dei culti, culture e tradizioni si risolve così nella azione di grazia dello Spirito Santo che unisce  l'umanità nel nome di Gesù. Unità e diversità, pluralità di carismi e fedeltà. La Chiesa è tutto questo. In ogni epoca il Signore ha assistito la sua Chiesa in modo nuovo dotandola di carismi e doni che spesso sono nati nelle prove della storia, dalle divisioni, dalle guerre. Spesso ha dovuto riformare se stessa nel suo modo di testimoniare il Signore per mantenere inalterata questa fedeltà allo Spirito. E' la lunga storia dei testimoni, dei santi e dei Concili che dapprima con imprevedibilità e fantasia crea la diversità dei carismi e poi indirizza in modo nuovo il cammino della Chiesa. In questo percorso riviviamo anche il dono della vita consacrata. Santa Teresa di Gesù amava definirsi “figlia della Chiesa” e voleva che i suoi monasteri fossero fiaccole di preghiera e carità a favore di tutti gli uomini e i sacerdoti in particolare. In un momento storico di divisione della cristianità tra cattolici e protestanti durante le guerre di religione,  una umile monaca  ricorda con la testimonianza della sua vita il primato dell'azione dello Spirito nel cuore dei credenti. Il suo incontro con l'umanità di Cristo rivissuto nella preghiera ha segnato il suo cammino di conversione ed è diventato per tutti fonte di ispirazione nella Chiesa. La santità è il dono dello Spirito nella Pentecoste. Dona che perdura ancora oggi. Con la Pentecoste abbiamo ricevuto in pienezza il primo dono del Risorto: il suo Spirito di Riconciliazione. Misericordia e libertà, vita oltre le logiche di odio e di morte. Lo spirito del perdono, che tutto risolve nella concordia ci spinge a rifiutare via alternative di menzogna e potere. Questo è il fuoco d'amore che lo Spirito Santo ci ha donato, Spirito che rigenera il cuore dei credenti e che ci dà la forza di ridire ogni giorno: Abbà, Padre.
P. Paolo Calabrese ocd

Cinque nuovi fratelli sulla strada di Maria



ALTAMURA. Dopo un lungo discernimento vocazionale, lo studio della spiritualità carmelitana, il 25 aprile scorso, cinque fedeli: Carmela Baldini, Maria Baldini, Mariella Clemente, Angela Cornacchia  e  Giacinto Rinaldi hanno emesso la Promessa di Obbedienza, Povertà e Castità  entrando a far parte dell’Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi. La cerimonia religiosa, iniziata con la presentazione dei nuovi Carmelitani da parte della Maestra dei novizi,  Antonietta Tortorelli, è stata presieduta dal Padre Provinciale Luigi Borriello e concelebrata dai sacerdoti Don Giacomo Fiore, don Vito Colonna, Don Michele Lombardi, Padre Pietro Baran e Padre Angelo Sardone.  
 Alla  fine della cerimonia, la Presidente dei carmelitani, Franca Pestrichella, ha letto delle riflessioni sulla “preziosità del silenzio”che, a dispetto di tante parole, spesso inutili, è fonte di mitezza, di misericordia, di pazienza, di umiltà, di adorazione, di fiducia. E il silenzio è essenziale nella vita di ogni cristiano, esso  non è mai fine a sé stesso perché permette di sentire il proprio cuore e il contatto con il Creatore.
 m.c.
                                                                                           

Accetta, ama e collabora

L’OCDS è presente in tutto il mondo e si definisce come “OCDS NAZIONALE” – “OCDS PROVINCIALE” e “COMUNITA’ LOCALE” soggetto al Superiore Generale del Carmelo (coadiuvato da un Delegato Generale e dai Superiori Provinciali). Questa gerarchia  ha una sua ragione di essere come si spiega nella settima scheda di approfondimento delle nostre Costituzioni.

L'ASCENSIONE DI GESU' AL CIELO



 Meditiamo con p. Raffaele Amendolagine, ocd
Mc 16,15-20 + Atti 1,9... e 24,53...(Traduzione interconfessionale in lingua corrente) 

Poi disse: “Andate in tutto il mondo e portate il messaggio del vangelo a tutti gli uomini. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo; ma chi non crederà sarà condannato. E quelli che avranno fede faranno segni miracolosi: cacceranno i demoni invocando il mio nome; parleranno lingue nuove;  prenderanno in mano serpenti e berranno veleni senza avere nessun male; poseranno le mani sui malati e li guariranno”. Dopo quelle parole il Signore...
 (Atti 1,9..) Gesù incominciò a salire in alto, mentre gli apostoli stavano a guardare.  Poi venne una nube, ed essi non lo videro più.  Mentre avevano ancora gli occhi fissi verso il cielo, dove Gesù era salito, due uomini, vestiti di bianco, si avvicinarono loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché ve ne state lì a guardare il cielo? Questo Gesù che vi ha lasciato per salire in cielo, un giorno ritornerà, come lo avete visto partire”....
(Lc 24,53) I suoi discepoli lo adorarono. Poi tornarono verso Gerusalemme, pieni di gioia. E stavano sempre nel tempio lodando e ringraziando Dio.


 
Come se fosse la Madonna a raccontare. Stando a casa di Giovanni, seguiva sempre gli apostoli dovunque andavano.

         Quaranta giorni volarono via come il vento.  Furono quaranta giorni di gioia e di speranza.  Ogni giorno un apostolo, un discepolo veniva a condividere quella certezza, quella gioia che ci univa sempre più:  Gesù era risorto e vivo!  Non li aveva lasciati soli i suoi discepoli: continuava la sua missione apparendo e riapparendo, insegnando e facendo scoprire le Scritture che parlavano di Lui.
         Poi un’altra pesca miracolosa: “gettate le reti dall’altra parte!”.    Il perdono a Pietro con la triplice riparazione: “Mi ami tu?”.       Poi finalmente il commiato.
         Ci portò verso Betania, ci benedisse ed io lo abbracciai col cuore.  Non lo avrei più visto su questa terra. Sparì dal nostro sguardo salendo al cielo lentamente.  Ero piena di gioia, sentivo in me, finalmente piena, quella gioia con la quale l’Angelo quel giorno mi aveva dato il primo annuncio: “Gioisci, piena di grazia!”  Questa gioia invase tutti, mentre guardavamo in alto.  Non un’ombra di tristezza, eppure Gesù se ne era andato. Aveva fatto capire che tornava al Padre suo e Padre nostro, che aveva compiuto la sua missione.  Gioia e solo gioia.  Tutti continuavamo a sentire la sua presenza spirituale in mezzo a noi.  Prima di lasciarci aveva anche promesso che sarebbe ritornato, e questa promessa, forse creduta imminente, riempiva il vuoto della sua partenza.
         Prima di salire al cielo, Gesù aveva infuso nel cuore di tutti la certezza della sua presenza fino alla fine dei tempi: “Resterò con voi!”.  Aveva aperto il cuore ad una nuova speranza, ad una nuova presenza di conforto, di difesa, di forza dall’alto per mezzo di un Altro, che avrebbe preso il suo posto e che avrebbe continuato la sua opera nel mondo.  Lo Spirito Santo già aleggiava sui discepoli quel giorno e faceva sentire i suoi benefici effetti.  Tornammo gioiosi a Gerusalemme.  Capii che la mia missione di madre, limitata a Lui, terminava con quella salita al cielo, e capii che ne cominciava un’altra, prima in mezzo ai discepoli, poi in mezzo a tutti.  Quel giorno mi sentii madre dell’umanità, madre perciò anche tua.
         Sto svolgendo questo compito con la stessa gioia di quel giorno. Lo sto svolgendo in ogni angolo della terra, anche nei più remoti. In ogni chiesa a fianco al tabernacolo puoi pensare che ci sono io ad amare per te, col desiderio di amare con te.
         Gesù è salito al cielo, ma si è reso presente tra voi anche per mezzo mio: credilo!

“Un giorno ritornerà”. Quelle parole, ascoltate dopo che Gesù era scomparso, mi riempirono di gioia. Oramai non c’era più alcun dubbio: la missione di Gesù era come sospesa, non era finita. Sarebbe tornato. Ed io pregustai quel ritorno che avrebbe dato senso a tutta la mia vita, perché sarebbe stato un ritorno senza più il rischio di un ulteriore distacco, sarebbe stato un ritorno per l’eternità.
Con me così avvenne. L’incontrai l’ultimo giorno della mia vita terrena. Mi venne a prendere.
Così sarà anche per te, per ogni uomo che si è sforzato di credere in questo suo ritorno.
Sarà Lui la ricompensa, come lo è stato e lo è attualmente per la mia vita vissuta nell’attesa di quel giorno. Ho creduto, ho sperato e aspettando ho amato.
Ti invito a fare la stessa cosa. Ti aiuterò io a credere, ti aiuterò io a sperare e ti aiuterò io ad amare. Poi tornerà anche per te Gesù. L’incontro sarà meraviglioso. Non posso dirti altro perché non lo comprenderesti. Abbi pazienza e aspetta. Gioisci nell’attesa del Suo ritorno!
Vivi con lo sguardo rivolto al Cielo anche se devi calpestare questa terra piena di insidie. Sarà questo sguardo a farti superare, scavalcare quei crepacci che vorrebbero inghiottirti. Volerai gioioso se ti sforzerai di guardare in alto. Sopra di te vedi Gesù, un Gesù che ti segue, che ti aspetta. Vedi me, che ti sorrido per incoraggiarti. Avanti! Credi, spera, ama e tutto ti sarà più leggero.

Ora lassù in Cielo, insieme a Gesù, ci sono anch’io ad aspettarti per farti godere il premio delle tue fatiche. Consuma il tuo oggi terreno a fare del bene, perché solo questo è ciò che resta e che si trasformerà in felicità eterna.

Dio, un mare d'amore


VI DOMENICA del Tempo Pasquale, Anno B
Meditiamo con p. Roberto Sangermani ocd

La mensa della Parola di questa domenica ci offre un alimento semplice ma sostanzioso, come il pane fatto in casa, perché richiama quelle verità fondamentali capaci di nutrire tutta la vita, ma che spesso vengono dimenticate. È un messaggio che ruota tutto intorno alla parola “amore” e al verbo “amare”.

1. Anzitutto l’apostolo Giovanni, nella seconda lettura, ci ricorda che «Dio è amore». Scopriamo così che non solo Dio esiste, come bene o male affermano tutte le religioni, ma che esiste come sorgente inesauribile di amore, di benevolenza, di misericordia. Questa definizione data dall’evangelista completa quella ricevuta da Mosè sul monte Sinai: Dio come “Colui che è” (cf. Es 3,14). Come nel sole luce e calore si confondono, così in Dio essere e amore coincidono; tutta la sua sostanza non è che amore, dunque egli non può che amare, non può che amarci, qualsiasi cosa in contrario. È questa la prima e più consolante verità della nostra fede, a cui possiamo continuamente attingere.
      Proprio perché divino, questo Amore è da sempre e per sempre, cioè eterno. È inesauribile; è precedente ogni altro amore: “non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi”. È un Amore universale, aperto a tutti, “perché Dio non fa preferenze di persone”, come ha compreso già l’apostolo Pietro (1a lettura).
      Tenere presente questa verità è capitale per non cadere nell’eresia antica eppur ancor diffusa che la santità dipenda dalla nostra buona volontà, come ci ha ricordato papa Francesco: «Si dimenticava che tutto “dipende non dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che ha misericordia” e che Egli “ci ha amati per primo”» (Gaudete et exultate, 48).

2. Proprio perché ogni uomo possa percepire e convincersi che Dio non è altro che amore, la divina Bontà, “mare senza fondo e senza confini” (s. Luigi Gonzaga), è straripata. Così “Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito” (2a lettura) quale manifestazione suprema del suo amore misericordioso verso tutti e ciascuno. Tutta l’esistenza di Gesù – ciò che ha detto, fatto e sofferto – non è stata altro che una continua rivelazione e trasmissione dell’amore del Padre suo: «come il Padre ha amato me, così anche io ho amato voi” (vangelo). Gesù ha vissuto questa missione fino in fondo, fino all’estremo (cf. Gv 13,1), «fino a dare la sua vita per i propri amici» (vangelo), fino a divenire «vittima di espiazione per i nostri peccati» (2a lettura), affinché, riconoscendo nel suo l’amore del Padre, avessimo per mezzo di lui il perdono e la vita, e quindi «la gioia piena» (vangelo).


3. Dal momento che solo se ne facciamo esperienza personale e prolungata possiamo davvero comprendere e gustare cos’è l’amore, Gesù nel vangelo ci consegna l’invito: «rimanete nel mio amore», che è poi l’amore del Padre suo. E come dimorare nel suo amore? Adempiendo il suo comando, cioè vivendo il suo stesso amore universale: «amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi». Così, applicandoci all’amore verso il prossimo rimaniamo nell’amore di Cristo e, di conseguenza, ci disponiamo a ricevere l’amore del Padre. È quanto ha compreso santa Teresa: «Più vi vedrete avanzate nell’amore del prossimo, più lo sarete anche nell’amore di Dio» (Castello, 5M 3,8). Ma dove attingere questo amore divino («come io ho amato» chiede Gesù), sovrumano quindi, per amare i nostri fratelli, anche i più difficili, anche i più ostili? Sia nella preghiera interiore, che altro non è che «un frequente intrattenersi, da solo a solo, con colui che sappiamo ci ama» (S. Teresa), sia ancor più nell’Eucaristia, «pane vivo» in cui si nasconde e ci viene offerta «questa eterna fonte che sgorga e scorre» dal cuore della Trinità (S. Giovanni della croce).

La proclamazione di questo sublime mistero: «Dio è amore» ci impegna a fare nostra la professione di fede dell’apostolo Giovanni: «Noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha per noi», e a farne esperienza nell’amore al prossimo, certi che «chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1Gv 4,16).
P. Roberto ocd

Una lettera del generale per ricordare Maria dell?incarnazione

L'Ordine festeggia il IV centenario dalla salita al cielo di Maria dell'Incarnazione, seguace di S. Teresa d'Avila e fondatrice del Carmelo teresiano in Francia. A lei p. Saverio Cannistrà ha dedicato una lettera che si può scaricare qui

Il Pastore che cura e che salva


Meditiamo con p. Lionello Giraudo ocd
 DOMENICA DEL BUON PASTORE 
 55a GIORNATA DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI


Carissimi fratelli e sorelle, oggi tutta la Chiesa celebra la 55a giornata di riflessione e di preghiera per le vocazioni. 

Ma ha ancora senso, oggi, chiedere vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa? Non rischiamo di essere autoreferenziali e lontani dai problemi gravi e urgenti di questo nostro mondo? 

Così ci risponde San Pietro: “In nessun altro c’è salvezza!”. Lui, la pietra scartata dai costruttori, è diventato la pietra d’angolo. Ancora oggi, come 2000 anni fa, Gesù è scartato da chi conta nel mondo, non è considerato come una soluzione percorribile per i problemi dell’umanità… salvo poi costatare che le soluzioni più efficaci per portare la pace sono quelle proposte dalla Chiesa missionaria …che gli interventi più concreti per venire in soccorso alle ingiustizie e alla povertà di tanta gente sono quelli delle associazioni cattoliche… di quelli che seguono Gesù! 

Non lasciamoci ingannare dal chiasso mediatico dei vari Pilato, Anna e Caifa del nostro tempo: ancora oggi, Gesù e la sua Chiesa sono la pietra angolare, l’ancora di salvezza per questa umanità! Il mondo, in verità, non Lo ha conosciuto ed ancora non Lo conosce. Per questo, noi che crediamo in Lui, che fin da ora siamo figli di Dio, siamo scartati dal mondo. Il mondo non ha tempo per la nostra preghiera, per la nostra solidarietà cristiana, per pratiche come la Messa, la vita spirituale e sacramentale. Il mondo, che non vuole riconoscere la sua dipendenza dal Grande Amore di Dio Padre, ritiene Gesù un personaggio notevole, ma sorpassato, e noi, Suoi seguaci, gente inutile ed esaltata… ma sbaglia! 

Il futuro è di Dio! E’ di Gesù, il buon pastore, che sa dove e come conduce il suo gregge! Abbiamo già 2000 anni di storia che ce lo testimoniano eloquentemente. In questi 20 secoli l’umanità è cresciuta quando ha dato ascolto a Gesù e alla Sua Chiesa… ed è imbarbarita quando ha voluto fare “a modo suo”. Ancora oggi stiamo assistendo ad un crescendo di violenza di ogni genere e di imbarbarimento nei rapporti umani a tutti i livelli, che non può non preoccuparci… Proprio per questo preghiamo per le vocazioni; proprio per questo incoraggiamo e sosteniamo il cammino di coloro che sono chiamati alla vita sacerdotale e religiosa. Noi conosciamo il buon Pastore, Gesù, che ha dato la sua vita per noi, e che ci guida alla vita vera; e Lui ci conosce, uno per uno, ma la sua voce giunge a noi attraverso la voce dei Sacerdoti, il suo incoraggiamento attraverso la testimonianza dei consacrati! Per questo abbiamo bisogno di voi, giovani, che Gesù chiama a vivere con Lui, come Lui, per Lui: voi siete il futuro della Chiesa, il futuro del mondo! Noi siamo con voi, accanto a voi, con la nostra preghiera, col nostro sostegno… Non abbiate paura! Fate entrare Gesù nella vostra vita! Mettete la vostra vita nelle Sue Mani misericordiose: Lui ne farà un capolavoro …per voi …per noi …per la Chiesa …per il Mondo intero! 

Abbiamo bisogno di Santi Sacerdoti, vera voce di Gesù, che parlino con la bocca e con la vita a nome di Gesù! Abbiamo bisogno di tanti sacerdoti, perché Gesù ci dice: “…e ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore”. Sono ancora pochi i sacerdoti di Gesù, per far arrivare la Sua Voce a tutte le sue pecorelle. Basti pensare alla situazione del subcontinente amazzonico, che soffre di una eccezionale carenza di sacerdoti e sarà oggetto delle riflessioni del sinodo appositamente convocato dal Papa. Ed è solo una delle tante situazioni a cui la Chiesa fatica a rispondere! Ma riflettere non basta! La risposta siete voi ragazzi, giovani e meno giovani, che sentite nel cuore il bisogno di salvezza di tante persone, di tanti popoli, e sentite la voce del Buon Pastore, che, nel cuore, vi chiama per associarvi alla Sua missione di salvezza. 

Per questo oggi preghiamo il Padre che, nel suo grande amore, sempre si prende cura di noi. Preghiamo Gesù che sceglie i suoi apostoli di ieri, di oggi e di sempre. Preghiamo lo Spirito Santo, forza dei deboli, sorgente di ogni risposta generosa, e sostegno di chi, conscio della sua piccolezza e fragilità, accoglie l’invito: “Vieni e seguimi!”, affidando la fedeltà della sua risposta all’aiuto della Sua Grazia!

Tendere alla piena maturità di Cristo

La formazione è il tempo e lo spazio del cammino verso la maturità umana e morale. Non nasciamo maturi; ma siamo obbligati a diventarlo. E nella misura in cui ne percepiamo la necessità, accettiamo anche l’impegno e la fatica.Questo è l'argomento della sesta scheda. Per scaricarla clicca qui

Le beatitudini e l'ocds

   Si è svolto nell’accogliente Casa Diocesana di Spiritualità di San Fidenzio (Verona) il nostro Convegno Provinciale OCDS nei giorni 14/15 aprile scorsi anche con la presenza di 10 membri dell’OCDS della Provincia Lombarda con il loro Presidente Provinciale, a testimonianza dello spirito di comunione che si è instaurato fra le Province in questi ultimi anni e che lascia sperare in un futuro moltiplicarsi di esperienze comunitarie interprovinciali.
   Ogni Comunità ha condiviso le proprie riflessioni ed ogni intervento è stato seguito da un approfondimento del Padre, rendendo così particolarmente coinvolgente ed arricchente questo momento comunitario che vogliamo sia, come scrive Papa Francesco nell’ultima esortazione apostolica “Gaudete et exsultate”, un incoraggiamento ad un «reale cambiamento di vita». (66)  «Le Beatitudini in nessun modo sono qualcosa di leggero o di superficiale; al contrario, possiamo viverle solamente se lo Spirito Santo ci pervade con tutta la sua potenza e ci libera dalla debolezza dell’egoismo, della pigrizia, dell’orgoglio».

Per la cronaca dei Convegno clicca qui
per la preghiera di p. Bruno clicca qui

Gesù in persona...


Meditiamo con   P. Davide Capano, OCD
Gesù muore “pubblicamente” di fronte alla folla testimone della sua “vera” morte. Questa morte è il luogo del suo “innalzamento” (sia perché essere messi in croce significa essere innalzati fisicamente da terra sia perché si tratta di un essere collocati su un trono regale, di Amore infinito e nel contempo pienamente comunicato all'uomo nella sua ostensione davanti a tutti). In questo innalzamento Gesù diede lo Spirito. Il suo Spirito torna al Padre; contemporaneamente si verifica sui presenti e sul mondo una prima effusione dello Spirito Santo. Gesù dopo tre giorni risorge; veramente, risorge. Con una corporeità trasfigurata, ma una vera corporeità. Risorge ad ogni modo “di nascosto”... I Vangeli ci parlano delle apparizioni del Risorto ora in un luogo ora in un altro, ora a quella persona ora a quell'altra secondo una criteriologia difficilmente prevedibile dall'uomo stupito e incredulo di fronte all'Evento - l’Unico Evento su cui diventa necessario discernere per sé: “ma io, credo?” -. I Vangeli ci mostrano Gesù che è Risorto, ma non ci raccontano nulla dell’evento in sé della resurrezione. Il Risorto, che agisce, che appare, che parla e compie dei gesti, che non è una proiezione mentale del discepolo, Lui, nella sua persona divina, è più che mai al centro delle narrazioni evangeliche - e quindi dopo che il sepolcro resta definitivamente vuoto, resteranno solo le bende e il sudario… -. Le apparizioni del Risorto, mostrano a noi il regime nuovo di libertà e di vita che Egli stesso testimonia nel suo arrivare, nel suo ancora e sempre prendersi cura della sua Chiesa, che Egli ha amato da sempre. Nel brano evangelico che commentiamo in questa terza domenica di Pasqua si tratta appunto di questo: i discepoli di Emmaus, totalmente disillusi abbandonano Gerusalemme e con essa le loro speranze infrante. Senza saperlo, nel loro fuggire hanno camminato con Gesù fino ad Emmaus, hanno ascoltato la sua parola; Parola che infiammava i loro cuori delusi e stanchi; resta con noi, perché si fa sera… e lo riconobbero allo spezzare del pane. Lo riconobbero ma proprio in quel momento sparì alla loro vista ed ecco, capiscono che qualcosa è avvenuto, che le parole delle donne non erano un vaneggiamento! E violano il sabato tornando indietro; tornano in fretta sui loro passi per condividere con gli altri, coloro i quali avevano abbandonato a Gerusalemme, la gioia indicibile e inattesa: è vivo, è il vivente! E proprio in quel momento «Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”». Si tratta di una narrazione che non ha il sapore del mito ma della testimonianza del discepolo in merito alla oggettività dell’Evento del vedere e del sentire Gesù Risorto, proprio Lui e non un “altro”. Proprio in questo senso Gesù stesso insiste sulla Verità della sua Persona divina, sul suo non essere un fantasma o una illusione… Gesù in quanto è il Risorto si prende cura dei discepoli sconvolti e pieni di paura: continua a prendersi cura dei suoi, rivelando per loro una Verità sconvolgente: «un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». 
La presenza fisica del Risorto in mezzo a loro esige, in base alle parole stesse di Gesù, il superamento impensabile dei turbamenti e dei dubbi dentro i quali l’uomo può perdersi oppure compiacersi. Gesù dice di essere proprio Lui, invitando i discepoli a vederLo e a toccarLo; è lo stesso eppure al contempo è diverso, è il Vivente entrato dentro un regime diverso di esistenza. Ma poiché non credevano ancora chiede addirittura da mangiare, ed Egli davanti a loro mangia il pesce arrostito! Si tratta di dettagli importantissimi nella narrazione: Gesù era veramente morto ma risorge veramente senza alcun tipo di aspettativa o di previsione dei discepoli e soprattutto in una vera corporeità, in un regime di vita che ha una concretezza sconvolgente e realissima. La Resurrezione è tanto più imprevedibile quanto più si rifletta sul realismo della morte. L’Evento del Risorto che arriva a porte chiuse e sta in mezzo ai suoi discepoli, che manifesta una Verità sconcertante e che vive di una vita differente e in un regime nuovo di libertà dopo aver vinto la morte, in tal modo - anche nella sua inafferrabilità, nella incapacità del discepolo di essere padrone del suo comparire e del suo assentarsi - decide Lui stesso di essere incontrabile, sperimentabile; e in tal modo sarà sempre – in rapporto alla libertà del Risorto – incontrabile dal discepolo attraverso i tempi. Gesù allo stesso modo non si accontenta della sua manifestazione “fisica”; ciò che sorprende è il fatto che non soltanto Gesù si manifesta nella sua persona, nel suo puro stare con i discepoli, ma anche offre proprio in questo momento una spiegazione che riguarda quello che sta succedendo; pronuncia ancora delle Parole e dà un insegnamento. Si tratta di quello che è avvenuto sempre, anche in precedenza: “prima”! Gesù compie sempre dei gesti, dei segni, di per sé esplicativi di una Verità nuova, ma il discernimento dell’uomo chiamato alla sequela si svolge sempre in base alla Parola, successiva, che riguarda quei gesti e quei segni e che li spiega. Il Risorto infatti dirà che c’è una continuità tra Antico e Nuovo Testamento, tra le profezie antiche e quello che i discepoli hanno vissuto: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Ma non avviene soltanto questo, quasi come se il discepolo debba essere un puro e semplice riportatore di un fatto che resta esterno alla sua esperienza personale. Il discepolo deve essere coinvolto in questo evento e in queste Parole per sperimentarne la bellezza e la Verità, per comprenderlo appieno questo Evento, ma in questo ha bisogno ancora dell’intervento di una forza a lui esterna e che viene da Dio: «Allora aprì loro la mente - Lui agisce! - per comprendere le Scritture». Dopo aver aperto la mente dei discepoli Gesù Risorto dice parole ulteriori di spiegazione e di chiarificazione: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni». In tal modo Gesù si proclama come centro della storia umana, tra un prima e un dopo definitivo; il centro è appunto la sua Passione, morte e Resurrezione. In questo tempo in cui noi viviamo, che è dopo la Resurrezione, tempo della Chiesa, Gesù in persona è presente nella sua Chiesa ed assisterà ancora i suoi discepoli, cui affida il compito di essere annunciatori. Saranno questi testimoni – voi di questo siete testimoni, e noi fondiamo la nostra fede sulla loro testimonianza! – che diventeranno nei secoli strumento della diffusione per il mondo intero della Buona Notizia che ha al centro il mistero della Persona di Gesù. Ciò, non altro, esigerà la conversione e il perdono dei peccati. Di questa verità sarà annunciatore Pietro a Pentecoste: il peccato commesso non è la realtà definitiva che riguarda l’uomo, è possibile proprio in nome del Risorto anche la nostra resurrezione e la liberazione da peccato. Chi ha ucciso Gesù per ignoranza si trova messo nelle condizioni di un ricominciamento inaspettato, non è definitivamente condannato ma è chiamato alla conversione, per la cancellazione del peccato che lo minaccia e deturpa la sua identità di uomo, grazie all’Opera che Dio stesso ha compiuto: quella della nostra redenzione, passando attraverso la Passione e la morte. Anche in base alla testimonianza di S. Giovanni apostolo nella sua prima lettera, di fronte alla gravità del nostro peccato, che ci umilia, diventa possibile alla Grazia agire in una conversione che interpella la nostra libertà nel volerci convertire; che permette di ri-conoscere Gesù sempre di nuovo e di osservare in modo rinnovato - in base alla testimonianza del Risorto e della vita che Lui in prima persona vive in comunione con il Padre, nell’unità dello Spirito Santo - i suoi comandamenti. Obbedendo al comandamento nel nuovo regime di vita regolata dalla Resurrezione già adesso è sperimentabile la comunione col Risorto.                

E' nell'assemblea domenicale che la Parola si offre a noi

Meditiamo con p.Luigi Navone ocd

DOMENICA  DELLA  DIVINA  MISERICORDIA

“Beati quelli che pur non avendo visto crederanno”.
Siamo ancora avvolti dallo stupore e dalla gioia grande, come gli Apostoli all’incontro con   Gesù Risorto che liturgicamente celebriamo per otto giorni come un unico grande giorno fatto dal Signore per contemplare la sua bontà e misericordia.
Il tema centrale, di questa domenica “in albis”o della Divina Misericordia, è la Fede in Gesù Risorto testimoniata dai discepoli che lo hanno incontrato, lo hanno toccato, hanno mangiato con lui.

Gesù si rivela ai suoi la sera di quello stesso giorno mentre sono tutti riuniti, il giorno dopo il sabato, il primo giorno della settimana, cioè la domenica in un contesto liturgico e poi otto giorni dopo. La fede di pochi che hanno visto Gesù Risorto, attraverso la loro testimonianza, è diventata salvezza di molti, che senza aver visto e toccato hanno creduto e così i credenti in Gesù Messia e Salvatore sono diventati una moltitudine. La loro convinzione,  l’osservanza dei Comandamenti,  la vita pia, l’amore vicendevole, la solidarietà verso i bisognosi sono stati una forza di attrazione potente che nel giro di qualche decennio hanno diffuso la fede in Gesù in tutto il bacino mediterraneo.
Anche noi oggi siamo tra quella moltitudine di beati che senza aver visto e toccato abbiamo  creduto. Come i primi cristiani, anche noi oggi, beneficiari di questa ricchezza inestimabile della Fede ricevuta nel Battesimo, dobbiamo alimentarla, purificarla, celebrarla e trasmetterla con la stessa fedeltà, convinzione e coerenza. Essa si alimenta con la preghiera personale e comunitaria.
Il luogo e il momento privilegiato dell’incontro con il Risorto è la domenica, “il Giorno del Signore”,  la Pasqua settimanale. Incontro che dobbiamo vivere come “il Signore dei giorni”, al punto da non poter vivere senza la domenica. Lì dove si raduna la comunità dei salvati, “la Santa Assemblea”,  il Signore ci viene incontro con la Sua Parola, ci si rivela come Colui che è il compimento delle Antiche Profezie, la Parola definitiva del Padre. Egli fa ardere il nostro cuore e ci fa rivivere nel presente l’Offerta di Se stesso e la Sua glorificazione. Inondati e come sommersi dalla grazia di questo giorno santo siamo invitati a contemplare le meraviglie del Suo amore e a “rendergli  grazie perché eterna è la Sua Misericordia”.

Questo incontro con Gesù Risorto nel Convito Eucaristico ci trasforma in creature nuove e ci sprona a vivere con la stessa coerenza dei primi cristiani sia con la testimonianza del Risorto sia con la sollecitudine verso tutti i bisognosi. Se insieme condividiamo i beni celesti: “l’Eucarestia” come non condividere i beni della terra, liberando il nostro cuore dall’egoismo per renderlo aperto alle necessità del prossimo? Anche oggi questa Fede disarmata, ma convinta vince il mondo e noi, già da adesso celebrando la Misericordia di Dio, pregustiamo la beatitudine di chi ha creduto senza aver visto. 

“Dicono che è risorto”…


Meditiamo con P. Ennio Laudazi, ocd. 
“…è in quell’istante che nasce la fede, che nasce il Cristianesimo” (V. Messori, p. 120).

“Cristo Risorto e glorioso è la sorgente profonda della nostra speranza, e non ci mancherà il suo aiuto per compiere la missione che Egli ci affida” (Papa Francesco EG, 275)
Per offrire un “pensiero” sul Vangelo in particolare e la Parola di Dio in generale nella Pasqua del Signore, sento che valga soprattutto cogliere l’annuncio: dicono che è risorto! Cristo è risorto, proclama la parola di Dio. Con la conferma dell’apostolo Giovanni, testimone oculare del fatto con Pietro: “Vide e credette” (Gv 20, 8). 


Di fronte al mistero assumiamo un comportamento realista, quindi; oppure, come ci suggeriva il Papa nell’omelia della Domenica di Pasqua 2017, “ognuno di noi pensi ai problemi quotidiani, alle malattie vissute o che viviamo; pensiamo alle guerre, alle tragedie umane e, semplicemente, con voce umile, senza fiori, soli davanti a Dio, davanti a noi stessi diciamo: «Non so come va questo, non sono sicuro che Cristo è risorto ed io ho scommesso». Fratelli e sorelle, questo è quello che ho voluto dirvi. Tornate a casa oggi, ripetendo nel vostro cuore: «Cristo è risorto». 

Per il resto, la Parola di Dio nella Pasqua del Signore, oltre a presentare una forte e interiore verifica delle profezie adombrate nell’Antico Testamento e compiute nel Nuovo, offre uno spettacolo sublime: accensioni e deflagrazioni, disegni a colori in cielo, sotto le stelle:

“Sono risorto e sono sempre con te” (Ingresso).
“Hai vinto la morte o Padre” (Colletta).
“Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo!” (Salmo responsoriale).
“Il Signore della vita era morto ma ora vive, trionfa. Tu, re vittorioso, abbi pietà di noi” (Sequenza).
“Facciamo festa nel Signore!” (Dopo la Comunione).
“Cercate le cose di lassù, dove è Cristo!” (Seconda lettura).

Il tutto per stringere nel cuore il mistero celebrato nella Pasqua: “Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette” e “Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino e vide che la porta era stata ribaltata” (Gv 20,1).

Il mistero contemplato e vissuto nella fede va annunziato e testimoniato:

“Ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che Egli è il giudice dei vivi e dei morti” (Iª Lettura).
“Cercate le cose di lassù, dove è Cristo” (2ª Lettura).
“Esultanti per la gioia pasquale (Sulle offerte), andate e portate a tutti La gioia del Signore risorto. Alleluia, alleluia! Rendiamo grazie a Dio. Alleluia, alleluia!
E la prospettiva teologica della speranza cristiana per la Chiesa, con la Chiesa e nella Chiesa: “Proteggi sempre la tua Chiesa, Dio onnipotente, con l’inesauribile forza del tuo amore, perché, rinnovata dai sacramenti Pasquali (s.m.), giunga alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore (Dopo la comunione).