Un annuncio che ci chiede di uscire allo scoperto



Meditiamo con  P. Joseph dell'Immacolata Concezione (Heimpel) ocd,

Domenica VI, Tempo ordinario, Anno B, 11 febbraio 2018              Mc 1,40-45
Cari fratelli e sorelle in Cristo!                       Seguiamo in queste prime domeniche del tempo liturgico “ordinario” il vangelo di Marco sull'inizio della “vita pubblica” di Gesù. Tra i quattro evangelisti, egli è dal punto di vista retorico, letterario e anche teologico - dottrinale il più essenziale. Ma, quale “parola profetica” ispirata dallo Spirito Santo (2Pt 1,20s.), si scoprono nel testo di Marco dei tesori inesauribili di sapienza di Gesù Cristo, “Figlio di Dio” (Mc 1,1). Anche nel Vangelo di questa domenica, della guarigione del lebbroso (Mc 1,40-45) troviamo una grande ricchezza teologica e spirituale. S. Agostino a proposito di quest'episodio rileva la cornice dell'osservanza della Legge mosaica (De Cons. Ev I,2). Secondo la lettura sincronica con il Vangelo di Matteo, la purificazione del lebbroso sarebbe avvenuta dopo il Discorso sulla Montagna (cfr. Mt 8,1-4). Lì Gesù aveva detto: “Io non sono venuto per abolire la Legge o i Profeti,... ma per dare compimento” (Mt 5,17). Che cosa prescriveva la Legge mosaica riguardo ai malati di lebbra? Lo abbiamo sentito nella Prima lettura di questa liturgia domenicale: “Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto... Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell'accampamento” (Lv 13,45s.). Nel caso che il lebbroso fosse guarito, la Legge mosaica previde un lungo rito di purificazione (cfr. Lv 14). Gesù e il lebbroso osservano precisamente queste norme. Ma, ovviamente, la Legge non poteva guarire il malato di lebbra. Gesù quindi dà compimento alle Legge, purificando effettivamente l'uomo dalla lebbra. S. Paolo lo ha descritto bene: “Ciò che era impossibile alla Legge (liberare l'uomo dal peccato e dalla morte), perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile, mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato” (Rm 8,3).

Nei singoli dettagli della pericope, si rivelano poi, mediante la lettura allegorica e spirituale sempre nuove luci sul mistero della salvezza. In senso mistico, la lebbra, secondo s. Girolamo, rappresenta il peccato del primo uomo, che ha reso impura l'umanità in generale (Comm in Marc. 1): la “lebbra” del peccato, lo condanna a stare fuori dell'accampamento, immagine della Città celeste. In un'altra occasione, Gesù dichiara, qual'è la vera “impurità”. Non quella esteriore della lebbra, ma quella interiore: “Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adulteri, avidità...” (Mc 7,20s.). Il lebbroso del vangelo dimostra quindi l'atteggiamento adeguato, per passare dallo stato di impurità, allo stato di purezza e quindi di salvezza. Per essere purificato e poter rientrare nell'accampamento, il lebbroso viene da Gesù, e lo supplica in ginocchio, dicendogli “Se vuoi, puoi purificarmi!”. È il contegno del “povero in spirito” (cfr. Mt 5,3), che contiene, da una parte l'umile riconoscimento della propria miseria e indegnità: egli è impuro, quindi indegno di avvicinarsi a Gesù e non può pretendere nessun diritto secondo la Legge. Dall'altra parte, il lebbroso dimostra la fiducia nella volontà salvifica di Gesù. L'espressione “Se vuoi, puoi purificarmi” comprende una confessione implicita della divinità di Cristo. Infatti, il lebbroso non chiede a Gesù di intercedere davanti a Dio per la sua guarigione, ma chiede Gesù stesso di renderlo puro.
“Se vuoi...”: la forma al condizionale non esprime un dubbio sulla volontà salvifica di Cristo, ma sottolinea ancora la consapevolezza del lebbroso della totale gratuità dell'intervento di Gesù; essa è unita alla fede ferma, convinta, nella Sua potenza salvatrice: “...puoi purificarmi”. Come in principio Dio ha creato bene ogni cosa, compreso l'uomo, senza necessità e senza merito dell'uomo (Gn 1,3ss.), così l'Unigenito del Padre può riportare l'uomo peccatore (impuro) alla purezza originale, senza alcun merito dell'uomo.
Di fronte al lebbroso risalta quanto mai maestosa, sublime la figura di Gesù Cristo: “Gesù ebbe compassione, tese la mano, lo tocco e gli disse: «lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui...”. S'impone quasi da se il senso spirituale di quest'espressione: Dio “compatisce” la sua povera creatura umana, che ha perso la sua bellezza originaria di immagine di Dio; è caduta nell'impurità e coperta di piaghe sanguinanti e purulente. Ma quella di Cristo non è una compassione meramente sentimentale, che rimane inerte, bensì Lo fa “toccare” il lebbroso. I Padri della Chiesa rilevano a riguardo, che il gesto ha un valore pedagogico per i discepoli di Cristo, che avrebbero dovuto continuare l'opera di Cristo fino ad oggi: Gesù stesso non aveva bisogno di toccare il malato fisicamente, lo poteva guarire anche a distanza, come in altre occasioni nel Vangelo. Lo toccò per insegnare agli apostoli di avvicinarsi e “toccare” con partecipazione personale le ferite degli uomini. L'amore di Dio deve essere “tangibile”, nell'azione pastorale della Chiesa. Ancora si manifesta come la nuova Legge, di Cristo, supera quella antica, di Mosè. Mentre anticamente il sacerdote non poteva toccare le piaghe dei lebbrosi; se no, restava “impuro”, quindi escluso anche lui dall'accampamento, fino alla sera (Lv 22,6), Gesù non solo non resta impuro, ma il suo tocco purifica il lebbroso (cfr. S. Giovanni Crisostomo, hom 21 super Matth.). Questa Legge nuova determina il rapporto dei pastori della Chiesa rispetto alle persone in uno stato di “impurità” o emarginazione di qualunque genere, fisiologica, culturale, morale: la Chiesa è mandata da Dio, non ad escludere gli “impuri”, come la sinagoga, ma a curare le loro piaghe e farli rientrare nell'“accampamento” di Dio.
Nell'espressione: “«lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato” ridonda il racconto della creazione: “E Dio disse, «sia la luce», e la luce fu”, e quel che segue (Gen 1,3ss.). La parola di Cristo si effettua all'istante. Oramai però, rispetto al racconto della creazione, la Parola di Dio è divenuta ancora più “umile”: essa non sospende e non passa sopra la volontà della creatura, ma in un certo senso, come, è avvenuto al momento dell'Annunciazione, la salvezza “si incarna”, cioè si realizza solo quando l'uomo dice il suo: “sia fatta secondo la tua volontà”. S. Beda lo esprime così: la purificazione non è solo opera del Signore, ma anche effetto della fede del lebbroso (Comm. In Mc, c. 9). La salvezza cristiana non toglie la libertà della creatura, ma la esalta. Il Signore compie la salvezza, quando l'uomo si avvicina a Cristo, chiedendogli umilmente e con fiducia: “se vuoi, puoi salvarmi”.
Poi, subito, il Signore ammonisce il lebbroso guarito “guarda di non dire niente a nessuno”, e lo manda dal sacerdote per compiere il rito di purificazione, “come testimonianza per loro”. Ancora appare il riferimento alla Legge mosaica: Gesù non ha tolto nemmeno uno iota o un segno dalla legge (cfr. Mt 5,18). Anzi, esorta chi lo interroga: “se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti” (Mt 19,17). Sorge però, nella lettura semplice del brano, un dilemma: come poteva il lebbroso guarito tacere il fatto della guarigione? Era talmente palese che non poteva rimanere nascosto. Come sempre nelle parole e nei gesti di Gesù s'intrecciano il senso storico con gli insegnamenti morali, sempre attuali. Possiamo rilevarne tre.
- Da parte del lebbroso guarito: egli non doveva rilevare troppo l'aspetto puramente fisiologico, esterno (e quindi visibile) della propria guarigione. Era molto più importante, che anche interiormente, nel suo cuore era stato purificato, ed era tornato nella sua bellezza e nobiltà di figlio di Dio (cfr. Mc 7,20s.). Tuttavia i doni di Dio fuggono l'ostentazione e la ricercatezza esibizionistica, ma richiedono la discrezione e il rispetto del mistero di Dio. Il fatto della guarigione serviva come “testimonianza per loro”, ossia per il reinserimento dell'uomo guarito nella società civile e religiosa.
- Da parte degli apostoli, e dei loro successori, Gesù insegna che essi devono fuggire la tentazione di cercare l'affermazione e la lode della gente, che inducono alla vanagloria e all'autoesaltazione. “Non dire niente a nessuno” significa, che l'annuncio evangelico non passa per l'eloquenza straordinaria o per l'offerta di “effetti speciali”, esteriori, ma per l'esortazione alla conversione e alla fede nella Parola di Cristo (cfr. Mc 1,15).
-“Non dire niente a nessuno” vuol dire poi, secondo il Crisostomo, “non anteporre la tua parola (umana), alla Parola di Dio” (cfr. ibi hom. 21): il semplice fatto della guarigione fisica e spirituale del lebbroso è Parola di Dio. Chi è stato toccato dalla grazia del Signore deve lasciar parlare Dio attraverso la testimonianza di una vita pura, rinnovata nello Spirito del Vangelo, e non banalizzarla, moltiplicando le proprie parole.
“Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città...”. Un altro dilemma: il lebbroso guarito, sembra, non obbedisce al precetto di Gesù? Dobbiamo constatare subito, che il Vangelo non esprime alcun rimprovero per questa “disobbedienza”. Se leggiamo poi il passo insieme ad altri simili, come quello della guarigione del indemoniato di Gerasa, dove vediamo invece, che Gesù gli dice “Va nella tua casa, dai tuoi e annuncia ciò che il Signore ti ha fatto, e la misericordia che ti ha usato” (Mc 5,19), possiamo capirlo come un indicazione molto importante per il rapporto tra i pastori della Chiesa e i fedeli da loro beneficiati. Vale a dire, è giusto e doveroso che i fedeli siano riconoscenti e rendano testimonianza di gratitudine per il bene, materiale e spirituale, che hanno ricevuto dai pastori. Ma è altrettanto importante che i pastori non pretendano di essere gratificati e ricompensati dai fedeli, perché in effetti, hanno dato solo quello che hanno ricevuto loro stessi da Dio. E Gesù dice: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8).
A causa della notorietà della guarigione del lebbroso, “Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti e venivano da lui da ogni parte”. Toccando le piaghe del lebbroso, Gesù stesso si è reso impuro agli occhi dei giudei osservanti. E dall'altra parte è la fama di taumaturgo che colpisce e attrae l'attenzione della gente. Ma ancora vi si rivela un senso morale. La Parola del Vangelo guarisce le impurità e piaghe degli uomini, ma non si mette in competizione con le tante parole ed opinioni delle “piazze” della città. Certo, il Signore chiama tutti, e manda i suoi apostoli in tutte le città e villaggi della Galilea, così come dopo la Pentecoste, essi avrebbero proseguito l'evangelizzazione dei centri abitati. Ma l'annuncio del Vangelo richiede sempre, da chi lo ascolta, di uscire da una quotidianità comoda, da un inerzia borghese. Oggi, come sempre, chi vuole incontrare Cristo ed essere da lui “purificato”, deve uscire dalle proprie chiusure e strettezze, ossia, distaccarsi interiormente dai beni e piaceri del mondo, e “andare in luoghi deserti”, ossia mantenere il cuore spoglio dal mondo, libero per Cristo. “Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”, dice Gesù in un altro luogo (Mc 8,34). E così hanno fatto i discepoli di Gesù e tanti santi nella storia della Chiesa fino ad oggi. Il Signore ci purifichi ancora dalle nostre impurità del corpo e dell'anima e ci aiuti a seguirlo e testimoniarlo in una vita evangelica.
P. Joseph dell'Immacolata Concezione (Heimpel) ocd, Convento S. Torpè, Pisa

Nell’oscurità e nella sofferenza del mondo giunge la Presenza luminosa, potente di Gesù-Dio: Lui è il Mondo nuovo


  Meditiamo con  P. Agostino Pappalardo Ocd
LETTURE: Gb 7, 1-4. 6-7; Sal 146; 1 Cor 9,16-19. 22-23; Mc 1,29-39

Il libro di Giobbe ci racconta l’intreccio tra il Mistero del male e quello di Dio: Trovandosi immerso nelle sventure, quest’uomo che ha cercato la giustizia,  vede una certa assurdità nei travagli, nel dolore in cui si trova…; aspetta che il vero Dio si sveli. “Giobbe parlò e disse: ‘Non ha forse un duro lavoro l'uomo sulla terra e i suoi giorni non sono come quelli d'un mercenario?...  (assumendo questo passo di Giobbe la Regola, data da S. Alberto, al n. 18 recita  “sulla terra la vita dell’uomo è una prova”) … a me son toccati mesi d'illusione e notti di dolore mi sono state assegnate… I miei giorni sono stati più veloci d'una spola, sono finiti senza speranza. Ricordati  (e qui l’uomo martoriato rivolge e porta direttamente al Mistero dell’Altissimo tutto il suo lamento, l’abisso di precarietà di noi umani…) che un soffio è la mia vita: il mio occhio non rivedrà più il bene”. E’ L’unica possibilità per iniziare una orazione autentica, un rapporto leale col Dio Verità.  
Giobbe ci rappresenta tutti; è l’umanità oppressa, angosciata da un mare di sofferenze, dal male della morte che di continuo tutto sembra azzerare. Anche nelle nostre famiglie e comunità, proviamo la crudezza di quello che grida Giobbe, quando vediamo sparire, appunto come “un soffio”, familiari, consorelle, confratelli, con cui abbiamo vissuto un po’ di vita, in comunione! Non è mai “normale”, non fa parte del vero desiderio del Dio-Vita questo nostro morire. Non possiamo rassegnarci. Il gemito-urlo di Giobbe non è inutile. L’uomo sta reclamando la Vita, e più ancora la sta reclamando quel Signore inafferrabile che… è capace di aprire una strada nuova.

L’avvenimento. Il Vangelo ci presenta ancora l’umanità sofferente, ma…  
“In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e di Andrea… La suocera di Simone era a letto con la febbre… Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella si mise a servirli. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni... E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni. “.   Il Salvatore è presente ed è all’opera, il Regno, il Suo Mondo nuovo si apre la strada.  Per sollevare l’umanità dallo stato di sofferenza fisica e innanzitutto spirituale, Gesù porta alle persone che  incontra la “Bella Notizia”, la Verità intera del Dio Padre, e il risanamento perfino corporeo. 
Con la predicazione illumina, dona il senso e la direzione della Vita nuova che Lui è, con i miracoli e il comando agli spiriti impuri, guarisce i corpi doloranti, libera e risana le persone rese schiave da Satana. Gesù si prodiga in un sovraffaticamento, vuole “ricondurre le pecore perdute d’Israele”.  

 “Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto e là pregava”
Gesù vorrebbe stare col Padre; con il Padre è la gioia e la vita, la risorsa, la luce… Come uomo ha bisogno di tempo disteso e di silenzio, di raccoglimento e di luoghi più adatti, di distanza dagli altri, per ascoltare, osservare, contemplare, godere il Padre; il Padre è già Tutto.  “Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!»”. Gesù non si scusa con la ragione della preghiera; lascia la preghiera e cerca altro lavoro…  Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». Ha trovato il tempo per rapportarsi a tu per tu col Padre, ora è chiamato  a stare con gli uomini, restando unito anche in questo modo al Padre.         
  I frequenti miracoli:  sono innanzitutto il segno della Bontà e della tenerezza di Gesù. Egli freme di compassione per i più deboli e infelici e saprà contagiare anche i suoi discepoli della sua stessa tenerezza e compassione. 
I tanti gesti di guarigione e di liberazione sono il segno e l’evidenza che il Dio rivelatosi a Israele, Creatore del mondo, è con Gesù, che questi è il vero Messia, il Salvatore, il Figlio di Dio, la Luce del mondo. Siamo chiamati a credere a ciò che Egli insegna e invita a fare. E Gesù lo sottolinea questo significato dei suoi miracoli. A coloro che non vogliono o stentano a credere in Lui dice: “Se io scaccio i demoni per mezzo dello Spirito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio”. Gesù deve predicare e compiere guarigioni dappertutto, “andiamocene altrove”, perché ovunque sia conosciuta la Verità. Ogni guarigione operata da Gesù è segno, preludio che rimanda al Regno, al Mistero della Sua Persona. Egli indica la vicinanza  più radicale e intima di Dio alla nostra vicenda.
Gesù donerà il Suo stesso Spirito di Amore alla Sua Chiesa, ai Suoi innumerevoli Santi e testimoni che riempiranno la storia,  la vita degli uomini con una infinità di “opere e opere” di promozione, di accompagnamento, , di liberazione e guarigione, di dedizione totale all’uomo, alla sua vera dignità:  per i malati, le persone oppresse dal maligno, i disabili, le persone che subivano  o subiscono maltrattamenti, ingiustizie, asservimenti, forme antiche o nuove di schiavitù, per tutte le fragilità. Dall’opera dei Discepoli di Gesù sono nate infinite realtà buone,   ospedali, scuole, luoghi di accoglienza, cittadelle di nuova umanità: hanno ridato una speranza, una libertà  a tanti uomini e donne di ogni tempo e latitudine geografica.  Dovremmo conoscere meglio, di più, la Storia del Corpo Santo di Gesù che è la Chiesa, a cui apparteniamo,  che prolunga la stessa Persona, lo stesso agire di Gesù lungo il tempo! Quanti Santi e testimoni dell’Amore all’uomo concreto, ieri, oggi, hanno continuato e continuano la presenza e l’Opera risanatrice di Gesù che proprio nel Vangelo di Marco troviamo descritta!  Cito soltanto alcuni fra i tanti,  innumerevoli giganti umili di questa Vita nuova: S. Vincenzo de’ Paoli,  S. Giovanni di Dio, S. Camillo de Lellis, S. Angela Merici,  S. M. Crocifissa di Rosa a Brescia, Il Santo Curato d’Ars, S. Giovanni Bosco, il Cottolengo, Cafasso, Piergiorgio Frassati, Federico Ozanam, Don Gnocchi, Don Orione, San Padre Pio, Don Calabria a Verona, Giacomo Cusmano o Don Puglisi a Palermo, Madre Teresa di Calcutta, Marcello Candia, Fratel Ettore,  Don Oreste Benzi e le comunità “Giovanni XXIII” …, i sacerdoti o cristiani che hanno dato vita alle mille comunità di recupero dalla tossicodipendenza …, i nostri Santi e Beati del Carmelo che offrono una liberazione e guarigione alla radice, al cuore dell’uomo!  una schiera senza numero di missionari, sacerdoti, esorcisti, religiosi, laici, famiglie, volontari, comunità…, che promuovono, accolgono, insegnano, curano, , guariscono, liberano, leniscono sofferenze, incoraggiano al bene, costruiscono il mondo nuovo e danno le mani, le energie, il cuore, anche oggi, per incarnare umilmente Gesù amante dell’uomo.

Domande: Con la formazione,  il carisma specifico che coltivo nel Carmelo, come mi inserisco in questo Vangelo?  Come prolungo l’opera di predicazione della Verità, di risanamento dell’uomo concreto che vive e continua a mostrare Gesù, mediante i Santi nella Sua Chiesa? Nel mio dialogo con Gesù,  con il Padre celeste, accolgo e immetto  le provocazioni che mi offre questo Vangelo?                                                                                                                       

Il sogno di Dio per l'uomo svelato dal Cristo


Meditiamo con p. Luigi Gaetani ocd
Carissimi fratelli e sorelle,

la liturgia della Parola di questa 4ª domenica ordinaria rivela che mentre gli uomini fanno storie Dio fa la storia attraverso il Suo intervento profetico, aprendo cammini di umanizzazione e di rivelazione del sogno di Dio sull’umanità (Dt, 18, 15-20).

Nessuno può mettersi in proprio, presentandosi come profeta, annunciando e denunciando cose altre rispetto a quelle che Dio ha intenzione di manifestare. Il profeta, infatti, è un uomo preso da Dio dal popolo e inviato al popolo perché possa dire le parole di Dio senza falsità e interessi personali.

Il nostro mondo ha bisogno di profeti. Non dobbiamo fabbricarceli, inventarceli, dobbiamo solo avere l’umiltà di chiederli, perché è insostenibile l’esperienza di Dio senza la mediazione profetica, dal momento che non siamo in grado di reggere l’impatto con Dio, la sua rivelazione, per quanto limitata possa essere, perché tutta la nostra esperienza è nulla rispetto a quello che Lui è, come un lampo nella notte e i nostri sensi sono nella notte dinanzi al suo splendore (S. Giovanni della Croce). Abbiamo bisogno di profezia, come parola sussurrata o gridata, per accogliere Dio che plana nella vita degli uomini, in mezzo alla loro storia, rivelando il suo mistero.

Senza profezia, inoltre, è insostenibile la stessa esperienza ecclesiale perché il testo in cui Mosè annuncia la venuta di un profeta simile a lui (Dt. 18, 15-20) segue il divieto di cercare la rivelazione divina tramite pratiche esoteriche, divinatorie, tramite personaggi che pretendono di mettere sulla bocca di Dio le loro parole, ingannando il popolo.

Tutte le componenti del popolo di Dio, istituzionali o carismatiche, non sono al di sopra di esso e non sono nemmeno mediatori tra Dio e il popolo, ma sono nel popolo con la responsabilità di manifestare che Dio continua ad amare l’umanità: “Quando Israele era fanciullo, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio” (Os. 11, 1), “Ho fatto sorgere profeti fra i vostri figli e nazirei fra i vostri giovani” (Am. 2, 11).

Il Vangelo di Marco, nella sezione da cui è tratto il testo di 1, 21-28, ci ricorda non solo dove Gesù ha svolto la predicazione profetica: Cafarnao, il villaggio della consolazione; ma descrive anche come si è svolta, attraverso la narrazione di una "giornata" di Gesù, chiamata appunto "la giornata di Cafarnao" ed è una giornata di sabato, come si dice all'inizio e come si lascia capire alla fine (le folle aspettano il tramonto del solo, cioè la fine del riposo sabbatico, per portare gli ammalati a Gesù).

Dobbiamo subito notare che il vero e unico scopo di Marco è quello di illustrare la figura del Cristo. Egli ci presenta in questa pagina la missione di Gesù nel suo duplice aspetto di parola e azione, insegnamenti ed opere di salvezza. A Marco non interessa dirci ora che cosa ha insegnato: gli interessa sottolineare: l'autorità di Gesù nell'insegnare e nel guarire.

"Si mise ad insegnare": qui Marco associa l'attività di insegnare di Gesù con la sua auto-rivelazione, il suo insegnamento è connesso con il suo potere taumaturgico (1,27), e questo suscita grande meraviglia (1,22.27; 6,2; 7,37; 10,26; 11,18).

"Come uno che ha autorità e non come gli Scribi": nella tradizione primitiva la parola "autorità" (dall'ebraico "resut") era riferita all'autorità che aveva un rabbino di imporre una decisione con forza vincolante (cfr. Mc. 11,28.29).

La parola "scriba" corrisponde all'ebraico "soper", un insegnante di rango inferiore a quello di un rabbino. Gesù quindi sarebbe stato posto a confronto con tali insegnanti di grado inferiore che non possedevano questa "resut" (autorità).

In Marco tuttavia "autorità" (dal greco "exousìa") implica l'autorità messianica che Gesù esercita di fatto (2,10; 3,15; 6,7; 11, 28-33). Il suo insegnamento costituiva un esercizio di quella stessa autorità con la quale egli distrusse il potere di satana. E' significativo, quindi, il fatto che il primo miracolo di Gesù è un esorcismo, un segno evidente che se il regno di Dio è vicino, anzi è presente in Gesù, allora il potere del demonio è ridotto all'impotenza.

I miracoli, quindi, hanno un valore di rivelazione, sono al servizio della fede e non danno una certezza diversa dalla fede, non rivelano un Dio diverso. Sono a servizio di Gesù, di un Dio che si rivela sulla croce; non eliminano la croce, ma rivelano che in essa è presente la vittoria di Dio.

Due particolari funzioni dei miracoli nel racconto di Marco meritano di essere sottolineate:

La prima è che essi vanno letti alla luce del culmine del vangelo, il mistero pasquale di Gesù. Da una parte, nella storia umile di Gesù, i miracoli sono rivelazioni anticipatrici della sua potenza di Figlio di Dio, risorto. Dall'altra il silenzio che egli impone ai demoni (3, 11-12) e ai risanati (1,44; 5,43; 7,36; 8,26) serve a far risaltare che solo nella croce e risurrezione si avrà la piena rivelazione della sua identità di Figlio.

La seconda funzione è l'apertura simbolica. Senza negare la concretezza delle guarigioni, infatti, Marco le intende come "opere di potenza" che lasciano intravedere possibilità più profonde: così la guarigione della suocera di Pietro (1, 29-31) apre alla prospettiva della risurrezione escatologica anticipata nella vita nuova battesimale; la guarigione di un sordomuto (7, 31-37) e dei ciechi (8, 22-26, 10, 46-52) simboleggia l'apertura della fede, le moltiplicazioni dei pani (6, 33-44; 8, 1-10) sono proiettate verso il dono del pane eucaristico. 

Le opere potenti di Gesù si aprono così a significare le azioni salvifiche che il Risorto realizzerà nel tempo della Chiesa, rivelano la forza liberante del vangelo di Gesù, una forza terapeutica.

Come la parola di Gesù, anche quelle della Chiesa dovrebbero guarire e purificare. La Chiesa, infatti, non è chiamata ad annunciare una parola sua, ma quella di Gesù, che ci consegna una parola di consolazione, di vita perché è consegna della sua stessa persona. 

Annunciare il Vangelo della consolazione e della liberazione non significa annunciare qualcosa di astratto, lontano dalla vita della gente, ma mostrare come Dio è presente nella storia degli uomini, attento alle loro povertà, fino al punto da non poter restare immobile, impassibile, nemmeno di sabato, perché occorre liberare, sanare un uomo.

Quando le parole della Chiesa, invece, sono parole mondane, non sanano, non liberano, non provocano nessuna reazione. No, la Chiesa non può tacere e non può essere tiepida, non può rassegnarsi e nascondere perché il bene va sempre detto, come il male va sempre denunciato, anche quando inchioda la vita. La Chiesa è e deve restare sotto il primato della Parola o non è.

O Signore, trasfiguraci con la misericordia che tocca le profondità della vita e non solo la nostra tenerissima carne ferita.



P. Luigi Gaetani, OCD

A proposito del Purgatorio...

E' uscito il nuovo libro di p. Bruno Moriconi, "Purgatorio". Si tratta di un approfondimento della misericordia e della speranza. L’autore invita a riscoprire in una luce nuova la realtà dell’incontro con l’amore di Dio alle soglie dell’eternità. A fondamento della speranza, i capitoli del libro ripercorrono molti passi della Scrittura, compresi quelli suscettibili di interpretazioni ambigue, il principale insegnamento del Magistero, con particolare riguardo all’Enciclica Spe Salvi di Benedetto XVI, e il contributo esistenziale di tre santi: Caterina da Genova, Giovanni della Croce e Teresa di Lisieux. L’incontro finale con Dio – tradizionalmente chiamato Purgatorio e, purtroppo, maldestramente descritto come luogo di pena –, e presentato alla luce di come i mistici l’hanno vissuto già su questa terra.

Fra Lorenzo della Risurrezione nostra guida nella Quaresima

Care consorelle e confratelli nel Carmelo!
Fraterni saluti da Vienna.
Oggi vi scrivo per proporvi i nuovi "esercizi online", che i confratelli di Parigi hanno scritto per la Quaresima e noi dall'Austria (con l'aiuto di p. Giacomo Gubert da Roma) distribuiamo in varie lingue (Tedesco, Inglese, Polacco, Croato e Spagnolo).
Gli esercizi sono gratis e in questa Quaresima si rifaranno a testi di fra Lorenzo della Risurrezione sul'esercizio della presenza divina.
L'iscrizione è gratuita e si può fare su   www.esercizi-online.karmel.at dove troverete ulteriori informazioni.
Se potete, vi prego di diffondere l'iniziativa:
*) condividendo questa mail con persone interessate (per esempio i frati o monache della provincia);
*) distribuendo l'indirizzo della pagina web per iscriversi  www.esercizi-online.karmel.at
*) stampando e affiggendo la locandina che spedisco in allegato;
*) esponendo in chiesa/convento i volantini, anch'essi in allegato;
*) mostrando e "linkando" l'iniziativa sulle vostre pagine Web.
Chi si iscrive riceverà ogni venerdì (iniziando però dal mercoledì delle Ceneri) una e-mail contenente una meditazione  sul vangelo della domenica e brevi spunti per ogni giorno della settimana. I testi si possono leggere direttamente o stamparli per leggerli più tardi.
Speriamo di raggiungere il numero maggiore di persone per avvicinarle attraverso fra Lorenzo alla spiritualità del Carmelo.
Vi ringrazio per l'aiuto e auguro già ora una santa Quaresima!
P. Roberto Maria (Pirastu) OCD

Il nuovo Consiglio Ocds della Sicilia ed il programma

  Il 10 settembre scorso presso il convento dei Padri Carmelitani di Trappeto (Catania) si è tenuto il Congresso OCDS di Sicilia presieduto dal Commissario, p. Gaudenzio Gianninoto, per eleggere il nuovo Consiglio Regionale per il triennio 2017-2020. Vogliamo presentare a tutti i fratelli e sorelle dell'ocds d'Italia il nuovo Consiglio  dell’OCDS di Sicilia risulta così costituito:

Presidente: Lucia Tuccitto Muré

  1° Consigliere: Francesco Pecoraro

2° Consigliere: Delizia Amaradio

 3° Consigliere: Francesca Amara.
Auguriamo al Consiglio un proficuo lavoro al servizio delle fraternità perché l’OCDS possa essere sempre più elemento vivo e propositivo all’interno della famiglia del Carmelo Teresiano e nella vita della Chiesa.
Auguriamo al Consiglio un proficuo lavoro al servizio delle fraternità perché l’OCDS possa essere sempre più elemento vivo e propositivo all’interno della famiglia del Carmelo Teresiano e nella vita della Chiesa.

Programma  Regionale OCDS
2017 - 2018

Ritiri zonali

Avvento, Quaresima e Chiusura in occasione della Pentecoste o della Madonna del Carmine



Corso di Formazione per Formatori (partecipazione estesa a tutto il Consiglio)

29 ottobre 2017 - Monte Carmelo - Relatore p. Diego  Cassata OCD  clicca qui per scaricare

Tema: Il primato della Parola e metodologia della Lectio Divina



Esercizi Spirituali per tutto l’OCDS

10/11 marzo 2018 - Monte Carmelo - Relatore p. Paolo Pietra OCD

Tema: Identità e Missione



Seminario per tutto l’OCDS

28/29 aprile 2018 (Sabato pomeriggio e Domenica) - Monte Carmelo -

Relatore padre Alzinir Francisco Debastiani Ocd

Tema: Comunità e i vari stati di vita



Giornata di spiritualità per i formatori e formandi

13 maggio 2018 - Monastero delle Carmelitane scalze, Giacalone (PA)

Tema: Scambio di esperienza sullo stile di vita



Convegno OCDS

23 Settembre 2018 - Monte Carmelo - Relatore p. Agustì Borrell OCD



Presidente Regionale Ocds

Lucia Tuccitto Murè

Chiamati perché amati

Meditiamo con p. Raimondo Amistadi ocd

“La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù” (E.G.1)
Accade anche oggi.
E’ domenica, la pasqua settimanale, che ci permette di sottolineare, ancora una volta, la presenza risorta di Gesù, sempre nostro contemporaneo secondo la sua promessa contenuta nell’ultimo versetto del vangelo di Matteo: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi.”
Con diverse sollecitazioni, la PAROLA che la chiesa ci offre nell’eucarestia di oggi, ha il compito di risvegliare e di dare solido sostegno al cammino della nostra vita di credenti affascinati dalla parola e dalla persona del Figlio di Dio fattosi uomo.
La prima cosa che ci viene  evocata è la nostra vita  “come cammino”, del resto nei primi decenni di cristianesimo, la vita dei cristiani  era chiamata proprio “ la via”. Giona nella prima lettura dice di se stesso che “ si alzò..., andò…, percorse  la città di Ninive…,” predicando e chiedendo  la conversione della città.  Invito alla conversione, cioè al rinnovamento dello stile di vita che da Giona arriva  a ciascuno di noi, riprendendo in modo particolare le parole di Gesù  nel testo di oggi:” Il tempo  è compiuto e il regno dei cieli è vicino, convertitevi e credete al vangelo”.
Nella seconda lettura, Paolo ci ricorda – se ce ne fosse bisogno,  a noi che con gli anni andiamo avanti alla grande –che “questo mondo passa” , che la scena/il teatro della nostra vita va alla fine e quindi conviene cercare  l’essenziale.  Pensandoci un po’, è la realtà e l’esperienza di noi tutti che ripetiamo spesso le parole di Teresa di Gesù:” Tutto passa, Dio solo resta”..
Poi come terza pista molto importante il vangelo di oggi che racconta l’esemplarità di quello che è capitato a quei pescatori del  lago di Galilea  e che con modalità diverse e anche impreviste accade anche oggi.  Nel suo continuo camminare per incontrare la gente più bisognosa e per annunciare  il Regno  di Dio nei villaggi della Galilea, Gesù vede (lo afferma per due volte l’evangelista Marco –vide!!-) 2 coppie di fratelli: Andrea e Pietro, Giacomo e Giovanni, e li chiama. Questi primi 4 apostoli lasciano barca, reti pesci e famiglia, e vanno dietro a questo affascinante camminatore, che da provetti pescatori di pesci  lacustri diventeranno abili pescatori di uomini
Se  è vero che il Signore è con noi fino alla fine dei tempi, allora è  pure  contemporaneo alla nostra storia di oggi, è con noi come 2000 anni fa, fa strada, cammina col nostro passo. A me personalmente e a chissà a quanti altri, immagino a tutti i battezzati, questa vicenda di incontro e di chiamata  si è verificata, ovviamente, con caratteristiche tutte personali.
In questo 2018, chi scrive queste  righe, avrà la grazia di 50 anni di sacerdozio, a cominciare da quel freddo e nebbioso dicembre del 1968, a Brescia.  Un cammino cominciato nel 1952, avevo allora 9 anni, con papà e mamma e le sorelle raccoglievo le patate da un nostro campo, ammucchiavo il fieno che papà aveva segato di buon mattino, portavo tante volte le tre mucche e una pecora al pascolo nei boschi circostanti.  E’ passato un frate  carmelitano ( adesso che mi ricordo c’era vicino anche un laghetto come ai tempi di Gesù in Galilea!!) pieno di fascino nella sua persona e nel suo modo di parlare. Mi ha visto, mi ha chiamato, mi ha parlato di mondo missionario…, e io ho seguito le sue orme: Un fatto nella sua diversità e distanza di anni molto simile a quello narrato oggi dal vangelo. Per davvero,come afferma papa Francesco:”La  gioia del vangelo  riempie…”.
Concludendo ci  possiamo ricordare alcune parole della PAROLA di oggi:
   = Il tempo  è compiuto e il regno di Dio è vicino….”                   
=   Credere e cambiare vita.
  =La vita è un cammino….
“E… passa la scena/il teatro di questo mondo” ===. TUTTO PASSA DIO SOLO  RESTA
.=Gesù camminando lungo il lago….  “vide,..chiamò.., vi farò.., i 4 lasciando tutto,lo seguirono..

Ma, cosa cerchiamo, veramente?


(1Samuele 3,3b-10.19; Salmo 39/40, 2.4.7-10; 1Corinzi 6,13c-15a.17-20; Gv 1,35-42). 
Meditiamo con p. Faustino Macchiella,ocd      

Ẻ una liturgia, questa della seconda Domenica del Tempo Ordinario dell’Anno B, zeppa di provocazioni: (“Parla, Signore, che il tuo servo ti ascolta”; “Il Signore ha dato ascolto al mio grido”; “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo?”;  “Che cosa cercate?  Venite e vedrete. – Abbiamo trovato il Messia. – Tu, Simone, sarai Pietro”); e non è facile trovare un filo conduttore che accolga tutte queste provocazioni senza lasciar cadere qualcosa che forse per qualcuno è davvero l’importante!
Ma, certamente la domanda di Gesù ai due discepoli del Battista che, dopo aver inteso il loro maestro apostrofare Gesù, che passava, “Ecco l’Agnello di Dio”, si misero decisamente a seguirlo, è la freccia che arriva al cuore di ogni uomo che vuol vivere la sua vita con quel minimo di dignità e di serietà che merita. Se poi la vita, come per noi cristiani, è immagine e dono di Dio, allora questa domanda “Che cosa cercate?” diventa l’inquietudine  o, almeno per noi carmelitani, quel dardo infuocato con cui un serafino tenta di purificare il cuore e di renderlo dimora di Dio.
Cosa cerchiamo veramente in questa vita è il perché, è il senso, è il valore, per cui vale sempre la pena di essere vissuta con impegno e con gioia. La vita, allora, non è più misurata dal facile, dal comodo, dal piacevole, ma da quel valore che la illumina e la fa risplendere anche quando è pesante e arida. Quindi, cercare e trovare quel valore diventa il vero impegno di ogni uomo. 
La Parola di Dio ci rassicura che avremo sempre quell’aiuto o quella mediazione di cui abbiamo bisogno per metterci in cammino e cercare seriamente: (Eli per il piccolo Samuele; gli Angeli per i ruvidi pastori; la stella per i Magi; Giovanni Battista per i primi due apostoli;Andrea per il fratello Pietro; il Battesimo e la fede per tutti i cristiani; la vocazione al Carmelo per noi carmelitani; ecc…).  
Del resto Gesù era stato promesso ed è stato mandato dal Padre proprio per essere la luce e la vita di ogni uomo. E Gesù si è fatto vicino ad ogni uomo assumendo la nostra stessa umanità; e compiendo quel gesto di conversione che era il Battesimo di Giovanni si incammina sulla strada della verità e della santità che porta alla piena comunione con Dio. Cammina deciso e sicuro verso la meta (dopo aver avuto anche la testimonianza del Padre: Questi è il Figlio mio l’eletto!). Ma, ogni tanto si volta per vedere chi lo segue, chi desidera ritrovare qualcosa di smarrito, chi non si accontenta di ciò che è e di ciò che ha, chi ha sentito parlare bene di lui; e sempre Gesù domanda e domanderà: “Che cosa cercate?”.
Saper leggere nel proprio cuore e accogliere il desiderio assoluto di ogni creatura è la vera disponibilità all’accoglienza di Dio, perché il cuore dell’uomo è stato fatto per Dio, e Dio non vuole dare meno di se stesso. Fermarsi al visibile e accontentarsi delle cose, sia pur belle e buone, sarebbe tradire la propria vocazione e deludere il Dio venuto per noi in mezzo a noi.
Ma anche il desiderio e l’incontro con Dio: “Rabbi, dove dimori?” hanno bisogno di essere continuamente purificati e rettificati, per diventare la pietra solida su cui costruire quotidianamente e fiduciosamente la propria vita. E’ anche troppo facile ricordare gli immediati, superficiali e fallimentari entusiasmi delle folle o dei discepoli dopo i gesti eclatanti di Gesù: “Chi è costui a cui obbediscono anche i venti e il mare?”. 
Gesù, sapendo quanto siamo fragili e incostanti, ci invita a stare con Lui per tutto il resto della giornata; Santa Teresa ci ripeterà che almeno il guardarlo è possibile a tutti e molto utile; e più audace san Giovanni della Croce ci solleciterà a privarci coraggiosamente di tutto, per accogliere il Tutto.
Stanchezza, delusioni, occasioni varie diranno l’importanza e la verità del nostro essere riusciti a identificare il bisogno essenziale della nostra vita con Gesù-il Dio con noi-il Dio per noi. Anzi, la gioia di scoprire che il necessario è un dono, spingerà a gridare con tutta la persona (parole, gioia, pace, serenità,sorriso) che abbiamo incontrato il desiderato e l’atteso Salvatore. Non occorreranno strategie o elucubrazioni satellitari. Basterà essere ciò che siamo: persone che vivono con gioia una presenza impensabile, ma vera e reale più di noi stessi: “Io sarò con voi tutti i giorni; fino alla fine del mondo”.
Però Santa Teresa ci ricorda che la sfumatura più tipica dell’aver incontrato e del vivere la compagnia di questo Signore è quella di arrivare a ingolosire-ingelosire-a farci invidiare da chi ci incontra nella quotidianità del nostro vivere di questo qualcosa che è possibile a tutti. Cioè deve essere così chiaro, così evidente, così semplice da rivestire il nostro essere. E se ci sembra tanto difficile, e a volte anche impossibile, pensiamo perché allora è tanto facile alla nostra collera o alla nostra impazienza o alla nostra poca sopportazione? Perché solo il negativo può avere questo privilegio? Dio ci ha fatti e ci vuole perfetti; e vuole che questo appaia a tutti; e che molti (se non tutti) ne restino meravigliati. I Santi si sono comportati così! 

Ẻ proprio quello che ci mostra il vangelo di oggi: Andrea è uno dei due che seguono Gesù; uno dei due che fanno esperienza di stare con Gesù; uno dei due fortunati che hanno colto l’opportunità di vedere, di sentire, di stare con Colui che è il desiderio fondamentale di ogni uomo. E Andrea ha un fratello, Simone. Chissà quanti diverbi; chissà quanti battibecchi; chissà quante discussioni per il lavoro o per altri piccoli problemi della vita! Ma questa è un’altra cosa; non può negargliela; non può defraudare il fratello di questa opportunità; quindi appena lo incontra gli butta addosso la sua gioia (Abbiamo trovato il Messia”) e il suo impegno di portarlo da Gesù (“E lo condusse da Gesù”). Il resto è un problema di Gesù e di Simone. Lui è contento di aver fatto quello che spettava a lui; non ha certo nessuna presunzione di poter fare anche la parte di Gesù. E se ne sta lì in disparte a contemplare a bocca aperta quello che sente: Gesù lo conosce, suo fratello; Gesù gli cambia nome per dirgli che d’ora innanzi la vita sarà diversa, che dovrà dipendere da questo Maestro, che dovrà reimparare a gestire tutte le sue potenzialità in sintonia con questo Messia. Non sarà certamente facile; ma, né Gesù né Pietro né Andrea sembrano, per ora, preoccuparsene. Ora è solo il momento della gioia: il momento dell’incontro con uno che ti cambia la vita e te la riempie di speranza.


Convegno sulle Costituzioni con p. Alzinir Debastiani


ORDINE SECOLARE CARMELITANI SCALZI
LE COSTITUZIONI
Chiamata divina, progetto di vita, fedeltà perseverante al carisma
BARI, 27-28 GENNAIO 2018 - AUDITORIUM PP. CARMELITANI
MADDALONI, 3 – 4 FEBBRAIO 2018 - CENTRO DI SPIRITUALITA’ S.S. ANNUNZIATA

PROGRAMMA
Sabato  – sessione mattutina
Ore 9.00
Accoglienza
Preghiera comunitaria – Lodi
Saluti di benvenuto al Delegato generale dell’OCDS  P. Alzinir Debastiani
alle comunità OCDS della Campania
P. Superiore del convento Andrea L’Afflitto
P. Provinciale Luigi Borriello
Introduzione sul tema del Convegno
Presidente provinciale Rossana Sabatiello
Ore 10.30
Divisione in due gruppi
I gruppo: Presidenti, formatori, assistenti spirituali
P. Alzinir Debastiani
II gruppo: comunità partecipanti
P. Andrea L’Afflitto
Ore 11.45
Testimonianze: OCDS, comunità in cammino, cammino di libertà
(gli interventi devono essere preparati in comunità ed esposti dal presidente o dal formatore)
Ore 13.00
Pranzo per i prenotati

Sessione pomeridiana
Ore 16.00
I Relazione
P. Alzinir Debastiani
Dibattito e chiarimenti
Ore 18.30
Celebrazione eucaristica
Ore 20.00
Cena per i residenti

Domenica 
Ore 9.00
Accoglienza
Preghiera comunitaria
Ore 9.30
II relazione
P. Alzinir Debastiani
Conclusioni
Identità carmelitana: linee guida per un cammino comunionale e profetico nella Provincia. Intervento e comunicazioni: Rossana Sabatiello
Interventi brevi e propositivi dei partecipanti
Progettare il futuro
P. Alzinir Debastiani
P. Luigi Borriello
Ore 11.30
Celebrazione eucaristica
Ore 13.00
Pranzo per i prenotati
  
Nota per i presidenti
- E’ necessario e urgente:
1. Attivarsi per le iscrizioni al Convegno per garantire un’organizzazione efficiente.
2. Comunicare il numero dei partecipanti per ogni fraternità; eventuali aggiunte saranno sempre possibili, compatibilmente con la disponibilità dei posti.
3. Comunicare i nomi delle persone che intendono pernottare. Il costo della pensione completa dal pranzo del sabato a quello della domenica, comprensivo del pernottamento, è di 50 euro.
4. Comunicare i nomi di chi intende usufruire solo del pranzo e/o della cena del sabato, o del pranzo della domenica. 
- Il contributo procapite alle spese di segreteria è di 10 euro. Sarà cura del presidente raccogliere le quote della propria fraternità e versarle alla segreteria all’arrivo in sede.


ARCETRI: PRIMO INCONTRO del CONSIGLIO PROVINCIALE OCDS

ARCETRI 07-08 DICEMBRE 2017
Il primo incontro del Consiglio Provinciale OCDS dell'Italia Centrale, di questo triennio 2017 - 2020 si è svolto nei giorni 7 e 8 dicembre 2017 presso la Casa di Orazione di S. Matteo in Arcetri – Firenze.
L'incontro si è svolto in un clima molto propositivo e sereno, arricchito dal desiderio di tutti di conoscersi e dialogare. La discussione è stata approfondita e aperta, in modo che ciascuno avesse modo di esprimere il proprio pensiero e fosse ascoltato con attenzione da parte di tutti. Le proposte a cui siamo arrivati dopo aver riflettuto e pregato insieme, sono quindi frutto di un confronto ampio e articolato.


Terza scheda sulle Costituzioni

Ogni uomo è immagine e somiglianza di Dio, quindi deve testimoniare in tutto quello che fa questo rimando a Dio; se no, non sa da dove viene e dove va: senza origine e senza meta! Vita senza senso.
Il cristiano ha la rivelazione certa della sua storia; e quindi deve comportarsi sempre come colui che sa che viene da Dio, che vive per Dio, e che torna a Dio. Il Vangelo gli dice continuamente come deve comportarsi per  non tradire questa sua vocazione: camminare con Gesù verso la pienezza della vita.
Il Carmelitano Secolare, oltre al Vangelo, ha altri due importanti sostegni per vivere con Gesù: la Regola con le Costituzioni e la Comunità.

Per la terza scheda clicca qui e per l'intero percorso clicca qui 

L'Identità di Cristo e quella del cristiano


  Festa del Battesimo del Signore
Is 55,1-11; Cant. Is 12,2-6; 1Gv 5,1-9; Mc 1,7-11;

meditiamo con P. Federico Barbieri, ocd

Il lungo itinerario storico di Israele prepara la venuta di Gesù nella carne e ci aiuta a scoprire l'identità di Gesù il Cristo, Figlio di Davide e Figlio di Dio.
Dalla Galilea Gesù di Nazaret si mette in cammino verso il deserto fino ai guadi del fiume Giordano. Lo attende Giovanni il precursore che sulla riva svolge l'attività di battezzatore, cioè fa immergere nell'acqua i penitenti pentiti dai loro peccati perché si convertano. Il profeta proclama la venuta imminente, al presente, di uno più grande è più forte di lui, più forte di tutti i poteri mondani, perchè detiene il potere dell'amore e della tenerezza misericordiosa di Dio. Viene, prosegue Giovanni, lo sposo di Israele, colui che battezzerà non con l'acqua ma in Spirito santo, nel turbine del fuoco divino che è la comunicazione della vita divina.
Il Battesimo di Gesù dà inizio alla sua missione pubblica messianica con una manifestazione solenne della rivelazione trinitaria. I cieli, quei cieli che erano rimasti sigillati dopo il peccato dei progenitori, si aprono, più letteralmente si squarciano, e il Dio creatore manifesta l'economia di salvezza. Lungamente preparata attraverso i secoli con pazienza e sapienza pedagogica ora il disegno della salvezza, nella pienezza dei tempi, si avvia al compimento attraverso l'opera di Gesù salvatore e dello Spirito santificatore. La voce del Padre si rivolge al Figlio chiamandolo: Figlio mio, amato mio e dichiarando tutto il compiacimento posto in lui. Una dichiarazione di amore rivolta al Figlio e in seconda battuta anche a noi suoi figli adottivi.
L'identità di Gesù è comprensiva di due aspetti: nascita dalla stirpe di Davide secondo la carne e costituzione a Figlio di Dio secondo lo Spirito. Lo Spirito santo discende su Gesù, e lo consacra re messianico nella casa di Davide e Figlio unico di Dio con la nascita fisica da Maria per opera dello Spirito. La conoscenza dell'identità di Gesù è dovuta ad una rivelazione divina e non è frutto di deduzioni umane, né da rivelazione di carne e sangue. Accogliamo pertanto l'identità di Gesù non per conservarla come un bene privato da chiudere in una cassetta di sicurezza, perchè questo bene va condiviso con altri che ne hanno il diritto e sono desiderosi di ricevere la buona notizia del Vangelo. Consapevoli inoltre che il Vangelo produce sempre giudizio: la gioia di alcuni per la buona notizia si accompagna alla tristezza di altri che invece non crederanno. Gesù è qui come segno di contraddizione.

Dall'identità di Gesù si illlumina il mistero dell'uomo e prende corpo l'identità del cristiano. La fede in Gesù il Cristo ci fa rinascere come nuove creature, una rinascita dall'alto. Anche i cristiani generati da Dio nel battesimo diventano figli di Dio per opera dell'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. E chi crede che Gesù è il Figlio di Dio con la fede vince il mondo.
In questa festa gustiamo la gioia di attingere alle sorgenti della salvezza: Dio è la mia salvezza, il Signore che ha fatto e continuamente opera meraviglie. Il regno di Dio è in mezzo a noi: ci serve uno sguardo trasparente per vedere Dio all'opera nella realtà e nella umanità. Ci serve lo stesso sguardo di Gesù per non correre il rischio di sentirci dire: ma non ve ne accorgete? Allora noi assetati e poveri andiamo alle sorgenti della nostra salvezza e ascoltiamo l'appello che il Signore ci rivolge con parole che parlano al cuore, e che sono le uniche che possono smuovere dalla superficialità, dalla mediocrità e dalla indifferenza e possono donare vita e vita in abbondanza. Egli è qui per la nostra salvezza: viviamo alla sua presenza e restiamo fedeli alla sua alleanza.